martedì, 25 giugno, 2019
Sei qui: Home / R / REPETITION HISTOIRE(S) DU THÉÂTRE (I) - regia Milo Rau

REPETITION HISTOIRE(S) DU THÉÂTRE (I) - regia Milo Rau

"The Repetition Histoire(s) du théâtre (I)", regia Milo Rau. Foto Hubert Amiel "The Repetition Histoire(s) du théâtre (I)", regia Milo Rau. Foto Hubert Amiel

ideato e diretto da Milo Rau
testo a cura di Milo Rau e della compagnia
drammaturgia e ricerche Eva-Maria Bertschy
scene e costumi Anton Lukas
video MaximeJennes, Dimitri Petrovic
suono Jens Baudisch, luci Jurgen Kolb
con Sara de Bosschere, Sébastien Foucault, Johan Leysen,
Tom Adjibi, Suzy Cocco, Fabian Leenders,

al Piccolo Teatro Strehler, 10 maggio 2019

www.Sipario.it, 16 maggio 2019

Ci sono spettacoli che sono 'emblematici' e che portano a sintesi quello che circola sulla scena internazionale, colgono gli umori, le tendenze, perfino le mode, le assemblano e ne danno una compiutezza formale e di racconto che dice: lo stato dell'arte è questo. Così trasformano una prassi che si vorrebbe di rottura, in un'azione codificata, tradizionale che chiede a sua volta di essere oltrepassata, scardinata, sconquassata. Questa è la considerazione che suggerisce il lavoro di Milo Rau, The Repetition Histoire(s) du théâtre (I) che già nel titolo dice che in gioco c'è il modus narrandi e non il plot della storia, per quanto la vicenda del ragazzo di origine magrebina, Ihsane Jarfi ucciso perché gay alla periferia di Liegi da un gruppo di ragazzi annoiati abbia una sua centralità.
La centralità del racconto come testimonianza di realtà – si racconta di una vicenda realmente accaduta nell'aprile 2012 – s'intreccia infatti con la modalità del narrare, con la riflessione sul teatro, sul suo linguaggio, sulla credibilità che esso va inseguendo nello sguardo dello spettatore, come nell'agire dell'attore. La chiave di lettura è triplice.
C'è la condizione teatrale: lo disvelamento del mettere in scena, il reclutamento degli attori, il regista che interroga i suoi interpreti, la telecamera che ne indaga le espressioni del volto, il video che proietta azioni registrate che finiscono col sovrapporsi a ciò che viene agito, fare da panopticon a chi opera che si trova nel duplice ruolo di attore e spettatore di se stesso. In questo s'intersecano e coesistono con il monologo dello spettro del padre di Amleto, la dolorosa Canzone del gelo dal King Arthur di Purcell e la splendida poesia di Wislawa Szymborska Impressioni teatrali.
C'è il racconto della vicenda di cronaca nera, costruita come su un set, scena dopo scena, indagata con realismo voyeuristico dalla telecamera che amplifica il senso di realtà con una descrizione naturalistica e ossessiva: la macchina vera in scena mancava allo Strehler dai tempi di Ronconi e la si è ritrovata negli spettacoli di Philippe Quesne. In ultimo c'è la scansione della vicenda, i cinque atti di una tragedia che si compie con la complicità del pubblico, in fondo la tragedia accomuna protagonista della vicenda di nera e l'attore, nel suo spogliarsi del ruolo di personaggio, nello scegliere di essere o non essere, complice lo sguardo dello spettatore. E tutto ciò sta nelle parole della poetessa Wislawa Szymborska  «Per me l'atto più importante della tragedia è il sesto: il risorgere dalle battaglie della scena, l'aggiustare le parrucche, le vesti, l'estrarre il coltello dal petto, il togliere il cappio dal collo, l'allinearsi tra i vivi con la faccia al pubblico».
Il teatro e il suo linguaggio si dicono nel mostrare e nel chiedere agli attori non professionisti che fuggono dalla disoccupazione di essere altro, di incarnare i protagonisti di quella storia di violenza e sopruso, maturata nella Liegi depressa economicamente e oppressa dalla miseria sociale e dalla disoccupazione. C'è il racconto della violenza perpetrata ai danni di un giovane magrebino omosessuale, c'è l'infierire cieco e senza motivo su un corpo già cadavere, c'è l'attesa angosciante dei genitori che non vedono tornare a casa il figlio, c'è la banalità di quell'atto e delle conseguenze di quella violenza senza senso e fine a se stesso. Tutto questo viene raccontato e narrato con l'acquisizione sempre e comunque di una messa in scena, col disvelamento della finzione che fa da cortocircuito ad un approccio che potremmo definire iperrealista. A questi due aspetti si fonde la prospettiva di pensiero, sociologica a cui la drammaturgia di Milo Rau non vuole sottrarsi e chiede di ampliare lo sguardo a un mondo, alla banalità del male che non a caso è uno dei cinque capitoli del romanzo teatrale scansionato in scena. E la chiusura dell'attore è la sfida al pubblico che alla scena dell'impiccarsi chiede al pubblico di scegliere se chiudere il rito del teatro nell'applauso o leggere quella minaccia reale e intervenire perché l'attore non muoia. Buio. In tutto questo c'è la complicità/colpa di voyeur sul caso di violenza, l'inattività di spettatori che condannano l'attore all'impiccagione, forse la stessa pigrizia ad agire che viviamo nel non contrastare la banalità del nostro male quotidiano. Milo Rau con The Repetition Histoire(s) du théâtre (I) porta a sistema il gioco del teatro post-drammatico, ne fa una modalità estetica e di racconto che si realizza con la regolarità di un classico, di una tradizione che al post affida un oltre già raggiunto e per certi versi in via di ripetizione come dice il titolo.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Giovedì, 23 Maggio 2019 12:56

Iscriviti a Sipario Theatre Club

Il primo e unico Theatre Club italiano che ti dà diritto a ricevere importanti sconti, riservati in esclusiva ai suoi iscritti. L'iscrizione a Sipario Theatre Club è gratuita!

About Us

Abbiamo sempre scritto di teatro: sulla carta, dal 1946, sul web, dal 1997, con l'unico scopo di fare e dare cultura. Leggi la nostra storia

Get in touch

  • SIPARIO via Garigliano 8, 20159 Milano MI, Italy
  • +39 02 31055088

Questo sito utilizza cookie propri e si riserva di utilizzare anche cookie di terze parti per garantire la funzionalità del sito e per tenere conto delle scelte di navigazione. Per maggiori dettagli e sapere come negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie è possibile consultare la cookie policy. Accedendo a un qualunque elemento sottostante questo banner si acconsente all'uso dei cookie.

Per saperne di più clicca qui.