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SHAKESPEARE/SONETTI - versione italiana e adattamento teatrale Fabrizio Sinisi e Valter Malosti

Valter Malosti in "Shakespeare/Sonetti", versione italiana e adattamento teatrale Fabrizio Sinisi e Valter Malosti. Foto Umberto Favretto Valter Malosti in "Shakespeare/Sonetti", versione italiana e adattamento teatrale Fabrizio Sinisi e Valter Malosti. Foto Umberto Favretto

versione italiana e adattamento teatrale di Fabrizio Sinisi e Valter Malosti
coreografie di Michela Lucenti
scene e costumi di Domenico Franchi
luci di Cesare Agoni, suono di Edoardo Chiaf
con Valter Malosti, Michela Lucenti, Maurizio Camilli, Marcello Spinetta e Elena Serra
produzione Centro Teatrale Bresciano, Compagnia di Dioniso, TPE
al teatro Mina Mezzadri/Santa Chiara, Brescia, 14 marzo 2018, prima nazionale

www.Sipario.it, 21 marzo 2018

È terribile ed elegante, un clown bianco di straordinaria potenza che domina la scena nera, una sorta di mausoleo, una sorta di spazio mentale che sullo sfondo contiene in teche aperte: William Shakespeare (Elena Serra), e due giovani amanti (Maurzio Camilli e Marcello Spinetta), figure che vi compaiono come animali impagliati. È Valter Malosti quel clown che affronta, duella, ingaggia una lotta, un corpo a corpo con i Sonetti di Shakespeare, assemblati con la collaborazione drammaturgica di Fabrizio Sinisi.
La potenza vocale e iconica di Malosti vale tutto Shakespeare/Sonetti, uno spettacolo che chiude la trilogia dedicata alla biografia mai scritta del Bardo, allestimento preceduto dalla realizzazione di Venere e Adone e Lo stupro di Lucrezia. Malosti porta a compimento la sua ricognizione nella produzione non teatrale di Shakespeare con i Sonetti e nell'inscenarli va in cerca di un sotterraneo diario erotico in cui il far young si scontra con una dark lady di assoluto, poetico rigore, incarnata da Michela Lucenti che presta al plot la sua voce su song di Modugno. Ciò che realizza Valter Malosti è un pensiero, è un teatro di poesia con gli inevitabili e - per l'attore/regista naturali - lasciti beniani che una spontanea stratificazione di senso e semantica sulla possibilità che la poesia sia azione e voce, pensiero e suono.
Per questo si assiste a Shakespeare/Sonetti come in trance, ci si fa guidare dal traballante procedere e incedere di quel clown mostruoso che è un po' fool ma è nella sua rigidità anche il carnefice dell'Augusto che qui non c'è – ovviamente – ma che è l'incontenibile e battagliero duello col desiderio. E dopotutto cos'altro è la danza/lotta fra i due giovani se non questo duello fatto di eros e passione, di fisicità sudata che finisce col confinare con il funereo, il cadaverico, la morte. Se il desiderio mosso dalla follia sta tutto nella prima parte dello spettacolo, è lo struggimento e il dolore che racconta la seconda parte di questo monologo danzato in cui la presenza della dark lady è presenza fisica, è inquietante immagine vocale, mentre il costume del clown giace abbandonato su un giaciglio che può essere anche tomba. Non si chieda a Shakespeare/Sonetti di raccontare una storia – anche se in controluce ci sono gli amori del bardo, amori al maschile o al femminile poco importa -, non si chieda a Shakespeare/Sonetti di rispondere a domande, perché ciò che inscena Valter Malosti è l'abisso del desiderio, è quel guardare alle stelle che finisce col consumarti, è la passione amorosa che avvampa, ma che è anche dolore e patimento, è un darsi totale all'altro da sé per riconoscersi e perdersi. Si esce con questo carico di emozioni assistendo a Shakespeare/Sonetti e per una serata in teatro non è cosa da poco.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Mercoledì, 21 Marzo 2018 12:11

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