giovedì, 19 luglio, 2018
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SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE – regia Filippo Renda

“Sogno di una notte di mezza estate”, regia Filippo Renda. Foto Luca Del Pia “Sogno di una notte di mezza estate”, regia Filippo Renda. Foto Luca Del Pia

di William Shakespeare
traduzione, adattamento e regia Filippo Renda
interpreti Astrid Casali, Aurelio Di Virgilio, Matteo Gatta, Mauro Lamantia, Luca Oldani, Beppe Salmetti, Mattia Sartoni, Laura Serena, Irene Serini, Ester Spassini
scene e costumi Eleonora Rossi
disegno luci e direzione tecnica Rossano Siragusano
sound designer e assistente alla regia volontario Nicolò Valandro
Produzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale
in collaborazione con Idiot Savant
Con il sostegno di NEXT|Laboratorio delle idee
A Milano, Teatro Fontana, dal 5 al 24 giugno 2018

www.Sipario.it, 23 giugno 2018

La scatola scenica è semplice ma efficace, ingegnosa quanto basta. Un palco rialzato sul palcoscenico principale come fosse una grande contenitore, con della aperture in basso e delle botole da dove emergono i personaggi del bosco magico. Delle esili aste che sbucano da piccoli fori rimpiazzano gli alberi, e, insieme ad alcuni effetti luci con, a tratti, del fumo, bastano a restituirci l'atmosfera e la magia del Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare. A trasporlo in questa chiave scenica è il trentenne regista Filippo Renda con la compagnia Idiot Savant che dimostra di padroneggiare il perfetto meccanismo della commedia dai complicati incastri sciolti dallo stesso Bardo con una grande leggerezza. Il Sogno rappresenta sempre una sfida perché pochi testi più di questo si prestano a una regia inventiva sul piano delle immagini, ma anche interpretativa, alla volontà di dire qualche cosa su di noi col teatro, insieme alla domanda di che cos'è per noi oggi, in questi anni, la favola dei giovani che fuggono dalle leggi degli adulti. Renda ha inteso collocare le note vicende scespiriane nella realtà londinese della fine degli anni Settanta, momento di tensione e di collasso della società, di rivoluzione e di liberalizzazione sessuale, per sostanziare il tema del "distacco generazionale" e del rifiuto di tutte le convenzioni imposte dai padri. «L'ambiguità di genere, l'androginia – scrive Renda – diventano uno strumento per fuggire dalla Legge del Padre. Quella stessa legge - quella ateniese - da cui i quattro innamorati scappano, per rifugiarsi nel luogo - la Foresta - in cui tutto è permesso, in cui le dinamiche umane non sono determinate da sovrastrutture patriarcali, in cui gli Spiriti non hanno sesso o li hanno entrambi». Sono idee e riflessioni valide che, mi sembra, non trovano un pieno affondo nella pur lodevole messinscena risolta solo sul piano visivo con i costumi che richiamano il periodo punk, e con un linguaggio – nella traduzione dello stesso regista – molto sciolto e calato nel nostro tempo. Il testo scorre fedelmente. Nel Sogno, sappiamo, interagiscono quattro mondi diversi per non dire incompatibili tra loro: quello della corte di Teseo, quello degli innamorati in fuga, quello dei goffi artigiani filodrammatici, e quello delle fate. Oltre a creare la commedia coi suoi effetti (umorismo, sospensione, tensione, riconciliazione finale...) l'alternanza tra di loro mostra sorridendo la fondamentale umanità di grandi e piccoli - Oberon e Titania si fanno dispetti come comuni mortali, gli inetti attori improvvisati accendono la nostra fantasia come i migliori della loro professione (a patto che noi pubblico si collabori, come dice Teseo). E sono questi ultimi - come spiega il regista nelle note di regia «il motivo reale per cui facciamo il Sogno. Esso è tutto contenuto nella recita finale del V atto, nel ricordare alla nostra categoria, che siamo un 'gruppo di sfigati' e siamo fortunati di esserlo e di esserci costruiti un nostro mondo in cui essere protetti. Il teatro è la nostra salvezza e quella recita finale è il voler tornare a un teatro che salva. ...I comici rappresentano il fulcro emotivo del testo, che divide il mondo in due: chi è in grado e chi non è in grado di credere al di là di ciò che è manifesto e razionale». Alla fine del Sogno di una notte di mezza estate alle nozze del giorno che segue lo scatenamento della notte, gli artigiani che offrono alla corte di Teseo il piccolo sogno ad occhi aperti di una loro recita scalcagnata suscitando i dissensi e le interruzioni di quel pubblico altolocato, a noi tutti ci dicono la grande fede che essi hanno, nonostante tutto, nel potere di trasfigurazione del Teatro. Renda li presenta come minatori usciti fuori da una sorta di dopolavoro, che credono fortemente nel potere di trasfigurazione di quest'arte. Da elogiare, pur con qualche distinguo, il dinamismo e la versatilità dei giovani interpreti di Idiot Savant, che, quasi tutti recitano più parti, e citare almeno il Puck androgino, serpentino, sfrontato e trasformista della bravissima Irene Serini.

Giuseppe Distefano

Ultima modifica il Domenica, 24 Giugno 2018 15:27

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