martedì, 16 luglio, 2019
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SCORTECATA (LA) - regia Emma Dante

Carmine Maringola, Salvatore D'Onofrio in "La Scortecata", regia Emma Dante Carmine Maringola, Salvatore D'Onofrio in "La Scortecata", regia Emma Dante

liberamente tratto da 'Lo cunto de li cunti' di Giambattista Basile
testo e regia Emma Dante
con Carmine Maringola, Salvatore D'Onofrio,
elementi scenici e costumi Emma Dante,
luci Cristian Zucaro,
assistente di produzione Daniela Gusmano,

assistente alla regia Manuel Capraro,
produzione Festival di Spoleto 60, Teatro Biondo di Palermo, in collaborazione con Atto Unico / Compagnia Sud Costa Occidentale, coordinamento e distribuzione Aldo Miguel Grompone,
al teatro Comunale di Casalmaggiore, 23 febbario 2019

www.Sipario.it, 1 marzo 2019

La Scortecata di Emma Dante è un divertissement teatrale, ma anche un'ironica e drammatica riflessione sulla vecchiaia e la sua insopportabilità. La Scortecata è la conferma di come il teatro di Emma Dante sappia essere 'fastidioso', toccare le corde più recondite dell'anima, dirci dell'insostenibilità e insopportabilità della vecchiaia, metterci davanti al tramonto del corpo e alla persistenza del desiderio, raccontarci di quel rimosso con cui dobbiamo – prima o poi – fare i conti, ovvero la morte. In scena Salvatore D'Onofrio e Carmine Maringola sono le due vecchie sorelle protagoniste della favola di Giambattista Basile. La storia è per Emma Dante un pretesto per fare e dire altro, per mettere il dito nella piaga dell'insopportabile e oscena fame di desiderio delle due vecchie.
Il linguaggio del corpo, la postura artificiosa e rigida che assumono i due attori rappresentano la scrittura fisica della lingua di Basile, un napoletano ricco di metafore, ridondante che parla alla pancia, prima che al cervello. Così il fatto che una delle due sorelle riesca ad andare a letto col Re non è motivo di pacificazione del desiderio, ma è tutt'altro: non solo perché il sovrano accortosi di aver giaciuto con una vecchia la scaraventa fuori dalla finestra, ma soprattutto perché è la conferma di come il corpo vecchio non sia più desiderabile. Come si diceva ciò che preme alla regista è dire della condanna al declino del corpo che non corrisponde all'urgenza del desiderio. Non è un caso che lo spazio scenico sia delimitato su tre lati da una infilata di riflettori come se fosse una sorta di ring  su cui le due donne si giocano il tutto per tutto, solidali e rivali al tempo stesso.
Emma Dante affida alla mimica dei due attori e alla loro corporeità i gesti 'innaturali' 'artificiali' delle maschere della Commedia dell'Arte, nel segno di una cultura popolare che Basile incarna, dove alto e basso convivono. C'è allora ne La scortecata una sorta  di virtuosismo attoriale, una sorta di partitura coreografica che finisce col concedere ai due interpreti la libertà controllata del lazzo, dell'improvvisazione misurata sulla conoscenza delle potenzialità della tecnica interpretativa e mimica. In questo equilibrio fra narrato e modalità narrativa si gioca La Scortecata, sospesa fra divertimento e il tragico muoversi sul baratro del dolore e dell'inappagata voglia di sconfiggere il tempo che passa e allontanare la morte. La richiesta della sorella sedotta dal re di essere scorticata per sostituire la pelle vecchia con quella nuova ha il bagliore della lama di un coltellaccio, il suo tintinnare sinistro prima del folle rito in cerca di una gioventù rinnovata nel sangue.
Emma Dante non rinuncia alla fisicità e alla potenza del rito e del sacro e lo fa chiedendo a Salvatore D'Onofrio e a Carmine Maringola di torcersi, di provarsi nei limiti del loro stare in scena con divertito sberleffo di quelle vecchie che rinunciano a loro stesse pur di perseguire lo sguardo incontinente del desiderio erotico.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Venerdì, 01 Marzo 2019 20:31

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