sabato, 20 luglio, 2019
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SHAKESPEARE E CERVANTES IN GHOST WRITER - regia Stefano Reali

"Shakespeare e Cervantes in Ghost Writer", regia Stefano Reali "Shakespeare e Cervantes in Ghost Writer", regia Stefano Reali

Regia di Stefano Reali
Produzione: Primo Atto S.r.l.
Cast artistico
Ana: Agnese Fallongo
Michelangelo Florio: Mariano Rigillo
John Florio: Ruben Rigillo
Miguel de Cervantes: Giuseppe Zeno
Cast tecnico
Musiche: Stefano Reali
Costumi: Alfonsina Lettieri
Direzione tecnica: Stefano Cianfichi
Scritto e diretto: Stefano Reali
Scene: Carlo De Marino
Coreografie duelli: M° Renzo Musumeci Greco
Silvano Toti Globe Theatre di Villa Borghese 21, 22, 23 giugno 2019

www.Sipario.it, 23 giugno 2019

"L'uomo è fatto della stessa sostanza dei sogni", ed è una chimera che Stefano Reali insegue col suo Shakespeare e Cervantes in Ghost Writer. Una visione ch'egli tenta di tramutare in realtà, mai scostandosi dalla fantasia, mai cacciando il fantasma della follia che, a chiusura di spettacolo, aleggia trionfante voltando la certezza in dubbio cartesiano.
È il 1571 quando nell'ospedale di Messina, dove è ricoverato, Cervantes incontra uno strano giovane, colto e dai modi raffinati: John Florio. Fra i due s'instaura subito un dialogo. Sulle prime paiono intendersi, perché è la passione che fa aprire i cuori. Pian piano le divergenze emergono, e con esse le diverse visioni sul mestiere di scrittore. Per il futuro autore del Don Chisciotte, non v'è parola che non trovi musa ispiratrice nella realtà. Per l'erudito John non occorre aver vissuto per dar vita ad opere immortali. Pur diversi, i due letterati si stimano. Ma l'incontro è troncato da un tragico evento: Miguel deve fuggire per scampare alla cattura dei soldati spagnoli, che lo inseguono per riportarlo in patria e consegnarlo alla giustizia (Cervantes, per aver provocato una rissa, è stato condannato al taglio della mano destra).
È il 1599 quando John e Miguel si incontrano di nuovo a Messina. Frattanto dall'Inghilterra il successo d'un poeta e autore di teatro giunge in Europa. Il suo nome: William Shakespeare. Leggendo le sue opere, da alcuni dettagli e fuggevoli accenni, Cervantes crede di sapere chi è Shakespeare: John Florio, costretto a riparare in Inghilterra insieme al padre (il vero Shakespeare di cui John è solo traduttore in inglese) che fugge per scampare al rogo dell'Inquisizione. Perché scrivere sotto falso nome? Perché nascondersi e consegnarsi all'oblio del tempo? Lo scrittore deve avere coraggio, vivere con dignità affrontando i pericoli: questa la posizione di Miguel. Per John e suo padre Michelangelo l'autore conta poco in quanto mortale. Regina dell'eternità è solo la poesia.
Londra, 1616. John e Miguel s'incontrano per l'ultima volta. Sarà il duello finale dove Florio, vecchio e malato, confesserà quanto sacrificio gli è costato consegnarsi all'oblio del tempo. Cervantes è morto da due giorni. Ma allora chi è quello con cui John sta parlando? Un'allucinazione? O il fantasma di Miguel?
Su questo agile ordito drammaturgico, gli interpreti hanno recitato con bravura, agilità e padronanza scenica. Corporale, forzuto, sudaticcio e provato il Cervantes di Zeno. Raffinato, aggraziato, riflessivo il John di Ruben Rigillo. Un Michelangelo Florio saggio, la cui vita è tutta passata al vaglio d'una vigile e spiccata attività intellettuale: un cammeo di grande stile quello di Mariano Rigillo.
Inseguendo lo spettro di Shakespeare per dargli nome e figura, Reali non scioglie i misteri che aleggiano sul poeta inglese; così come, in chiave di metafora, non fa intuire il ruolo che, secondo lui, lo scrittore deve avere nella società.
Però ci ha regalato una pagina di bellissimo teatro.

Pierluigi Pietricola

Ultima modifica il Lunedì, 24 Giugno 2019 19:50

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