domenica, 18 novembre, 2018
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SUNSHINE - regia Giorgio Albertazzi

Sunshine Sunshine Regia Giorgio Albertazzi

di William Mastrosimone
regia: Giorgio Albertazzi
con Sebastiano Somma e Benedicta Boccoli
Napoli, Teatro Acacia, dal 26 al 30 novembre 2008
Roma, Teatro Vittoria, fino al 1 marzo 2009

Il Messaggero, 21 febbraio 2009
Il Mattino, 30 novembre 2008
Boccoli e Somma, un amore sottovetro

La tutto sommato romantica Sunshine, dell’americano William Mastrosimone, nell’allestimento prodotto da Sabrina Ferilli, interpreti Sebastiano Somma, Benedicta Boccoli e Jacopo Venturiero, è al Vittoria fino al 1° marzo, adattatore e regista Giorgio Albertazzi. E’ la storia di un incontro, nella Genova pronuba di piaceri proibiti, fra un uomo “di polso”, persino un po’ istrice, e una ragazza che si spoglia sottovetro per guardoni di tutte le età. Lui non cede facilmente a nulla; lei ha un animo buono e una materna tenerezza di fondo che disperde nella trasparente cella in cui esercita la professione. I due si incontrano per caso. Sunshine, così la donna si fa chiamare in arte, bussa a una porta qualsiasi per sfuggire a un corteggiatore molesto. Le apre Armando, il duro. E tutto comincia. Fino alla sconfitta dell’eros infermo che la donna ha coltivato, assieme alle proprie paure, per un tempo lungo e assolutamente inutile. Albertazzi, con una delicatezza e una sensibilità degne di un testo di rango anche maggiore, si è chinato soprattutto sul non scritto, sul non dicibile. Ha reso plausibile e odierna la vicenda. Ha sottolineato, della Boccoli, le morbidezze e la propensione a incarnare una figura di bambina indifesa, folle e scardinata che riesce a non perdere il treno della rigenerazione. Si è avvalso della pertinenza fisica di Sebastiano Somma e della sua capacità di scurirsi e rasserenarsi, nel ruolo di Armando, con naturale facilità.

Rita Sala

Somma e la Boccoli nella favola dei buoni sentimenti

Lei è Sunshine, il suo nome significa raggio di sole, ma il suo corpo riscalda solo gli occhi, perché fa la spogliarellista da peep show, offre la sua sensualità al desiderio solitario di uomini depressi che, infilando qualche monetina in una sorta di juke-box dell'eros, si accontentano di sbirciare dentro una cabina di vetro, guardare ma non toccare. Lui non ha nulla da spartire con questo mondo, si chiama semplicemente Armando e compie il suo lavoro con altri corpi, quelli affidati alle sue cure, medico sulle ambulanze del pronto soccorso. Il loro incontro è casuale, e nasce una storia d'amore. Sono i protagonisti di «Sunshine», commedia dell'italo-americano William Mastrosimone, «favola moderna» che Sabrina Ferilli in veste di produttrice ha voluto affidare alla regia di Giorgio Albertazzi e a due interpreti di larga popolarità, Sebastiano Somma bel volto delle fiction tv, e Benedicta Boccoli, show girl e attrice di teatro brillante. Quanto basta per richiamare un folto pubblico all'Acacia. Tutto accade in una notte, con un prologo e un epilogo. La scena si apre sulle luci colorate del Paradise Club, con la ragazza che si dimena nella vetrina del suo peep-show, dinanzi a uno studente (Francesco Montanari) che si strugge con occhi ingordi. Poi il plot prende corpo nel disadorno appartamento di Armando, dove Sunshine irrompe sconosciuta in una sera di tempesta. E ha inizio il match. Lei in fuga dal marito che la picchia, lui in crisi d'amore per la moglie che lo ha abbandonato. Da duri momenti di scontro, passano alla condivisione delle loro pene e si ritroveranno infine anime gemelle per avviare insieme una nuova vita. Giorgio Albertazzi è un uomo di teatro navigato e perciò sembra azzardato il suo parlare di «testo trasgressivo», giocato sull'«arte sottile della seduzione». In effetti, si tratta di un copione di routine, che non manca di banalità e luoghi comuni. Sunshine si abbandona a frasi come «odio questo mondo, la mia anima soffre», «tante persone hanno bisogno di noi» (il finto eros che lei dispensa?). Si offre desnuda e piange la morte di un'aragosta che teneva in casa a mo' di compagnia. Armando si defila nella patetica attesa della telefonata della sua donna, rovesciamento di un noto testo di Cocteau. Ma nel pubblico delle fiction è ormai invalso il gusto della tv del dolore e dei buoni sentimenti trionfanti. E così, grandi applausi per l'irrequieta e buffa Boccoli che, scacciata, se ne torna al suo peep show, e per il brusco e tenero Somma che va a recuperarla con l'ambulanza e le porta in dono un'altra bella aragosta.

Franco de Ciuceis

Ultima modifica il Mercoledì, 02 Ottobre 2013 07:25

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