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SVENIMENTI - regia Elena Bucci

"Svenimenti" - regia Elena Bucci. Foto Luigi Angelucci "Svenimenti" - regia Elena Bucci. Foto Luigi Angelucci

Un vaudeville, dagli atti unici, dalle lettere e dai racconti
di Anton Cechov
progetto, elaborazione drammaturgica Elena Bucci e Marco Sgrosso
con Elena Bucci, Gaetano Colella e Marco Sgrosso
regia di Elena Bucci in collaborazione con Marco Sgrosso
disegno luci, Loredana Oddone
drammaturgia del suono Raffaele Bassetti
macchinismo e direzione di scena Giovanni Macis
collaborazione ai costumi Marta Benini, foto Luigi Angelucci, Umberto Favretto, Patrizia Piccino, cura Nicoletta Fabbri
ufficio stampa Ctb, Silvia Vittoriano, distribuzione Emilio Vita
produzione Ctb Teatro Stabile di Brescia e Le Belle Bandiere
al teatro Santa Chiara – Mina Mezzadri, 20 novembre 2014

www.Sipario.it, 29 novembre 2014

Svenimenti da Anton Cechov impone una doppia riflessione, una interna alla messinscena firmata da Elena Bucci e Marco Sgrosso e l'altra esterna, ovvero la necessità di frequentare la grammatica teatrale per ritrovarsi e ribadire con forza i confini di un'arte che vive di costrizioni assolute e libertà inattese.
Elena Bucci e Marco Sgrosso costruiscono un delicato ed elegante elzeviro teatrale, recuperando gli atti unici di Cechov: Domanda di matrimonio, L'Orso e I danni del tabacco, intrecciandoli alle lettere di Olga Knipper indirizzate al drammaturgo, le riflessioni di Cechov sul modo di Stanislavskij di mettere in scena le sue opere, frammenti di racconti e l'eco dei grandi capolavori dal Giardino dei ciliegi al Gabbiano. In questo intreccio testuale Svenimenti è un omaggio al teatro, un leggero esercizio di stile in cui i sipari/velari contribuiscono a creare spazi e sottolineare atmosfere. A fare da linea rossa è la conferenza I danni del tabacco che Marco Sgrosso e Gaetano Colella si dividono, si spartiscono, costruendo il personaggio con allegra ironia, con bifronte comicità. E' una bella intuizione quella di ripartire il monologo cecoviano in cui Marco Sgrosso sembra citare Totò o Petrolini e Gaetano Colella ricorda alcune foto di Stanislavskij nei panni di personaggi cechoviani: forse si stratta solo di suggestioni ma sta di fatto che i due, l'uno mingherlino e l'altro corpulento, sono una coppia ben assortita, un po' alla Stanlio e Olio. In mezzo è Elena Bucci – regista interna – nei panni del drammaturgo e della moglie Olga Knipper, è lei l'ago della bilancia in cui leggerezza e grottesco, comicità e patetico si alternano in un susseguirsi ben ritmato di situazioni.
Così i velari bianchi si alzano sugli ambienti domestici di Una domanda di matrimonio e de L'Orso, situation comedy diremmo oggi in cui l'amore e il contratto matrimoniale raccontano di un'umanità minuscola, attaccata al denaro, governata da piccole e grandi manie che la rendono schiava di se stessa. In questo il conferenziere dei Danni del tabacco è esemplare: con la scusa di tenere una conferenza dà il via a un flusso di coscienza, ad una confessione tragicomica in cui si denuncia vittima di una moglie tiranna e del suo essere piccolo borghese.
Su Svenimenti – siano quelli definitivi o momentanei cui sono sottoposti i personaggi destinati a mancare a loro stessi – aleggia quasi una necessità, l'obbligo di sciacquare i panni in Arno. Elena Bucci, Marco Sgrosso e Gaetano Colella guardano a Cechov con il timore, la riverenza di chi si approccia alla possibilità di godere e ripassare i meccanismi dell'arte, i fondamentali del teatro e scoprire che ogni sera il teatro riserva sorprese. Svenimenti interroga Cechov, si offre come il cantuccio in cui recuperare un piacere del teatro comme il faut, in cui recitare, scrittura scenica, utilizzo dello spazio non sono cose che si improvvisano, ma sono mestiere investito dall'arte e della creatività, dall'intuizione e dal sentire dell'attore in dialogo con lo spettatore. Questo, si crede, sia il motivo per cui Elena Bucci e Marco Sgrosso hanno sentito l'esigenza di tornare a Cechov, per riconquistare un punto di vista, un riferimento in questi tempi di incertezza in cui il teatro rischia di essere tutto o nulla, in cui si rischia di perdere di vista che la libertà creativa, la voglia di innovare cresce, si fa matura e si giustifica se sa muoversi con consapevolezza nei confini della semantica scenica, anche con l'obiettivo di infrangerla.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Domenica, 30 Novembre 2014 08:48

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