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TEMPORANEAMENTE TUA- regia Greta Zamparini e Federica Bognetti

"Temporaneamente tuo", regia Greta Zamparini e Federica Bognetti. Foto Brando Cimarosti "Temporaneamente tuo", regia Greta Zamparini e Federica Bognetti. Foto Brando Cimarosti

progetto di e con Greta Zamparini
regia: Greta Zamparini e Federica Bognetti
coreografie: Lara Guidetti
disegno luci: Claudine Castay
tecnico luci e audio: Monica Gorla
costumi: Sasha Niova
Produzione: Compagnia Veranda Rabbit in collaborazione con Segnavia - Fondazione Somaschi
Milano, Teatro Libero dall'8 al 14 giugno 2016

www.Sipario.it, 14 giugno 2016

Interessante e originale analisi - costruita con testi tratti da "Malamore" (ed. Mondadori) di Concita De Gregorio, attiva, attenta e dinamica giornalista, con confessioni recuperate attraverso blog di escort e in particolare di una americana molto seguita e con testimonianze di donne vittime della tratta interrogate dall'attrice-regista-autrice durante il volontariato con il progetto Segnavia della Fondazione Somaschi - sulla condizione femminile vista dalla particolare angolazione di un'occupazione definita antica quanto il mondo e comunque dagli aspetti diversi nei differenti angoli del globo oggi come ieri: la prostituzione.

Uno spettacolo vivace, coinvolgente e ironico e, malgrado la scabrosità del tema trattato, privo di volgarità, ma denso di umanità varia, variegata e soprattutto sofferente con cui Greta Zamparini, valida attrice poliedrica e di carattere, disegna alcune figure di donne che a vario titolo vendono il proprio corpo mercificandolo. Analizzandone con spirito indagatore le infinite e sfaccettate motivazioni, lo spettacolo evidenzia come a volte non siano solo la violenza e la necessità a incanalare una donna sulla strada della prostituzione.

Paradossale notare come si crei un'assuefazione a tale vita sia nella prostituta d'alto bordo che giocando con coscienza e cultura convince se stessa di essere quasi una 'missionaria del sesso', sia in quelle che scelgono tale percorso spinte dal bisogno e dalla volontà spesso di mantenere decorosamente figli e famiglia, sia nelle straniere illuse di trovare il bengodi in Italia, Paese sovente incapace di sfruttare le infinite ricchezze che lo caratterizzano. L'autrice ha voluto simboleggiare tale dolorosa realtà con Le scarpette rosse (De røde sko) della tristissima e truculenta fiaba - per fortuna poco raccontata ai bambini - che Hans Christian Andersen pubblica per la prima volta a Copenaghen nel 1845, favola che una madre racconta alla propria piccola cullandola per indurla al sonno: ammonimento a non attendere un intervento esterno, ma a intraprendere da soli la non facile risalita da chine distorte e all'apparenza facili...

Quello che stupisce e soprattutto diverte (perché non costruire uno spettacolo su tale campionario?) è l'emergere di ritratti maschili scaturiti dai ricordi e racconti di queste donne: omuncoli deboli, incapaci di affrontare le loro esigenze, di auto analizzarsi e pronti ad annegare le loro problematiche in un rapporto mercenario invece di crescere anche sessualmente con le loro partner come alcuni potrebbero fare se non avessero paura e/o non si vergognassero di analizzare le pulsioni del proprio corpo oggi considerate ancora una vergogna: antico retaggio di cui si è liberata persino la Chiesa che nel passato ha collaborato a diffondere una visione distorta della sessualità che comunque presenta infiniti e complicati aspetti.

Al di là delle numerose problematiche che si possono evincere, resta la possibilità di riflettere sugli aspetti sociali oggi aggravati dalla frenesia di una corsa sgangherata verso la ricchezza economica - tra l'altro l'indotto generato dalla prostituzione è fortissimo e articolato - che nasconde molto spesso una povertà umana e un'ignoranza abissali.

Una pièce ben costruita e ottimamente recitata che fotografa e non giudica, ma induce a leggere tra le righe.

Wanda Castelnuovo

Ultima modifica il Martedì, 14 Giugno 2016 12:42

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