martedì, 11 dicembre, 2018
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TUTTO PER BENE - regia Gabriele Lavia

Tutto per bene Tutto per bene Regia Gabriele Lavia

di Luigi Pirandello
con Gabriele Lavia
e con Riccardo Bocci, Giorgio Crisafi, Gianni De Lellis, Lucia Lavia, Riccardo Montillo, Woody Neri, Daniela Poggi, Dajana Roncione
danzatrice Alessandra Cristiani, scene Alessandro Camera, costumi Andrea Viotti, musiche Giordano Corapi
luci Giovanni Santolamazza
regia Gabriele Lavia
Produzione Teatro di Roma
Teatro della Pergola, Firenze dal 26 ottobre al 4 novembre 2012

www.Sipario.it, 5 novembre 2012

Tutto l'umorismo e l'amarezza di Pirandello sono condensati nel titolo dell'opera scritta nel 1906 dal drammaturgo quarantunenne, padre di tre figli.
Il dato biografico dell'autore qui è interessante dal momento che Tutto per bene indaga la portata emotiva, psicologica e sociale della scoperta di un padre, il protagonista Martino Lori, della sua non paternità della più che adorata figlia Palma, in conseguenza al tradimento della più che venerata moglie scomparsa. Si tratta, quindi, di un'indagine affrontata da un padre, Pirandello, e in questo senso essa appare ancora più vera, ancora più urgente.
L'umorismo amaro di Pirandello risulta evidente da subito - e per tutta la durata dello spettacolo - perché si appiccica addosso la netta sensazione, mai smentita, che niente vada per bene, niente. Altro che Tutto per bene.
Non va per nulla bene il modo in cui viene trattato da tutti il povero protagonista Martino, un modo scortese e spesso maleducato utilizzato dalla figlia, dal genero, persino dagli amici. Va un po' meglio, se si pensa al motivo per cui queste persone lo trattano così (motivo che scopriamo solo nel secondo atto)? La sensazione è che no, non vada meglio.
Non va nemmeno bene scoprire che l'unica persona che lo tratta bene è la persona che lo ha tradito insidiandogli la moglie vent'anni prima, e che si lascia guardare da lui straziato dal dolore al capezzale dell'amante morente.
Non va bene che la figlia Palma inizi ad amare il padre, finalmente di un amore sincero, quando diventa chiaro a tutti, compreso a Martino, che suo padre in effetti non è.
Si dispera e si contorce un bravissimo Lavia nei panni di Martino quando sistema tutte le cose e alla fine esclama "Tutto per bene".
Le luci pacate di Giovanni Santolamazza, i costumi eleganti di Andrea Viotti e soprattutto la regia dilatata di Gabriele Lavia sembrano voler ribadire l'assoluto non-bene di una realtà fondata sulla menzogna come quella in cui vive Martino Lori, mentre i piccoli intermezzi con movimenti all'indietro degli attori sembrano voler spogliare la scena da ogni forma di realismo, in contrasto con le belle scenografie realistiche di Alessandro Camera.
La musica insistente, costantemente in sottofondo di Giordano Corapi, genera una sensazione di "gabbia emotiva" da cui non si può più uscire che rimanda, nel modo forse più efficace, all'amarezza di fondo del testo.

Aeffe

Ultima modifica il Lunedì, 23 Settembre 2013 05:07

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