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T.E.L. - regia Luigi De Angelis

T.E.L. T.E.L. Regia Luigi De Angelis

ideazione di Luigi De Angelis e Chiara Lagani
drammaturgia di Chiara Lagani
con Chiara Lagani e Marco Cavalcoli
musiche di Mirto Baliani, progetto sonoro e sistemi interaattivi, Damiano Meacci e Francesco Casciaro, consulenti artistici Tahar Lamri, Rodolfo Sachettini, progettazione e realizzazione scenotecnica, Nicola Fagnani
produzione Napoli Teatro Festival Italia, in cooproduzione con Ravenna Festival, Fanny & Alexander, Tempo reale.
Al Teatro I e all'ex Pini, dal 20 al 22 ottobre, 2011

www.Sipario.it, 26 ottobre 2011
Un unico spettacolo in due teatri differenti è il gioco proposto dall'interessante e desituante T. E. L. di Fanny & Alexander che sembra voler far esplodere lo spazio e il tempo del teatro, ma anche dare «corpo all'idea dell'utopia e del miraggio che è così presente nella vita e nelle opere di Thomas Edwuard Lawrence», da qui il titolo della prima tappa del nuovo progetto triennale della compagnia romagnola. T.E.L. è «un dispositivo di comunicazioni utopiche», così è definito da Cavalcoli e Lagani. Marco Cavalcoli è di fronte al pubblico, gestisce il mito ambiguo di Thomas Edward Lawrence, in contemporanea Chiara Lagani recita l'altra parte, impartisce le istruzioni al corpo di quel soldato in frak che gestisce su un tavolo sonoro il racconto di Lawrence d'Arabia in una messa in scena che alla narrazione preferisce la suggestione sonora e il corpo di quell'attore/soldato che suda, corre sul posto, è oggetto e soggetto del gioco assurdo della guerra. Tutto si apre con le coordinate geografiche dell'altro sito in cui si svolge lo spettacolo, che arriva allo spettatore attraverso il suono della voce di Lagani se si assiste alla performance di Cavalcoli e viceversa. C'è in questo doppia scena un senso di mancanza, un miraggio di quel non-luogo che è lo spazio altro da cui arrivano le indicazioni fornite dalla voce/narrante al soldato d'Arabia. Ancora una volta i ragazzi di Fanny & Alexander dimostrano una rara intelligenza e una voglia di mettere in cortocircuito la semantica stessa del teatro, in un viaggio che potenzia il nunc e fa esplodere l'hic in un luogo diffuso, tenuto unito dalla tecnologia. L'oggetto narrato – con pretesto creativo – è la storia dell'archeologo, agente segreto, ufficiale britannico, scrittore, Lawrence d'Arabia che fu soprattutto uno dei capi della rivolta araba di inizio Novecento. Il soggetto di T.E.L. pare essere la telecomunicazione, ovvero la possibilità che quelle parole, quelle immagini, quei suoni e quei miraggi che attraversano e costruiscono la vicenda di Lawrence d'Arabia diventino suono condiviso, azione in rete, elementi di una sosta improvvisa nel deserto, in cui, dopo qualche momento di silenzio, sembrano emergere suoni che richiamano visioni e una realtà altra si spalanca davanti allo sguardo non solo di Cavalcoli in tuta mimetica ma anche dello spettatore. L'effetto è giocoso e giocato con assoluto rigore dei mezzi linguistici utilizzati e ovviamente di quelli tecnologici che amplificano, potenziano tempo e spazio di un agire scenico che rende gli spettatori partecipi di quella storia di rivolte e di deserti, complici per decisioni, stupore, orrore. Perché ciò che accade si rivolge allo spettatore, in carne ed ossa, presente in entrambi gli spazi scenici. Il deserto evocato da T.E.L. è nello spazio dell'etere che lega de sale teatrali, due attori in dialogo in un qui ed ora franto e potenziato dalla tecnologia al servizio dell'utopia.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Lunedì, 23 Settembre 2013 05:13

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