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TO BE OR NOT TO BE - regia Antonio Calenda

To be or not to be To be or not to be Regia Antonio Calenda

di Maria Letizia Compatangelo
dal soggetto di Melchior Lengyel
regia: Antonio Calenda
con Giuseppe Pambieri, Daniela Mazzuccato
Milano, Teatro Manzoni, dal 31 maggio al 3 maggio 2009

Il Giornale, 26 aprile 2009
Il Giorno, 11 aprile 2009
Corriere della Sera, 12 aprile 2009
“To be or not to be”, al Manzoni il capolavoro di Melchior Lengyel

Da molti anni è in atto sul palcoscenico un accanito repechage della commedia, sofisticata e no, dell`età d`oro di Hollywood. Anche se spesso ci si dimentica che certe incantevoli comiche accelerate, sorprendenti quiproquo e inauditi scambi di persona cui allora ci abituarono i maestri della decima musa massicciamente importati da Vienna o da Berlino negli anni bui dell`ascesa di Hitler erano di partenza dei felicissimi copioni teatrali. Da Jakobowski and the colonel del grande Franz Werfel che fornì il destro, in Io e il colonnello, al fortunato tandem Curd Jurgens-Danny Kaye all`indiavolato dissidio che oppone marito ed amante della conturbante Marlene Dietrich in uno degli intrighi più spiritosi di Lubitsch. Quell`”Angelo”, frutto dell`ingegno malizioso e toccante del commediografo principe di Budapest Melchior Lengyel. Al quale si deve tra l`altro un piccolo capolavoro come To be or not to be che ancora una volta l`incomparabile Lubitsch tramutò nel cult per eccellenza Vogliamo vivere. In cui una compagnia di terz`ordine nella Polonia occupata dai nazisti riesce, con eccezionale spirito d`intraprendenza, ad opporsi con successo alla Gestapo fuggendo indisturbata nel West End. Dove, per la gioia del mondo libero, il primattore Josef Tura recita finalmente ad oltranza il famoso monologo dell`Amleto che dà il titolo al film. Stavolta parafrasato, citato e vezzeggiato nell`adattamento curato dalla Compatangelo per lo Stabile di Trieste. Un lavoro che si fa applaudire ed apprezzare grazie alla verve in punta di penna di una veterana dell`operetta come Daniela Mazzucato e di un suadente e raffinatissimo Giuseppe Pambieri in perenne stato di grazia.

Enrico Groppali

Essere o non essere non è un problema
Basta riderci sopra
Al Manzoni diverte «To be or not to be»

Niente paura... il celebre monologo shakespeariano, che dà il titolo alla pièce, è solo un pretesto: trattasi di commedia brillante, moderno vaudeville ma, e fa piacere ogni tanto poterlo scrivere, questo «To be or not to be» è ben fatto e ben recitato. Maria Letizia Compatangelo, in questa produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, ha ben elaborato drammaturgicamente un soggetto dell`ungherese Melchior Lengyel, divenuto nel 1942 un film di successo firmato dal grande Ernst Lubitsch («Vogliamo vivere»). Un soggetto che ha ripreso, negli anni Ottanta, anche Alan Johnson chiamando fra i suoi attori pure Mel Brooks. Il teatro, invece, era rimasto silente di fronte a questo testo brillante, a volte comico, ma anche di complessa realizzazione. Ora rimedia Antonio Calenda che firma una regia vivace, svelta ed essenziale e soprattutto ben fatta. Continui i cambi di scena a sipario aperto, qualche secondo di buio e tutto cambia, con pochi oggetti tolti e altrettanti portati in scena. Siamo nella Varsavia del 1939. La compagnia del Teatro Centrale sta provando una pièce ironica sul nazismo e su Hitler quando arriva l`altolà della censura polacca. E di lì a poco anche l`invasione dei tedeschi. Da qui una serie infinita di vicissitudini, che si snodano fra il Teatro Centrale ormai chiuso, il quartier generale dei nazisti a Varsavia e Londra, che hanno il loro punto comune nel gioco del teatro nel teatro. Il tutto immerso in una trama, ricca di imprevisti e colpi di scena, ben resa dalle belle e agili scenografie di Pier Paolo Bisleri. Il cast, in tutto diciotto attori, è affiatato e ben rodato. Impossibile, per lo spazio, citare tutti ma da segnalare senz`altro sono i due protagonisti: il bravo Giuseppe Pambieri (Ian Tura) e Daniela Mazzucato (Maria Tura, sua moglie, entrambi nella foto) che è da elogiare oltreché per la prova attoriale anche per quella canora (due le canzoni, di Nicola Piovani: «Il teatro della vita» e la bellissima «Il cielo su Varsavia»).

Luca Vido

Una beffa ai nazisti e una al primattore

Lo splendido film di Lubitsch Vogliamo vivere del 1942, riproposto anche da Mel Brooks, è un abile gioco di teatro nel teatro, insaporito da tutti i vezzi e vizi di un' arte istrionica, nel quale la realtà trascolora nella finzione e viceversa, riuscendo a trattare con intelligenza, passione civile e lievità anche la tragedia e l' orrore del nazismo. E la stessa miscela di sagacità, ironia, umorismo e coraggio si ritrova in To be or not to be di Maria Letizia Compatangelo dal soggetto originale di Melchior Lengyel, commedia portata in scena in un raffinato e divertente spettacolo da Antonio Calenda con una regia garbata, intelligente e dalle scansioni cinematografiche. Le duttili scene sono di Pier Paolo Bisleri. Le vicende della compagnia teatrale di Ian e Maria Tura nella Varsavia occupata dai tedeschi che grazie all' abilità nell' imitare i gerarchi nazisti, Hitler compreso, aiuta la resistenza, smaschera spie e vola verso la libertà, è affidata a 18 bravi attori, dal tenente innamorato di Jacopo Venturiero, al tronfio colonnello nazista di Fulvio Falzarano, alla spia di Umberto Bortolani, all' attore ebreo che provoca le SS recitando il monologo di Shylock interpretato da Francesco Benedetto. Ottimi i due protagonisti, una bravissima, spiritosa Daniela Mazzuccato che dà vita con ironia e dolcezza al volitivo personaggio di Maria, cantando anche con la bellissima voce due canzoni di Nicola Piovani, e un eccellente Giuseppe Pambieri un gigionesco Ian, preoccupato della sua arte e beffato dalla civetteria della moglie che lo costringe a resistere sul palcoscenico nonostante al «To be or not to be» del suo Amleto veda sempre un giovanotto alzarsi e sparire verso il camerino della moglie. Uno spettacolo elegante, ben congegnato, esempio di divertimento con un' anima, un senso profondo e una forza che negli anni rimane inalterata.

Magda Poli

Ultima modifica il Lunedì, 23 Settembre 2013 05:13

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