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TI REGALO LA MIA MORTE, VERONICA (Pistoia) - regia Antonio Latella

"Ti regalo la mia morte, Veronika", regia Antonio Latella. Foto Giolivo "Ti regalo la mia morte, Veronika", regia Antonio Latella. Foto Giolivo

traduzione e adattamento di Antonio Latella e Federico Bellini
tratto dal film Veronika Voss di Rainer Werner Fassbinder
regia Antonio Latella
con Monica Piseddu
e in o.a.: Valentina Acca, Massimo Arbarello, Fabio Bellitti, Caterina Carpio, Sebastiano Di Bella, Estelle Franco, Nicole Kehrberger, Fabio Pasquini, Annibale Pavone, Maurizio Rippa
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione
scene Giuseppe Stellato
costumi Graziella Pepe
musiche Franco Visioli
luci Simone de Angelis
ombre Altretracce
Pistoia, Teatro Manzoni dal 18 al 20 dicembre 2015

www.Sipario.it, 19 dicembre 2015

PISTOIA - Regalare la propria morte, l'idea folle di chi ha in testa "una corda di scimmie e di cavalli", di chi sente di essere giunto alla fine della sua esistenza artistica e umana, e vorrebbe soltanto un po' di silenzio attorno a sé. Antonio Latella omaggia il cinema di Fassbinder adattando per il palcoscenico la sceneggiatura di Veronika Voss, un'attrice in declino colta nella sua ultima fase, fra relazioni tormentate, la dipendenza dalla morfina, la soggezione nei confronti della dottoressa Katz, che dirige la casa di cura di cui è spesso ospite.
Con Ti regalo la mia morte Veronika, Latella realizza uno spettacolo atipico, tecnicamente affascinante, persistentemente disturbante, dalle repentine oscillazioni di ritmo e le originali invenzioni sceniche, ma che tuttavia non riesce a trovare una sua organicità in grado di coinvolgere pienamente il pubblico, che oggettivamente fa fatica a seguire la concettualità della vicenda. Si tratta comunque di un tentativo ammirevole di realizzare del teatro in forma cinematografica, anche se questo è uno dei suoi limiti, nel senso che la lettura di lunghi brani della sceneggiatura originale di Fassbinder conferisce allo spettacolo tratti più didascalici che drammaturgici in senso stretto, lasciando freddo il pubblico.
Tuttavia, lo spettacolo si regge sulla bella interpretazione di Monica Piseddu, nella parte della protagonista, della quale rende appieno il profondo disagio esistenziale, abbandonandosi a una commovente confessione di sé stessa, ora in maniera urlata, ora in sommessa intimità, mettendo letteralmente a nudo quello che fondamentalmente è un animo debole, ormai succube della dottoressa Katz, che sfruttando la sua dipendenza dalla morfina, la tiene legata alla sua clinica dietro il pagamento di un'ingente parcella. Lo spettacolo procede quindi su un doppio binario, il passato di Veronika, e il suo alienato presente, nel quale il giornalista sportivo Robert Krohn, ultimo amore della Voss, cerca di salvarla dalla sua dipendenza, e di riportarla a un'esistenza normale. Le due linee narrative s'intrecciano, sfumando l'una nell'altra, e se tecnicamente può ricordare i montaggi cinematografici di Fassbinder, drammaturgicamente la scelta è meno felice, perché lo spettacolo sembra mancare di una razionale organicità, che ne limita la fruibilità da parte del pubblico.
La vicenda personale di Veronika è intessuta sul filo della memoria, e per renderne al meglio la forsennata drammaticità, Latella si affida al flusso di coscienza ideato da Joyce, e il palco è invaso da un fiume in piena di parole, sensazioni, nomi, affetti, dolori, di cui l'amplificazione con i microfoni nel recitativo aumenta la carica drammatica. L'atmosfera scenica è cupa, sorretta anche da un inquietante gioco di ombre sullo sfondo.
A conferire a Veronika l'aura di una moderna Ifigenia, la scelta di attorniarla con un surreale coro di scimmie dal pelo bianco, che intervengono sulla scena ora leggendo la sceneggiatura di Fassbinder, ora interloquendo con la stessa Veronika o gli altri personaggi; la "scimmia", altro non è che il punto di vista distorto della protagonista, ormai alterato dalla dipendenza da oppiacei. Alcune di queste scimmie, si rivelano essere persone che hanno a che fare con la vita di Veronika, fra cui la dottoressa Katz e la sua assistente.
Alla fine, Veronika muore suicida, e si ritrova in compagnia delle altre eroine fassbinderiane, Maria, Margot, Emma, Elvira tutte vestite con ampi abiti vittoriani, sotto un enorme ciliegio fiorito, per una sorta di picnic campagnolo in compagnia. Una scena che da un lato ricorda Cechov e il suo giardino carico di ricordi, ma dall'altro si avvicina alle atmosfere oniriche e psichedeliche di Lewis Carroll, e lo svolgersi di tutta la scena lascia nel pubblico un sottile senso d'inquietudine.
Da un punto di vista strettamente attoriale, convince la prova di Monica Piseddu, così come quella di Valentina Acca che interpreta Henriette, fidanzata di Robert che però sopporta la presenza di Veronika. Discreta Candida Nieri nelle vesti della mefistofelica Dottoressa Katz, agli occhi della quale Veronika è soltanto una persona ricca da cui spremere soldi fino alla fine, poco importa se a suo diretto discapito. Il mantenere l'accento tedesco, e una certa marzialità militare contribuisce alla credibilità del personaggio. Evanescente, invece, il Robert Krohn di Annibale Pavone, caratterizzato da una recitazione enfatica, che sminuisce non poco il ruolo di questo altrimenti importante personaggio. Controversa la prova di Fabio Pasquini, che se convince come capo-coro, con quel metaforico puntare l'indice alla stregua di una diavolo dantesco, delude interpretando il regista senza nome, alter ego sia di Fassbinder che di Latella.
Non mancano i riferimenti al cinema di Fassbinder, ma anche ad altre sfortunate eroine già incontrate da Latella come la Blanche di Un tram che si chiama desiderio, allestito dal regista nella stagione 2012-2013. Un tentativo coraggioso e originale di unire il cinema al teatro, sperimentando linguaggi non sempre facili al dialogo; se da un lato lo spettacolo è affascinante per le atmosfere, delude in parte da un punto di vista strettamente drammaturgico, poiché la vicenda non è narrata con la necessaria organicità, e l'utilizzo, a tratti, di un linguaggio disadorno e volgare, non porta contributi significativi, e la vicenda di Veronika sembra essere adombrata dall'apparato scenico. Pur non completamente riuscito, questo dramma esistenziale è comunque un apprezzabile tentativo, su cui Latella probabilmente continuerà a lavorare, di innovare il teatro in senso cinematografico.

Niccolò Lucarelli

Ultima modifica il Domenica, 20 Dicembre 2015 08:46

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