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TARTUFFO (IL) - regia Galin Stoev

"Il tartuffo", regia Galin Stoev "Il tartuffo", regia Galin Stoev

di Molière

con Claude Mathieu, Michel Favory, Cécile Brune, Denis Podalydès, Michel Vuillermoz, Elsa Lepoivre, Nâzim Boudjenah, Danièle Lebrun, Didier Sandre, Anna Cervinka, Christophe Montenez
Élèves-comédiens: Hugues Duchêne, Théo Comby Lemaitre, Marianna Granci, Laurent Robert 

Regia Galin Stoev

Scenografia Alban Ho Van 

Costumi Bjanka Adzic Ursulov

Luci Elsa Revol 

Musica originale Sacha Carlson 

Collaborazione artistica Frédérique Plain
Parigi, Comédie-Française - Salle Richelieu dal 21 marzo al 19 giugno 2016

www.Sipario.it, 23 aprile 2016

La commedia tragica, del drammaturgo francese nasce in un contesto storico di repressione durante il quale spesso le opere teatrali facevano oggetto di censura religiosa. Rappresentata per la prima volta nel maggio 1664, l'intera commedia è una satira nei confronti della società nobile francese del tempo e dell'ipocrisia nella devozione clericale.

All'interno di un contesto famigliare di discordia e mancanza di comunicazione, il capo famiglia Orgone non riesce più a sentire l'affetto e la comprensione dei figli e trova compensazione nel servo Tartuffo. L'affetto del servo non è sincero, la sua avidità lo spinge ad un'abile pantomima del padrone, che gli permette di ottenere un ruolo influente nella famiglia. Tartuffo è l'emblema del vuoto, della mancanza di aspirazioni profonde, si nutre degli altri diventandone il riflesso. E' il nichilismo che stronca sul nascere ogni tentativo di conquista della verità.

Michel Vuiellermoz incarna alla perfezione il personaggio dalla fisionomia grottesca. Il nasone e le sopracciglia pronunciate lo fanno sembrare allo stesso tempo un diavolo e un buffone; nell'ultimo atto compaiono delle strane figure di cartapesta dalle proporzioni deformate, come tanti grossi Tartuffi, che demonizzano la scena, tanto da far pensare ad un rito africano.
La regia di Galiv Stoev da un ritmo contemporaneo molto rapido, la tensione non scende per tutta la durata dello spettacolo. La messa in scena mette a confronto epoche diverse, come si nota dai costumi che non sono tutti dello stesso periodo storico ma combinano ad esempio cappelli in feltro anni '40 con vesti da camera del XVII secolo è il caso sopratutto di Orgone, Didier Sandre, che si distingue per l'eleganza grazie al candore del suo mantello.
Sarcastica e decisa l'interpretazione di Cécile Brune nei panni di Dorina cameriera di Marianna, Anna Cervinka. Il fratello Cleante è interpretato con precisione da Denis Podalydès mentre Elmira, è Elsa Lepoivre.
La scenografia è composta da un salotto tradizionale con due grandi finti-specchi sul retro, che aprono il retroscena degli intrighi, come piace fare alla Comédie Française.

I personaggi riescono a liberarsi dalla finzione solo per mezzo di complicati intrighi e tribolazioni. Malgrado la chiave comica con la quale è trattato l'argomento, vengono messe a nudo zone nevralgiche della natura umana. La finzione è nascosta sotto il velo opaco della normalità, solo se si ha coscienza della propria maschera si può rompere l'ordine stabilito e ritrovare la libertà.

Federica Sivieri

Ultima modifica il Domenica, 24 Aprile 2016 18:01

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