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UNA NOTTE DI SALOMÈ - 
regia Gianni Fortunato Pisani

"Una notte di Salomè", 
regia Gianni Fortunato Pisani "Una notte di Salomè", 
regia Gianni Fortunato Pisani

atto unico di Emanuele Vacchetto
regia di Gianni Fortunato Pisani
con Francesca Andò, Vittoria Micalizzi

Sala Laudamo di Messina 10-11 aprile 2015

www.Sipario.it, 16 aprile 2015

Alle 5 del mattino piomba in uno squallido pub di periferia, avvolta da una morbida pelliccia e capiente borsa in mano, una star del teatro di prosa, tale Veronica Lopez che ordina subito alla proprietaria che sta chiudendo un whisky liscio. Nel tavolo accanto con la testa pesantemente adagiata sul piano dorme profondamente un uomo dai lunghi capelli che gli fuoriescono neri e lunghissimi da un cappello di cowboy (lo stesso Lorenzo Pizzurro pure aiuto regista). Ha un atteggiamento spavaldo l'attrice e forse per voler eccessivamente immedesimarsi nel disinibito personaggio, Francesca Andò va sopra le righe, innalzando oltremodo il suo volume di voce. Tutto il contrario della barista, che si chiama Daisy e a cui dà vita Vittoria Micalizzi, che appare triste, stanca e dagli accenti compassati Tra le due donne s'instaura subito un'intesa che diventa subito complicità, sino a confessarsi le cose più intime riguardanti i loro mariti. Quello descritto dall'attrice, la quale intanto continua a bere e a sniffare coca offrendola pure alla nuova amica, è un tipo manesco, violento al punto d'averla fatta abortire dandole un calcio sulla pancia e non apparirà mai in scena. Il marito di Daisy invece è l'uomo seduto a quel tavolo, che per tutto lo spettacolo non profferirà mai verbo - trovando io la cosa alquanto paradossale - che tutte le sere si ubriaca di brutto addormentandosi senza dare fastidio, anche se il fastidio nel recente passato l'ha dato proprio a sua moglie quando l'ha accusata di non potere avere figli, scoprendo poi fra i due che ad essere sterile era proprio lui. Chiacchierano senza sosta le due donne, scoprendo pure d'essersi in certo modo incontrate nel recente passato, quando Daisy da spettatrice ha visto la Lopez interpretare in teatro la Salomè di Oscar Wilde. Da qui il titolo della pièce Una notte di Salomè, un atto unico scritto da Emanuele Vacchetto che si colorerà di giallo nel finale, cui Gianni Fortunato regista (che fra l'altro celebra i 30 anni della sua "Accademia Sarabanda") poco ha potuto fare per frenare l'esuberante e anfetaminica Francesca Andò, che ad un tratto nel posare il suo bicchiere di whisky sul tavolo lo farà in mille pezzetti, cui ha fatto seguito un'interruzione di pochi minuti, il tempo per scopare quei cocci taglienti per non doversi tagliuzzare i piedi quando subito dopo si sarebbe esibita nella mitica danza dei sette veli, senza peraltro essere tanti di numero. Danza alla quale parteciperà la stessa barista, ormai anche lei nel pallone, che in precedenza aveva cantato in bello stile una canzone francese che ricordava quelle di Jacques Brel. Sono trascorsi intanto 80 minuti quando ad un tratto l'attrice con una scusa qualunque lascerà quel pub dimenticando sul tavolo la sua capiente borsa, dicendo alla barista che sarebbe ritornata da lì a poco. Passano alcuni secondi ed ecco una voce alla radio comunicare che è stato scoperto un omicidio in una villa e che l'uomo ammazzato è senza testa e che si stanno mettendo in atto le ricerche per scoprire questo raccapricciante delitto, in tema fra l'altro, però con altre motivazioni, con quanto sta accadendo a molti sventurati nei paesi arabi. Se non s'è capito dove potrebbe trovarsi la testa dell'ucciso, il o i lettori sono pregati di rileggere l'articolo. Sicuramente capiranno dove potrebbe essere e chi è l'assassino.-

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Giovedì, 16 Aprile 2015 15:13

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