mercoledì, 23 gennaio, 2019
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VANTONE (IL) - regia Roberto Valerio

Il vantone Il vantone regia Roberto Valerio

di Pier Paolo Pasolini
regia: Roberto Valerio
con Francesco Feletti, Massimo Grigò, Roberta Mattei, Michele Nani, Nicola Rignanese, Roberto Valerio
progetto scenico: Giorgio Gori, luci: Emiliano Pona, costumi: Lucia Mariani
Milano, Teatro Leonardo, dal 3 al 15 marzo 2009
Associazione Teatrale Pistoiese/Teatridithalia
Teatro Manzoni, Pistoia, 8-10 gennaio 2009

www.Sipario.it, 14 ottobre 2009
Avvenire, 5 marzo 2009
Corriere della Sera, 5 marzo 2009

Una baracca formata da un patch-work di lamiere arrugginite e alcune creature approssimativamente ricoperte da brache, canottiere, giacchettelle e pantalonazzi, tutto troppo largo o troppo stretto. Niente tunichette ne' sandali legati alla caviglia, perché il " Miles gloriosus" di Plauto è diventato " Il vantone" di Pasolini, e sta in una zona della Roma del dopoguerra che può corrispondere all'Acquedotto Felice, al Mandrione, al Quadraro. Quando il livello di vita era subumano , e anche le emozioni. Il regista Roberto Valerio non si è ispirato al neorealismo, ma eventualmente, alla famiglia di Nino Manfredi in " Brutti, sporchi e cattivi", ma senza drammi o polemiche sociali, e, regredendo dalla commedia di Plauto ai fescennini, ha fatto uno spettacolo spudoratamente, irresistibilmente comico e liberatorio, sostenuto da un gruppo di attori di tutto rispetto, capaci di alternare agli accesissimi toni della beceraggine, momenti di ballo con buffi e accattivanti riferimenti al varietà. La storia è nota. Il vantone non è un soldato, ma un bullo di quartiere afflitto da un ego straripante, circondato da striscianti servi sciocchi, adulatori e ruffiani ( Qualunque riferimento a personaggi noti è del tutto casuale). Il servo che lui ritiene il più sciocco è quello che si rivelerà capace di ordire contro di lui una trama boccaccesca che lo ridurrà nudo e scornato ( Qualunque riferimento a personaggi reali è, per il momento, inesistente) Tutto è chilometri sopra le righe, i toni, i gesti, gli accenti, le parole. Tutto ricorda la Commedia dell'Arte, ma nulla è affidato all'improvvisazione. Tutto è di una implacabile precisione. Ne viene fuori uno spettacolo dai ritmi frenetici molto mediterranei, ma cronometrato come un orologio svizzero. Fra canti, suoni, balli, travestimenti, invettive e lamenti, gli attori, alle prese con vari dialetti e diversi personaggi, sembrano scatenati, ma in realtà sono imbrigliati come soldatini per riuscire a far funzionare questo perfetto maccanismo. Massimo Grigò passa con leggereza dal ruolo di servo tremebondo a quello di drag-queen rapinosa nel tango. Roberta Mattei, dopo essere stata una borgatara sciamannata, ci stupisce in una frizzante danza con parrucchetta viola e calze a strisce. Nicola Rignanese è un perfetto Vantone, tronfio, stupidone e arrogante. Questi baraccati non si chiamano Romoletto, Giggi er bullo , o Er Più, ma hanno i difficilissimi nomi inventati da Plauto, tipo Acroteleuzio o Periplecomeno. Questo rende, se possibile, ancora pù stralunato l'insieme. Il regista Roberto Valerio, alla sua sesta regia, dopo avere lavorato come attore con Gabriele Lavia, Giancarlo Cobelli, Lina Wertmuller e altri,, intrepreta il ruolo principale, quello del servo finto sciocco che, con intelligenza e strategia degne del Conte di Cavour, castiga senza misericordia l'insopportabile padrone. All'inizio uno dice " Ma insomma, copia Gigi Proietti", poi dopo capisce che non è una copia, ma una citazione. Lui prende Proietti, gli mette i panni di Charlot, e fabbrica un nuovo, perfetto esemplare di servo, che va ad ingrossare la schiera dei servi che popolano gli ultimi duemila anni di teatro. E lo fa con ricchezza di mezzi espressivi, con gesti e facce così precisi e ammiccanti che non possono sfociare altro che in una risata. Far ridere con intelligenza è un dono celeste, che va coltivato amorevolmente, come un'orchidea. E Roberto Valerio, che ha estratto dalla polvere questo testo di Pasolini dei primi anni '60, continuerà a rallegrarci insieme al suo affiatato gruppo di attori e collaboratori.

Gianna Gelmetti

Teatro, rivive il Plauto borgataro di Pasolini

Molti forse dimenticano che accanto alle sei tragedie teatrali lasciateci da Pier Paolo Pasolini­ è da aggiungersi anche un settimo copione del tutto particolare. Ci riferiamo a Il Vantone che­ è una riscrittura (l'autore usò il termine "­traslazione"­) del tutto singolare del Miles gloriosus di Plauto, il più grande tra i commediografi latini. Un copione che pur rispettando interamente il racconto plautino naviga tra filologia e inventiva; a vedere molto ' letterario' ma dove peò ranche qua e là scorre un sangue caldo e genuino. Caduto nel dimenticatoio – produzione Teatridithalia e Associazione Pistoiese, adesso, partendo dal milanese TeatroLeonardo, a rilanciare con eccellente risultato è ­il giovane e ben accreditato regista Roberto Valerio cresciuto alla scuola di Castri – nacque Il Vantone su commissione di Vittorio Gassman per il suo Teatro Popolare. Fu messo in prova ma non arrivò sulla scena. Si era nel 1961 a quell'epoca Pasolini con Accattone si avvicinava anche al cinema.
L'operazione teatrale si situava in maniera provocatoria nel dibattito linguistico di quegli anni tra la lingua della realtà e certi dialetti in via di consunzione, tra gli sperimentalismi e l'italiano tecnologico. Pur adottando il verso martelliano di molieriana memoria, il suo Vantone, alias il fanfarone Pirgopolinice, veniva a parlare il gergo della borgate romane.
Un romanesco peraltro contaminato e un po' di sua invenzione. Pasolini allargando la sua visione altresì a quella "­lingua d'avanspettacolo" ­la sola a suo pare capace di rendere quel tanto di sanguignamente plebeo che è nel teatro plautino e soprattutto nel Miles gloriosus.
Nella storia, storia con nervatura tragica, di quel soldato millantatore Pirgopolinice che viene beffato dal suo scaltro schiavo. Affronta il testo Roberto Valerio come se fosse un piccolo classico e lo immerge in una sorta di atemporalità. Ben riuscendo a equilibrare e il registro naturalistico, o della realtà, e quello comico (felici, e nel punto giusto, gli excursus nel vecchio teatro di varietà). La rappresentazione puntata su una gestualità brusca, fatta di scatti freddi e moderni che trova presa sul pubblico. Ciò avvalendosi di attori bravi e assai ben preparati. Tra i quali spicca il Pirgopolinice di Nicola Ragnanese, già spalla di Antonio Albanese, ma soprattutto a far la parte del leone con una istrionità alla Proietti ­ lo stesso Valerio nel ruolo del servo Palestrione, colui che poi­ è il vero protagonista, uno che applica le astuzie della ragione per il suo riscatto. Gli altri sono Francesco Feletti, Massimo Grig, Michele Nani e Roberta Mattei.

Domenico Rigotti

Bella l' ironica romanità del «vantone»

Nel 1963 Pier Paolo Pasolini tradusse il «Miles Gloriosus» di Plauto ne «Il vantone», traslando quel che di popolare e sanguigno vi è nell' anima plautina in una sorta di avanspettacolo plebeo, in un dialetto romanesco composito, contaminato, in un linguaggio vivo e inventivo in rima e versi. Nella bella, divertente messinscena di Roberto Valerio, Plauto si incontra con la romanità sfranta, infame, molle, sfiancata, ironica e ammiccante di Petrolini, di Proietti, di Manfredi passando per le canzoni di Wanda Osiris. La storia della beffa organizzata, con tanto di botte finali, dal fantasioso servo Palestrione a Pirgopolinice, il «vantone» prototipo di tutti i capitani sbruffoni della Commedia dell' Arte, grazie alla quale un innamorato corrisposto gli porta via la donna tra astuzie e dabbenaggini di servi e padroni, vive nell' allegria di un gioco scenico cialtronesco, immediato che cattura. Una baracca di lamiere, una pedana e una compagnia di bravi attori dallo stesso Roberto Valerio, dagli ottimi tempi comici nel ruolo di Palestrione, a Nicola Rignanese, uno sbruffonesco, ottuso «vantone», a Michele Nani, a Roberta Mattei impegnata su più ruoli come Francesco Feletti e Massimo Grigò, per uno spettacolo inventivo che fa assaporare tutti i gusti di uno scherzo che sa diventare affilato, ironico scherno. Da vedere Teatro Leonardo, fino al 15

Magda Poli

Ultima modifica il Domenica, 11 Agosto 2013 13:03

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