sabato, 20 luglio, 2019
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WILLIAM AND ELIZABETH - regia Melania Giglio

"William and Elizabeth", regia Melania Giglio "William and Elizabeth", regia Melania Giglio

Produzione: Politeama Srl
Cast artistico
Elisabetta I: Melania Giglio
Ned, un attore della Compagnia: Sebastian Gimelli Morosini
Rosalind, un'attrice della Compagnia: Francesca Maria
William Shakespeare: Alfonso Veneroso
Cast tecnico
Regia: Melania Giglio
Musiche: Marco Podda, Michael Nyman, Henry Bishop, Arthur Sullivan - CANTATE DAL VIVO
Costumi: Susanna Proietti
Direzione tecnica: Stefano Cianfichi
Scene: Fabiana Di Marco
Assistente alla regia: Roberta Russo
Silvano Toti Globe Theatre di Villa Borghese dal 5 luglio al 29 settembre 2019

www.Sipario.it, 7 luglio 2019

Recita un luogo comune, non così banale, che tutto è teatro: la vita, il mondo, gli uomini con le mille maschere che indossano. È con questo principio che Melania Giglio ha messo in scena William and Elizabeth. Lo ha fatto in una cornice inconsueta: il giardino antistante il Globe di Villa Borghese. Non v'era neppure la complicità del buio della sera, perché la rappresentazione ha avuto luogo nelle tarde ore del pomeriggio. Eppure la magia dello spettacolo v'è stata tutta.
La storia inscenata dalla pièce riguarda i rapporti fra arte e potere: come l'una può influenzare l'altro, in che modo il secondo può irreggimentare la prima. Quale libertà di espressione può avere l'artista? E il potente può essere se stesso oppure è prigioniero della maschera del suo ruolo? Queste le domande che attanagliano l'anima d'una Elisabetta anziana, ormai prossima alla sua fine, e che una sera si reca, all'insaputa di tutti, da Shakespeare mentre questi sta provando, assieme a due attori, Sogno di una notte di mezza estate.
Probabilmente aveva ragione Grotowski quando sosteneva che vi è teatro fin tanto che vi è l'interprete. Ma lo spettacolo della Giglio non ha escluso il palcoscenico. Lo ha soltanto modulato in modo diverso, dimostrando che, sebbene convenzionale, il teatro dà magia. Come? mancando il sipario, la ribalta, le quinte, gli scenari? Attraverso la parola? Forse, ma non del tutto. È nel piacere della menzogna, della maschera, nella felicità di recitare senza dover convincere gli spettatori che si trovano di fronte alla verità piuttosto che ad una finzione: questi gli elementi sui quali William and Elizabeth è venuto crescendo, mai rinunciando all'elemento giocoso, che viene rimarcato fieramente e con divertito senso della teatralità.
Di questo si è nutrita la recitazione degli interpreti, tutti bravissimi. Melania Giglio ha dato vita ad una Elisabetta severa, dura, rigorosa, combattuta fra realtà e sogno; e che sotto una parvenza di austerità nasconde un cuore sensibile, divorato dal dolore della solitudine. Notevole il Ned di Sebastian Gimelli Morosini, la cui espressività facciale – lo strabuzzare degli occhi, lo storcere la bocca quando prova stizza, il tremolio del collo e delle guance che tradiscono moti d'ira – ha consentito di tratteggiare la figura d'un personaggio fiero, istrionico, che nei momenti di pathos s'irrigidisce col corpo, ma stemperando questa vena di dramma con una punta d'ironia nella modulazione vocale che ci ricorda che, comunque sia, egli sta giocando. Lievemente troppo caricaturale la Rosalind di Francesca Maria: espressioni mimiche e una grana di voce esasperate oltre i limiti consentiti dall'artificio. E tuttavia, anche lei finisce per convincere.
Inno al teatro come finzione, artificio e divertimento distante dalla vita reale. Ma William and Elizabeth è soprattutto un tentativo di onorare la poesia: arte che resisterà oltre la fine del mondo.
È questa la magia più affascinante della regina della finzione: il teatro.

Pierluigi Pietricola

Ultima modifica il Lunedì, 08 Luglio 2019 06:50

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