martedì, 27 settembre, 2022
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Luigi Squarzina (1922-2010)

Luigi Squarzina Luigi Squarzina

Considerato fra i maggiori esponenti del teatro di regia italiano, nel 1945 si laurea in legge e nello stesso anno si diploma come regista all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica di Roma.

Il suo saggio di fine corso del secondo anno (1943), è su una riduzione di "Uomini e topi" di Steinbeck, rappresentato nella Roma liberata. Nel 1952, con Vittorio Gassman, compagno d'Accademia, Squarzina firma il primo "Amleto", apparso in Italia in edizione integrale.

Squarzina, con Adolfo Celi e Luciano Salce, lanciano la linea dell'Accademia di Silvio D'Amico: offrire integralmente testi fondamentali della drammaturgia e seguire con cura ogni fase della messinscena: "Il teatro che ci apprestavamo a costruire presentava forme simili a quelle del teatro di oggi, ma allora era una modalità nuova e poco frequentata, spesso temuta dal mondo teatrale dell'epoca che intendeva mantenere le sue antiche abitudini. Avviammo anche un processo di svecchiamento del repertorio ormai degenerato da decenni di censura fascista. Introducemmo numerosi testi stranieri, francesi, inglesi, americani che permisero un allargamento dell'orizzonte culturale e stimolarono nuove e più libere concezioni teatrali dopo tanti anni di dittatura. In Italia la regia nasce, dunque, come emblema di libertà, di indipendenza, di superamento delle costrizioni del passato".

La personalità impegnata e multiforme di Squarzina è caratterizzata da: studi giuridici, attività registica, impegno drammaturgico e universitario, produzione teorica con celebri saggi e studi ( Da Dioniso a Brecht), direzione di teatri stabili (Genova, Roma).

Il primo periodo registico - dopo la collaborazione iniziale con Orazio Costa (Giorni senza fine di O'Neill, 1946, compagnia Borboni-Randone-Carnabucci-Cei) - è caratterizzato da un interesse per la drammaturgia americana,quasi sconosciuta in Italia: "Erano tutti miei figli" di Miller (1947), "Un cappello pieno di pioggia" di Vincent Gazo (1956), "Anna dei miracoli" di Gibson (1960). Contemporaneamente affrontacon successo "Tieste" di Seneca (1953), con Gassman.

Luigi Squarzina

Tre quarti di luna, regia L. Squarzina con Lorenzo Grechi e Luca Ronconi

Gli anni '50 segnano anche il passaggio alla scrittura drammaturgica: "Tre quarti di luna", interpretato da Gassman e da un giovanissimo Luca Ronconi (1953), "La sua parte di storia" (1955), "Romagnola" (1957).Testi che promuovono l'impegno sociale e di denuncia, indagando la verità del rapporto tra l'Uomo e la Storia.

L'attività registica di Squarzina è senz'altro rappresentato dalla lunga permanenza allo Stabile di Genova, prima come regista esterno allestisce "Misura per misura" di Shakespeare (1957) e "Uomo e superuomo" di Shaw (1961), spettacoli memorabili che portano Squarzina a dirigere lo Stabile accanto a Ivo Chiesa dal 1962 al '76.

In questo lungo periodo, grazie anche alla soppressione della censura, Squarzina compie scelte di repertorio prima impraticabili, come Il "Diavolo e il buon Dio" di Sartre (1962), con reazioni e scandali. La struttura del Teatro Stabile gli consente di operare in libertà e disponibilità di mezzi, avvalendosi di uno strepitoso gruppo di attori quali Alberto Lionello, Omero Antonutti, Franco Parenti, Lucilla Morlacchi, Lina Volonghi. Nell'ambito dello Stabile di Genova Squarzina ha modo di approfondire la ricerca su Goldoni mettendo in scena "I due gemelli veneziani" (1963), accolto favorevolmente dal pubblico, anche per merito di Lionello, e che fece il giro del mondo. Per la Biennale di Venezia fece "Una delle ultime sere di carnovale" . Poi continua con "I rusteghi" , "La casa nova" , "Il ventaglio". Proseguirà anche una volta lasciata Genova: la sua ricerca goldoniana culmina con l'allestimento di "Una delle ultime sere di carnovale" (1968). S. inizia, inoltre, un lungo scavo nella drammaturgia pirandelliana ("Non si sa come", 1966; "Questa sera si recita a soggetto", 1972; "Il fu Mattia Pascal", 1974) e un'attenzione verso la drammaturgia italiana moderna di Betti, Praga, Rosso di San Secondo, Banti. Sempre negli anni genovesi si accosta a Brecht, con allestimenti di grande spessore: "Madre Coraggio" (1970) interpretato da Lina Volonghi, "Il cerchio di gesso del Caucaso" (1974). Infine, il rilancio in grande stile della tragedia classica con "Le baccanti" di Euripide (1968), realizzato alle soglie della contestazione. coglie l'eccezionalità del momento storico: il coro è, infatti, costituito da un gruppo di hippies e Dioniso incarna le nuove e perturbanti istanze del cambiamento.

Nel 1975 Squarzina diviene ordinario di Istituzioni di regia al Dams di Bologna, per passare in seguito alla romana Sapienza.

Luigi Squarzina

Siamo momentaneamente assenti, regia L. Squarzina con Renato De Carmine e Franco Graziosi, Foto Luigi Ciminaghi

Nel 1976 lascia lo Stabile di Genova per quello di Roma per lavorare, in particolare, sulla drammaturgia elisabettiana ("Volpone" di Jonson e "Timone d'Atene" di Shakespeare) e su Brecht ("Terrore e miseria del Terzo Reich").

Dal 1983 sceglie la libera professione, coltivando i propri interessi drammaturgici: Pirandello ("Il berretto a sonagli" ; "L'uomo, la bestia e la virtù" ; "Tutto per bene"; "Come prima, meglio di prima"; "La vita che ti diedi"), Goldoni ( "La locandiera e "Il ventaglio" ), Shakespeare ( "Il mercante di Venezia" ), la drammaturgia classica ("Oreste di Euripide, "I sette contro Tebe di Eschilo). Pur a contatto con differenti realtà teatrali, Squarzina mantiene la propria cifra stilistica, orientata al realismo e attraversata da tensioni storiche, sociologiche e psicoanalitiche. L'attività drammaturgica di Squarzina ha sempre affiancato l'impegno registico, ponendosi in diretta relazione con il proprio tempo, analizzandone le conflittualità, le crisi, i miti, le tensioni profonde.

Il suo primo lavoro, "L'esposizione universale" (1948), racconta le vicende di un gruppo di senzatetto. Il più celebre "Tre quarti di luna" (1952) analizza la posizione dell'intellettuale nella società attraverso la storia di due studenti che indagano sul misterioso suicidio di un loro compagno. "La sua parte di storia" (1955) e "Romagnola" (1957) drammatizzano, invece, il mondo popolare e contadino.

A partire dagli anni '60 emerge una duplice tendenza nella drammaturgia squarziniana e nella sua indagine critica sulla nostra identità storica e morale. Da un lato il dramma d'invenzione che, pur non estraneo al realismo, può attingere, anche in forma parodica, alle istanze dell'avanguardia ("Emmetì", 1963), oppure giocare con le forme del grottesco per una satira di costume sociale ("I cinque sensi", 1987), o miscelare a sorpresa l'elemento metafisico con e il tono brillante di una commedia di costume ("Siamo momentaneamente assenti", 1992). I dramma-documento, che rispondono a finalità didattiche e affondano nella storia mediante una precisa ricostruzione di eventi realmente accaduti ("Cinque giorni al porto", 1969 e "Rosa Luxemburg", 1974, scritti con Vico Faggi; "8 settembre", 1971, scritto con De Bernart e Zangrandi).

Nel 1992, mette in scena "I Sette contro tebe" di Eschilo, tradotto da Edoardo Sanguineti, per il teatro Olimpico di Vicenza.

Ultima modifica il Domenica, 23 Giugno 2013 10:57
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

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