sabato, 27 novembre, 2021
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INTERVISTA a SANDRO CUCCUINI - di Michele Olivieri

Sandro Cuccuini. Foto Rebecca Liopi Sandro Cuccuini. Foto Rebecca Liopi

Sandro Cuccuini, nel 1988 si diploma in Pianoforte presso il Conservatorio “G. Verdi” di Torino, sotto la guida del M° Sergio Verdirame. Dal 1995 svolge l’attività di “Maestro al ballo” e nel corso degli anni ha collaborato con importanti Teatri, Accademie, Scuole di danza ed Eventi internazionali tra i quali, in qualità di formatore: “The Wells Ballet Courses with Dancers of the Royal Ballet Company” (Londra); “Staatsballet Berlin” (Berlino); “Alvin Ailey American Dance Theater” (New York); “Metropolitan Fine Arts Center” (Washington); “Dance School of Scotland” (Glasgow); “London Contemporary Ballet Theatre” (Londra); “Royal Conservatoire of Scotland” (Glasgow); “Associação da Dança Ibérica” (Portugal); “Central School of Ballet” (Londra); “Imperial Society of Teachers of Dancing” (Londra); “Pineapple Studios” (Londra); “Royal Academy of Dance” (Londra); “Tanzsommer Festival” (Bolzano); “Acsi D.E.E.” (Lecco); “International Summer School” (Volta Mantovana); “1^ Edizione Concours Rudolf Noureev” (Rimini); “Accademia Nazionale di Danza” (Roma); “Summer School Dance and Musical” (Salsomaggiore Terme); “Lega Danza UISP” (Rimini); “Teatro Nuovo per la Danza” (Torino); “Il Balletto” (Castelfranco Veneto); “Modern Dance Academy” (Torino); per gli eventi di “Week-end in Palcoscenico” (Pinerolo); “R.A.D. Italian Summer School” (Fondo); “Moncalvo in Danza” (Monferrato); “Stage Internazionale di Danza” (Bergamo). In qualità di formatore: nel 2021 inizia la collaborazione con la AEDJ - Academie Europeenne de danse Modern Jazz; nel 2020 inizia la collaborazione con l’Agenzia formativa MDA per la Formazione Professionale; dal 2015 è Tutor e responsabile del Dipartimento musicale per “ACSI D.E.E.”; dal 2019 è docente di Musica applicata alla Danza nei corsi di formazione del “Metodo Sava”; dal 2013 al 2017 è stato docente di Musica applicata alla Danza nei corsi di formazione D.D.I. e D.D.E. (programma di formazione Imperial Society of Teachers of Dancing), tenuti da Teresa Hall; nel 2014 ha creato il Progetto “Progetto Musica e Danza”, seminari di formazione di Musica applicata alla Danza per Insegnanti, divenuto poi nel 2018 “TBM Project - Teaching Ballet through Music”; dal 2003 al 2014 è stato docente di musica applicata alla Danza, nei seminari (C.B.T.S.) della “Royal Academy of Dance”; tra il 2006 e il 2008, ha collaborato con Martin Puttke nei seminari tenuti in Italia dal Maestro. La discografia del Maestro Cuccuini comprende: composizione ed arrangiato di nove Cd di musica per il Metodo “Modern Dance Academy”; composizione ed incisione di Cd per lezione di Danza Classica, “Music for Ballet vol. 1, 2 e 3”; composizione ed incisione di nove Cd di musica per lezione di danza classica del metodo ACSI D.E.E.; composizione ed incisione di due cd di musica per lezione del “Metodo Sava”. Parallelamente, dal 1990 svolge anche l’attività di Maestro concertatore per cantanti lirici e Compagnie di Operetta. Ha al suo attivo centinaia di Spettacoli in Italia e all’estero come pianista accompagnatore. Dal 2000 al 2006 è stato Direttore Artistico della Compagnia “Torino Teatro Operetta”. Dal 2016 al 2017 è stato Direttore d’Orchestra stabile presso la “Compagnia Grandi Spettacoli” (Mi). Dal 2019 collabora con regolarità con il Comune di Kyoto (Giappone), per Concerti. Per il settore Musical Theatre è stato compositore ed arrangiatore del Musical “Valjean” (finalista agli “Italian Musical Awards 2013”, come miglior spettacolo Off). È stato anche compositore ed arrangiatore del Musical “Il canto invisibile”.

Gentile Sandro, mi racconta come nasce l’amore per la musica?
Caro Michele, mi permetta innanzitutto di ringraziarla di cuore per lo spazio che mi ha gentilmente concesso all’interno della rivista. Per tornare alla sua domanda, nel mio caso non parlerei di amore per la musica, piuttosto racconterei di come la musica mi abbia fatto scoprire l’amore e di come ancora oggi mi permetta di descriverlo nelle sue varie forme. Fin da bambino ho sempre percepito e visto la musica come un ponte immaginario che mi permetteva ogni volta di tornare su quel pianeta dove accadevano cose incredibili. Ancora oggi, quando avvicino le dita alla tastiera, vedo materializzarsi il ponte.

Cosa l’appassiona nella sua professione?
In generale, la cosa che più mi elettrizza è quella di avere la possibilità di poter comunicare attraverso il linguaggio più perfetto che l’essere umano abbia mai inventato.

Quanto lavoro c’è dietro una composizione e da cosa si lascia ispirare?
Dietro ad una composizione c’è un enorme lavoro di analisi e di cesello che richiede tempo e maturazione ma mi lasci dire che in primis, dietro ad una composizione, ci dovrebbe sempre essere il fondamento creativo e cioè la necessità da parte dell’artista di dover comunicare qualcosa, altrimenti si rimane fermi all’aspetto puramente tecnico che è assolutamente fine a sé stesso. Per me l’ispirazione è sempre stata sinonimo di esigenza, la scintilla creativa in me è dipendente appunto dall’esigenza di raccontare me stesso, gli altri o ciò che mi circonda, e per questo motivo creo musica solamente quando ne sento il bisogno.

La musica tutta quale predisposizione d’animo necessita?
Ritengo che la predisposizione d’animo verso la musica comprenda tre azioni molto diverse tra loro: l’ascolto, l’esecuzione o la creazione. Nel primo caso è come osservare da vicino una gigantesca e meravigliosa cascata, ne percepiamo la potenza, la dinamicità, e ne subiamo inevitabilmente il fascino. Nel secondo caso siamo dentro la cascata, e ne siamo travolti in un’estasi senza fine. Nel terzo caso siamo la goccia d’acqua che dalla sorgente si getta in una corsa senza fine per arrivare al salto nel vuoto.

Che valore acquisisce l’onere e l’onore di insegnare la bellezza mediante le arti?
Un valore altissimo. Insegnare la bellezza mediante le arti lo ritengo l’ultimo baluardo contro la definitiva perdizione dell’essere umano. L’uomo senza musica, pittura, scultura, letteratura, teatro o danza, è destinato all’estinzione. Tutti noi che lavoriamo nel campo delle arti siamo dei veri e propri paladini, gli eroi del terzo millennio. Il momento storico lo certifica.

Quando ha deciso di studiare pianoforte e perché?
Per caso. Era il lontano 1972, avevo sette anni e per Natale arrivò in casa una minuscola tastierina della Bontempi. Ricordo che, una volta accesa, faceva un rumore così forte da coprire quasi per intero i suoni che generava ma nonostante questo passavo tutto il giorno su quelle quattro ottave. E poi...

Qual è il suo compositore di riferimento e per quale motivo?
Domanda molto difficile. Premetto che amo tutti i generi musicali e non li distinguo tra musica di serie A, di serie B o C (questa operazione inutile avviene solo in Italia). Adoro tantissimi compositori: da Josquin Desprez a Bruno Mars, passando per Mozart, Chopin, Debussy, Ravel, Prokofiev, Gershwin, Coltrane, Lennon, John Williams, Alan Menken, Lucio Dalla, Sting e molti altri... Ma se proprio devo sceglierne uno, dico Beethoven. Ritengo che lui più di ogni altro abbia saputo descrivere attraverso la musica la vera essenza dell’essere umano.

Quali sono le opere liriche, composizioni e balletti preferiti?
“Madama Butterfly” e “Le nozze di Figaro”. “Concerto per Pianoforte e Orchestra in Sol” di Ravel ed il “Concerto per pianoforte e orchestra K 466” di Mozart. “Elite Syncopation” di MacMillan e “Jewels” di Balanchine.

Mentre sul versante letture, a quali libri non rinuncerebbe mai?
“La terra santa” di Alda Merini, “Sogno di una notte di mezza estate” di W. Shakespeare.

Che musica ascolta nel suo tempo libero?
Qualunque genere, l’importante è che sia interessante.

Tra le tante collaborazioni in ambiti nazionali ed internazionali quali ricorda con maggiore soddisfazione?
L’esperienza vissuta al “Royal Opera House” con i ballerini della compagnia nell’agosto del 2009 e del 2010 è stata bellissima, ma le ricordo tutte con grande affetto.

Quando è nata la passione per l’insegnamento?
Nel 2014 ho iniziato a sentire la necessità di trasmettere quelle che erano le mie idee riguardo al rapporto tra musica e movimento, ma diciamo che fin dall’inizio in me è sempre stata forte la curiosità di voler esplorare questa relazione ed i meccanismi che la governano.

Chi sono stati i suoi Maestri non solo materiali ma anche ideali?
Sarò sempre grato ai miei due Maestri, Giuseppina Scravaglieri e Sergio Verdirame. In maniere molto differenti mi hanno trasmesso tanto, ma soprattutto mi hanno lasciato libero di potermi esprimere totalmente. Avevano capito da subito che non avrebbero potuto ingabbiarmi in schemi troppo rigidi e li ringrazierò sempre anche per questo. Pianisticamente parlando il mio faro è sempre stato Arturo Benedetti Michelangeli.

Come si pone in qualità di didatta con i danzatori e musicisti del domani?
Cerco di trasmettere loro l’importanza di una collaborazione proficua e propositiva che venga nutrita attraverso la conoscenza del mondo della danza per i musicisti e del mondo della musica per i danzatori. La danza continuerà a vivere e a proporre grandi progetti solo nel caso in cui la collaborazione tra musicisti, coreografi e danzatori sia frutto di una profonda conoscenza dei vari ambiti.

Il Maestro pianista collaboratore: mi fornisce una spiegazione tecnica del ruolo?
La professione di Maestro collaboratore per la danza può avere varie interpretazioni lavorative ma differenzierei il ruolo in due maxi-categorie. La prima: il lavoro in ambito professionistico, e la seconda: il lavoro in ambito scolastico. Il lavoro in un ambito professionistico prevede prevalentemente tre requisiti: un’ottima lettura a prima vista per saper adempiere alle richieste lavorative durante le ore di prova del repertorio ballettistico, un’ottima predisposizione e preparazione all’improvvisazione durante le classi di riscaldamento oltre a dover possedere un’ottima tecnica pianistica. A mio avviso il lavoro a scuola invece deve prevedere in primis una grande conoscenza metodologica della danza, che possa consentire al musicista una piena e proficua collaborazione con l’insegnante nella parte creativa degli esercizi, e nell’individuazione immediata della miglior musica possibile, a seconda dell’obiettivo da raggiungere. Inoltre il lavoro a scuola deve prevedere da parte del musicista anche una profonda conoscenza di tutti quegli strumenti didattici che la musica offre per la necessaria stimolazione ritmico-interpretativa che la danza richiede. Troppo spesso però, non viene dato lo spazio necessario al musicista per interagire con gli allievi e per spiegare loro come “sentire” i movimenti al meglio dal punto di vista dinamico e ritmico.

Chi sono i pianisti a cui oggi riconosce l’eccellenza? Mentre del passato?
Tra i viventi citerò Martha Argerich e tra i giovanissimi emergenti segnalerei un pianista italiano, Francesco Maccarrone. Del passato, come detto in precedenza, Arturo Benedetti Michelangeli.

Tra i compositori odierni qualcuno la appassiona?
Devo essere onesto, seguo la musica contemporanea ma in maniera piuttosto distaccata. Pur essendo un sostenitore delle avanguardie artistiche (senza di loro non ci sarebbe un futuro), ogni tanto faccio fatica a capire la direzione presa, le motivazioni profonde, le ragioni di certe scelte compositive. Comunque ritengo F. Filidei uno dei massimi esponenti a livello internazionale.

Ora parliamo del programma “TBM Project”?
Non vedo l’ora! “Teaching Ballet thorough Music” vuole essere un aiuto per il mondo della danza. La “Mission” è quella di voler dare un nuovo ed innovativo punto di vista nella crescita formativa dell’allievo attraverso una nuova e maggiore consapevolezza di sé. Pensiamo che questa nuova e maggiore consapevolezza passi attraverso un nuovo rapporto con la “musica interna” ed “esterna”, fin dalle prime lezioni di danza. I concetti di lavoro del “TBM Project” hanno proprio questo fine, donare una maggiore consapevolezza all’allievo. I seminari del “TBM Project” sono mirati a formare l’insegnante ad ottenere questo obiettivo in un contesto pedagogico, metodologico e creativo.

Dai primi risultati come è stato recepito il progetto dagli insegnanti?
A dir poco in maniera entusiastica! Tutti gli insegnanti che hanno partecipato ai miei seminari (tenuti anche in Inghilterra) hanno parlato di un nuovo mondo nell’approccio all’insegnamento e ne hanno dato testimonianza.

Quali sono le linee guida, punto per punto, di TBM Project?
Offrire agli insegnanti di danza le necessarie competenze musicali. Far nascere la musica negli allievi, avendo come obiettivo finale quello di farli “suonare con il corpo”, ottenendo così una qualità di movimento più matura dal punto di vista dinamico e artistico. Rendere l’allievo il miglior insegnante di sé stesso mediante una maggiore consapevolezza ed una sana disciplina mentale, ridonando agli studenti il protagonismo che purtroppo troppo spesso a lezione è prerogativa degli insegnanti. Riavvicinare la didattica coreutica alle necessità odierne, soddisfacendo le richieste del mondo del lavoro in termini di versatilità e competitività. Fornire agli insegnanti di danza nuovi strumenti didattici che possano rispondere ad una sempre più crescente richiesta di dinamicità corporea.

Vuole citare anche i collaboratori che hanno dato vita insieme a lei al progetto?
Senza le persone che sto citando il “TBM Project” non sarebbe mai nato, quindi a loro devo tutto. In primis il Co-produttore e General manager Valerio Busseni, amico e Attore teatrale. Ha creduto da subito nel progetto e per questo gli sarò sempre grato. Alessandra d’Apice, assistente artistica. Giovanissima Insegnante di danza, l’ho scelta fra centinaia perché tra tutte è stata quella che meglio ha recepito la mia filosofia di lavoro che lei applica in diverse scuole ormai da anni. La Maestra Susanna Plaino. Direttrice della rinomata scuola di danza “Il Balletto” di Castelfranco Veneto, collaboro con lei da molti anni e mi fregio della sua amicizia oltreché della sua competenza. Ha collaborato con noi alla realizzazione della videoguida “Musical analysis of Ballet steps” donandoci gli spazi ed alcune allieve (Martina Busatto, Sophia Masiero ed Annika Ferraro) per la realizzazione del video. Cristiana Siano per la realizzazione del sito. George Malinverno, direttore della traduzione della videoguida in inglese ed ha realizzato anche il voice over. Marcello Mastruzzi regista e videomaker per le riprese della videoguida.

Qual è l’approccio metodologico e quali sono gli argomenti trattati?
L’approccio metodologico del “TBM Project” è fondamentalmente uno: Riscrivere il rapporto con la musica nella lezione di danza, adattandolo alle esigenze della società odierna, ricercando nell’allievo una maggiore consapevolezza psichica e motoria. Per quanto riguarda i principali argomenti trattati nei seminari per insegnanti, oltre al primo punto che è la conoscenza di base dei principi teorici musicali, per riscrivere il succitato rapporto inevitabilmente entrano in causa altre materie che forzatamente si intrecciano con la musica: Pedagogia e filosofia. La conoscenza teorica di base della musica applicata alla danza (come contare la musica, il riconoscimento dei tempi musicali, come saper riconoscere una musica idonea da una non idonea, la scelta musicale più appropriata in relazione all’obiettivo coreutico). Il rapporto pedagogico con l’allievo (l’uso della voce, una corretta collaborazione con il musicista o il corretto uso della musica in sala favoriscono la giusta attenzione alla musica da parte dell’allievo, favorire l’allievo nell’interazione con sé stesso e con la musica durante gli esercizi, imparando a gestire l’Ego in classe). Una corretta visione filosofica dell’arte coreutica (insegnare nel silenzio, insegnare all’allievo a scoprire la propria musicalità interna). Il trasferimento della passione (miscelare l’aspetto ludico e la disciplina mentale attraverso giochi ed esercizi musicali).

Come siete organizzati e quali risposte avete ricevuto fino ad oggi dalle istituzioni sia pubbliche che private?
Per il momento siamo strutturati come azienda privata. Il problema delle Istituzioni pubbliche o private italiane è un problema annoso che ci trasciniamo da decenni e che a tutt’oggi non siamo riusciti a risolvere. In Italia la visione e la gestione dell’Arte in generale è ancorata a convenzioni ed a stereotipi vecchi come l’età della pietra. Paragono l’Italia ad un vecchio pachiderma che cammina stancamente in avanti ma guardando perennemente al passato. Per il momento nessuna istituzione pubblica o privata ci ha contattati per saperne di più ma non disperiamo. Ci stiamo attrezzando per avere il riconoscimento dal Ministero della Pubblica istruzione, dalla città metropolitana di Torino e dall’Unione europea grazie all’Agenzia di formazione MDA di Torino che da subito ha sposato il progetto ma l’iter è lungo e ci vorrà ancora un po’ di tempo. All’estero come al solito c’è una visione molto più rivolta al futuro che non al passato e grazie all’interesse di molte istituzioni pubbliche e private stiamo organizzando un tour di seminari in Messico, centro America e Stati Uniti d’America per il 2022.

Testimonial dell’operazione è il caro amico, nonché celebre primo ballerino internazionale, Maurizio Bellezza?
Maurizio è innanzitutto un caro Amico. Ho avuto il piacere e l’onore di collaborare con lui una quindicina di anni or sono e da subito mi aveva colpito la sua grande attenzione all’aspetto dinamico/musicale del movimento ed alla stretta collaborazione che ricercava con il Maestro collaboratore. Le sue correzioni, a differenza della stragrande maggioranza degli insegnanti che correggono prevalentemente l’aspetto posturale o anatomico, erano indirizzate proprio alla ricerca di una qualità dinamica del movimento matura e consapevole, e per questo gli ho proposto di diventare Testimonial del progetto. Ha accettato con grande entusiasmo e di questo gli sono davvero grato, è un onore per noi.

Il talento a Suo avviso come lo si riconosce?
Dallo sguardo dell’allievo, dalla sua luce negli occhi. Il talento è quella qualità che ti rende facili le cose difficili ed uno studente sente quando ha quella predisposizione. Il talento però se non è accompagnato da una fervida curiosità, che è quella cosa che non ti fa sentire la fatica e ti predispone al sacrificio, serve a poco.

Ha lavorato Sandro per autorevoli realtà, ha trovato sostanziali differenze di metodo da una istituzione all’altra?
Generalmente no, le modalità d’insegnamento sono grosso modo le stesse un po’ ovunque. Devo dire però che nei paesi anglosassoni ho sentito ed avvertito un rispetto maggiore verso la professione di Maestro collaboratore per la danza e verso la musica più in generale.

Quanto lavoro c’è dietro una composizione musicale?
Un lavoro enorme, soprattutto se oltre all’aspetto compositivo uniamo anche l’arrangiamento e o la trascrizione per orchestra. Per quanto mi riguarda, di tutte le fasi il momento della composizione è quello più elettrizzante, perché i suoni risuonano nella propria testa ancor prima di udirli dal vivo e l’escalation di suoni, di silenzi, di accenti, di armonie e melodie miste al ritmo è assolutamente entusiasmante. È come nell’arte della seduzione, il momento più bello è quello che precede il si.

Come bisogna predisporre l’animo per comporre od eseguire?
Ritengo che ci sia solo un modo, essere sinceri con sé stessi fino in fondo. Nessuna maschera, nessun filtro. A qualunque costo.

In un momento difficile come quello attuale quale valore acquisisce insegnare, e progettare, la bellezza mediante l’arte tutta?
Ha un’importanza sociale determinante. In un secolo dominato dal “possesso” come valore massimo nella realizzazione sociale di un uomo, rappresentativo non solo di un modo di pensare e di vivere ma addirittura in antitesi ai valori spirituali dei secoli precedenti, ecco che insegnare e progettare la bellezza mediante l’arte diventa inevitabilmente la lotta tra il bene e il male.

Michele Olivieri

Ultima modifica il Lunedì, 18 Ottobre 2021 18:15

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