martedì, 09 agosto, 2022
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DUE QUARTETTI - di Alessandro Giudice

DUE QUARTETTI
di Alessandro Giudice

Nella prima delle due scene di Due Quartetti, quella ambientata negli anni ’60, con B. L. S. e U., ovvero, Bancario, Libraio, Scrittore e Ufficiale, il bancario è un assai benestante direttore di banca (val la pena qui di osservare che ai tempi non esisteva l’odierno numero esagerato di istituti di credito/accumulo/investimento con relative filiali), però io ho inteso decisamente evitare di utilizzare la troppo lunga definizione di “direttore di banca”, appunto. Avevo scartato l’alternativa, cioè quella di inserire al suo posto nel gruppo un banchiere, poiché in quel caso si sarebbe trattato di un gap sociale assai marcato fra quest’ultimo e gli altri personaggi, considerato che i quattro sono amici e si frequentano da quando erano studenti. Solitamente per origine un banchiere ha frequentazioni/amicizie in ambienti non comuni, ovvero “elevati”, privilegiati, potenti: la giovane età del personaggio, neotrentenne, pur essendo all’epoca un’età già adulta, ne connoterebbe proprio – appunto – lo status sociale ereditato, cioè, negli anni ’60 verosimilmente un uomo di quell’età è banchiere per lo più grazie al suo ambiente/famiglia di provenienza; a tal proposito, non ho voluto specificare il grado dell’ufficiale ma è chiaro che quest’ultimo, viste le suddette epoca ed età, non ricopre di certo ancora la carica di – per esempio – generale, il quale invece, in determinate circostanze, magari potrebbe costituire una frequentazione per un banchiere. Dunque, dato il contesto, sarebbe opportuno inserire un bancario anziché un banchiere, però lo scambio è comunque fattibile perché il teatro ovviamente può veicolare contenuti realistici pur mantenendo una certa marca di finzione/surrealtà. I quattro personaggi della seconda scena sono i figli di quelli della prima. Il tema della violenza sulla donna è appena accennato sia nell’ambito di un discorso formulato dal personaggio A e sia per mezzo dell’audio-diffusione della canzone Hey Joe, pertanto, nella rappresenta- zione in una lingua diversa rispetto all’Inglese, risulta importante la fruibilità visiva della traduzione delle parole della canzone stessa in scena all’inizio della recita tramite una proiezione di sottotitoli a scorrimento-karaoke sulla parete sopra il bancone- bar oppure con l’utilizzo di qualche cartello brechtiano che appare scendendo dall’alto per poi risali- re e scomparire. Il testo evita al massimo certe comuni scurrilità solitamente riconducibili a dialoghi maschili (ma non soltanto maschili, al giorno d’oggi), per una scelta stilistica molto precisa e non meno realistica. Il regista potrà decidere se i personaggi sono fumatori oppure no. All’epoca della prima scena, Judith Immoor non era ancora nota come Exner: lei assumerà tale cognome successivamente, ovvero dal suo ultimo marito. A tal proposito, il testo non intende esprimere alcuna opinione in merito agli individui menziona- ti (i quali, per inciso, sono defunti, a parte Lawrence Ferlinghetti e Bob Dylan); per il resto, complessivamente ogni eventuale riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è casuale. Il cast va composto da quattro attori. La brevissima parte del prete può ipoteticamente essere interpretata anche da un volontario che si trovi a transitare dal teatro di volta in volta (uno spettatore, un attore professionista lì di passaggio in vacanza, etc.).

Ultima modifica il Venerdì, 11 Febbraio 2022 09:41
La Redazione

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