martedì, 29 novembre, 2022
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 - di Rossella Serao

INTERVISTA A MIMOSA CAMPIRONI
 - di Rossella Serao

Mimosa Campironi Mimosa Campironi

Dai personaggi femminili shakespeariani nelle direzioni artistiche di  Gigi Proietti al Globe all'Ofelia nell'Hamlet di Giorgio Barberio Corsetti al Teatro Argentina di Roma, in scena dal 15 novembre al 4 dicembre.
Incontro Mimosa Campironi sul Lungotevere a Roma. Esile, occhialini da sole, fluida chioma rossa che ricorda Milva, cantante con cui ha in comune la realtà dello spettacolo milanese e la pelle di porcellana, oltre che la passione smodata  Mimosa è bellissima, raggiante. È arrivata a Roma giovanissima, da sola, per studiare canto, musica e recitazione. Ha già tanta esperienza. Si è formata con Mamadoume, l'artista di Peter Brook.
 Mimosa ha due padri, uno naturale, scomparso, che ha segnato la sua crescita e le sue interpretazioni per la sua totale assenza; uno artistico, Gigi Proietti, che l'ha voluta al  Globe come Giulietta.

Quanto c'è di Ofelia in Mimosa?
Mentre Giulietta nella visione di Proietti è una ragazza giovanissima, che ha il coraggio di ribellarsi e di scardinare ogni regola, è una guerriera attiva e positiva, anche se la sua storia finisce male, Ofelia non combatte e per me è tremendo attraversare questa zona di femminilità in cui c'è una compatibilità apparente, una voglia di reagire apparente, invece poi soccombe e resta succube.

La madre di Amleto ci racconta che Ofelia si è suicidata, eppure resta nello spettatore il dubbio che che ciò non sia accaduto.
L'atteggiamento è di rassegnazione, di passività, di blocco. Ofelia è all'interno di un sistema sociale molto duro, in cui non può permettersi di perdere la verginità, né può fare errori. Corsetti ha creato un doppio piano. Amleto se ne innamora per il suo spessore e la sua intelligenza, che però non le permettono di disobbedire al padre. Ofelia è interiormente complice di Amleto, lo ama; lui le uccide il padre, lei tenta invano di ordirgli un inganno. Ofelia cerca la fuga da questo sistema ma, tra i due fuochi, è lei che brucia fino ad impazzire e morire.

Lei che vive di immedesimazione e comprensione profonda del personaggio, a quali risorse interpretative ha potuto attingere per questa donna con cui ha in comune solo l'amore paterno, che non è riuscita, nel privato,  ad espletare per la totale assenza di suo padre, ritrovandolo nella guida artistica di Gigi Proietti?
Ofelia appartiene a quel lato oscuro della remissione  comune a molte donne che preferirei non esplorare. Mi sento più vicina alle figure femminili che aderiscono nelle scelte alla loro interiorità.

Gigi Proietti e Giorgio Barberio Corsetti hanno in comune la capacità della contemporaneità e l'averla scelta, oltre che  per il suo phisique du role,  perché  compone musica ed è una cantautrice. Proietti e Corsetti l'hanno voluta entrambi come una ragazza rock e indipendente.
Giulietta e Ofelia sono belle per me anche per essere stata scelta per il mio essere anfibio, per il mio saper cantare, suonare, recitare, comporre. La mia Ofelia, dopo il monologo di addio ad Amleto profondamente toccante, prende in mano la chitarra elettrica, per arrivare alla scena semicantata della follia.

Il dono d'arte per lei più importante di  Proietti?
Gigi mi ha insegnato a contare, una cosa incredibile: mi ha insegnato che per fare ridere bisogna contare. Mi spiegava una battuta e all'interno di una frase, contando tre respiri e una pausa, avrebbe avuto un effetto diverso, in un modo o in un altro. Scenicamente mi diceva: in questo momento fermati, conta uno-due e poi vai avanti. Ma poi il suo fascino, il suo fascino   personale conta più di mille tecniche. Indubbiamente per Gigi la conoscenza profonda del personaggio è fondamentale. Perché la capacità di immedesimazione è legata a quella dell'improvvisazione. Proietti è uomo di teatro pratico, più che del testo tiene conto della sensibilità e della risposta del pubblico presente in sala. Lui sa percepire cosa il pubblico vuole. Così il copione di Giulietta prevede due possibilità nelle correzioni del regista al testo: Tutto è finto e tutto è vero/ed allora il  male dov'è/ È nell'umano il grande mistero/però l'amore non lo svelerà ( e l'amore lo svelerà).

Il dono d'arte della regia di Giorgio Barberio Corsetti?
Corsetti ha fatto una cosa magica, da mago: è stata quella di scegliere tutti attori che in realtà nella vita si conoscono e si vogliono bene, senza saperlo. Questo è stato straordinario. Quindi mi sono ritrovata nel teatro più bello di Roma, uno dei più importanti d'Italia, a fare uno spettacolo che ho sempre sognato. Corsetti ha fatto provini per due anni,  quindi ha scelto persone che avessero dei legami senza saperlo. Tutto si è condensato in una trama sottile per fare Amleto.

Quali saranno i suoi prossimi impegni, essendo un'artista così poliedrica?
Oltre alla recente esperienza della Tredicesima notte all' Olimpico come compositrice delle musiche dell'allestimento di Loredana Scaramella, sarò al Teatro Argot di Roma con il mio Family Game, di cui sono regista e autrice, opera nata dall'emergenza covid e prima esperienza di teatro virtuale in Italia, opera per cui ho vinto il Playwright Festival di New York per la scrittura.

Rossella Serao

Ultima modifica il Sabato, 19 Novembre 2022 09:08

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