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Giovedì, 13 Ottobre 2011
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Silvia Gribaudi

Silvia Gribaudi, autrice e performer torinese, risiede e lavora in Veneto dal 2004. Decisivo per la sua formazione è l’incontro con Claude Coldy e la Danza Sensibile. Lavora in Italia con attori, registi ricercando un incontro drammaturgico e di metodo coreografico tra il linguaggio teatrale e la danza. Ultimo di questi progetti è lo spettacolo Dreams con Giuliana Musso. Selezionata nel 2008 con lo spettacolo tragicomico Un attimo da Anticorpi eXpLo, vince i premi di pubblico e giuria GD' A VENETO 2009 con A corpo libero rappresentata con successo nel circuito internazionale Aerowaves-Dance Across Europe 2010. Partecipa al progetto di ricerca 2009 Choreoroam promosso da Operaestate Festival Veneto, The Place (UK), Dansateliers (NL), Dansescenen (DK), Paso a 2-Certamen Coreogràfico de Madrid (ES), Dance Week Festival (HR). Partecipa nel 2010 e 2011 a The Creative Forum for Independent Theater Groups, Europe-Mediterranean Alessandria d'Egitto. È nel 2010 nella trasmissione Vieni via con me, Raitre, Compagnia A.L.D.E.S. - Roberto Castello.

Giovedì, 13 Ottobre 2011
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Ibsen Women – Put an Eagle in a Cage

La messinscena di Ibsen Women – Put an Eagle in a Cage (Le “donne” di Ibsen – Metti un’aquila in gabbia) si basa su alcune figure delle opere ibseniane, cioè Nora (Casa di bambola, 1879), Hedda (Hedda Gabler, 1890), la signora Alving (Spettri, 1881), Ellida (La donna del mare, 1888), Hilde (Il costruttore Solness, 1892) e Hjørdis (I guerrieri a Helgeland, 1858). Juni Dahr ha tratto dalle opere di Ibsen sei celebri figure femminili, ognuna delle quali è costretta a rinunciare a una parte della propria libertà.

Note di regia
Ibsen Women è stata ideata negli Stati Uniti mentre ero in tournée con Giovanna d’Arco. Come attrice norvegese mi veniva spesso chiesto di parlare dei drammi di Ibsen. Ciò mi ha convinto a presentare il grande drammaturgo svedese attraverso alcuni dei suoi personaggi femminili. Per mezzo d’improvvisazioni basate su passi tratti da Ibsen, Ibsen Women si è sviluppato gradualmente in uno spazio vuoto con pochi arredi e pochi oggetti scenici. Il lavoro è stato presentato per la prima volta al convegno internazionale su Ibsen, tenuto presso l’Università di Yale, nell’aprile del 1989.
«Metti un’aquila in gabbia e morderà le sbarre, siano esse di ferro o d’oro!», dice Hjørdis in The Vikings of Helgeland. Recitare Hjørdis, con la regia di John Barton della Royal Shakespeare Company, ha contribuito ad aprirmi la mente alle stimolanti questioni poste da Ibsen sulla libertà e sull’esistenza.
Ibsen rivela una profonda comprensione delle donne, ma da dove gli deriva tale conoscenza? Attraverso i suoi personaggi ci fa sperimentare la nostra stessa vita: il suo genio ci spinge a esplorare la personalità delle sue protagoniste, ricercando l’essenza, la sorgente, lo spirito che rende queste figure affascinanti e attuali. Il drammaturgo sceglie le donne per rappresentare «il desiderio di libertà e la ribellione contro i limiti delle convenzioni sociali», perché credeva che solo le persone libere potessero realizzarsi compiutamente e trovare la felicità, ma sosteneva che i tradizionali ruoli teatrali privassero le donne della loro autonomia. La questione dei generi e dell’identità ibrida nella società contemporanea costituisce il contesto più appropriato per questo spettacolo. [Juni Dahr]

Giovedì, 13 Ottobre 2011
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Juni Dahr

Juni Dahr è una nota attrice teatrale e cinematografica norvegese, ha fatto parte della compagnia del Teatro Nazionale di Bergen per 12 anni. Ha studiato recitazione presso l’Accademia Statale dello Spettacolo ad Oslo, ha interpretato molti dei grandi autori classici – da Shakespeare a Ibsen a Cechov – e ruoli del teatro sperimentale. Nel 1980/81 Juni ha frequentato il Teatro laboratorio di Grotowski. Nel 1986 ha studiato cinema e teatro presso l’Università di New York e all’Actors Studio con Shelley Winters. Nel 1989 ha ottenuto una borsa Fullbright per il progetto Female Legends e ha formato una sua compagnia teatrale, Visions, allo scopo di approfondire l’indole di personaggi femminili leggendari e di avviare produzioni teatrali e cinematografiche indipendenti.

Giovedì, 13 Ottobre 2011
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Eroi - Note di regia

In molti racconti, un eroe, è un uomo o una donna che possiede caratteristiche e abilità maggiori di qualsiasi altra persona, che lo rende capace di compiere azioni straordinarie a fin di bene, per cui diventa famoso. Queste capacità non sono solo fisiche, ma anche mentali. Gli eroi achei avevano le seguenti caratteristiche: valore militare, coraggio, abilità e astuzia individuale. Nella guerra e nel bottino conquistato trovavano la massima espressione della loro superiorità, la loro realizzazione, trovavano l'unica e più sublime ragione di vita; conseguire l'onore (la considerazione di cui godevano presso il popolo). (Forse essere attori, registi, uomini di cultura oggi in questo paese, è qualcosa di molto vicino all'atto eroico). L'eroe è il protagonista di uno straordinario e generoso atto di coraggio, che comporta il consapevole sacrificio di se stesso, allo scopo di proteggere il bene comune. Un segno di questa passione è rimasto nel parlato nelle vesti del verbo cantare. Infatti indica un modo diverso di parlare, più alto e raffinato, del normale esprimersi, nella lingua comune, e nella letteratura si indica con il termine "canto". Da questo deriva il fascino che mi spinge a far da guida al racconto che Pennacchi ha scritto e a trovare l'ambientazione più adatta per farlo. [Mirko Artuso]

Giovedì, 13 Ottobre 2011
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Mirko Artuso

Mirko Artuso, attore e regista, inizia la sua attività di attore-narratore nel 1987 con la compagnia Laboratorio Teatro Settimo di Torino con gli spettacoli Nel tempo tra le guerre, Libera Nos, La storia di Romeo e Giulietta (premio UBU 1991), Trilogia della Villeggiatura (biglietto d’oro 1994) tutti diretti da Gabriele Vacis. Si è formato lavorando in stretta collaborazione con attori e registi come Laura Curino, Marco Paolini, Eugenio Allegri, Marco Baliani, Cesar Brie, Carlo Boso, Enzo Toma.
La sua ricerca artistica si basa sul continuo confronto tra il linguaggio poetico del teatro e l’interpretazione della realtà e dei luoghi, in cui si manifesta.

Giovedì, 13 Ottobre 2011
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Dalla terra di latte e miele

Gli echi della seconda intifada palestinese risuonavano ancora nella "terra di latte e miele", quando Manuela Dviri Vitali Norsa accettò di collaborare alla scrittura di un testo teatrale per Ottavia Piccolo, con la drammaturgia (e in seguito, la regia) di Silvano Piccardi.
Lo spettacolo che nacque da quello sforzo creativo, si chiamò, appunto, Terra di latte e miele.
Al comando del governo israeliano era allora Ariel Sharon e la tensione in tutta la zona era altissima. Insediamenti colonici nei "territori", attentati palestinesi, rappresaglie di tsahal (l'esercito israeliano) - tutto in un susseguirsi di episodi sempre più drammatici, disumananti per l'una e l'altra "parte" in conflitto.
«Ma noi non volevamo raccontare la "grande" politica; volevamo capire come viveva e cosa sentiva chi abitava, lavorava, amava e soffriva in un simile contesto di violenza. Manuela Dviri ci raccontò la sua storia di donna che nel 68 aveva lasciato Padova per andarsi a sposare in Israele; ci raccontò di come divenne madre di tre figli (una femmina e due maschi), e di come uno dei due finì ammazzato, da soldato, in Libano...»
E il dramma teatrale, si snodava appunto, attorno alle vicende di una donna di Gerusalemme, che di una simile esperienza umana era protagonista.
Una donna lacerata da dubbi, lutti, traumi e speranze. E con due amiche palestinesi: una musulmana e una cattolica, con cui non riuscirà a mantenere un legame. In particolare con Maria, la cattolica - forse uccisa, forse dispersa durante un'incursione militare...
Dalla terra di latte e miele vuole riprendere oggi il filo di quella tragedia, affrontandone i successivi sviluppi, con particolare riferimento al "manifesto dei giovani di Gaza per il cambiamento": un terribile urlo di rivolta contro la guerra continua, contro la follia di una vita vissuta dentro la logica degli schieramenti, delle contrapposizioni insanabili, dell'accettazione dell'annullamento di ogni forma di dignità umana.

Giovedì, 13 Ottobre 2011
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Ottavia Piccolo

Ottavia Piccolo, con l'aiuto del regista Silvano Piccardi, ha voluto cogliere l'occasione di porsi ancora al centro di una scelta teatrale non consolatoria, cercando di far rivivere attraverso la trasposizione artistica in palcoscenico i pensieri, i sentimenti, e i difficili tentativi operati quotidianamente (in particolare dalle donne e dai giovani), di aprire una breccia nella devastante forza cieca delle armi e nella implacabile violenza di tutte le forme di prevaricazione.

Giovedì, 13 Ottobre 2011
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La terza vita

Vittorio Moroni, già autore delle fortunate docufiction Tu devi essere il lupo (2003), Le ferie di Licu (2006) e del recente Eva e Adamo (2009), si cimenta per la prima volta con un testo teatrale, ispirandosi ad una storia vera. Aisha, nata in un villaggio berbero del Marocco, eredita dal fratello, prematuramente scomparso, il privilegio di frequentare l'università, poi sposa Ahmed, con il quale inizia una nuova vita in Europa.
Dall'esperienza prima di donna, poi di madre, infine di vedova, inizierà per lei un profondo processo di trasformazione, un confronto inevitabile tra la propria identità culturale e la nostra società, tra l'antica condizione femminile di assoggettamento al maschio e la conquista del diritto di autodeterminare il corso della propria vita.
Su un grande telo appaiono e scompaiono immagini, come richiamate da una memoria incerta e lontana, immagini realizzate con sabbia, acqua e altri materiali, disegnate dal vivo e proiettate con l'ausilio di una lavagna luminosa. Segni sfumati, a volte astratti, capaci di coagulare lo scorrere del tempo e il dramma del cambiamento in pochi quadri visivi che scandiscono le parole di Aisha, evocandone il sapore e la densità quasi tattile. La sabbia, come l'acqua, è un elemento fragile e possente al tempo stesso, scorre e si accumula, riempie i vuoti e si trasforma, evoca luoghi lontani e il fluire ininterrotto del tempo.
Con La terza vita, Vittorio Moroni ha vinto il concorso di drammaturgia Siae-Agis-Eti 2009.

Giovedì, 13 Ottobre 2011
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Laura Nardi

Laura Nardi, si è diplomata all´Accademia Nazionale d´Arte Drammatica Silvio D´Amico Roma 1994. Ha lavorato con Giuseppe Patroni Griffi, Luca Ronconi, Eimuntas Nekrosius, Marco Sciaccaluga, Benno Besson, Virginio Liberti, tra gli altri. Nel cinema ha partecipato a produzioni internazionali (Richard Attemborough) e nazionali e preso parte a numerose fiction televisive. Dal 2005 lavora anche in Portogallo presso il Teatro Nacional e il Teatro da Trindade come attrice e regista. Presso la "Escola da Ponte", una tra le cinque migliori elementari al mondo secondo l´Unesco, ha realizzato diversi seminari e messe in scena. Molti la ricorderanno straordinaria e anomala Nina nel Gabbiano di Nekrosius. Ha partecipato alle "olimpiadi ronconiane" a Torino 2006. Nel 2010 è stata protagonista di Primo amore, monologo di Letizia Russo.

Giovedì, 13 Ottobre 2011
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Italian Beauty - Viaggio in un Paese di mostri

L’ultima tappa di un viaggio e il racconto di quel viaggio, seduto al tavolo di un ristorante posto proprio alle spalle di un porto, di un aeroporto, forse di una stazione. Insomma, un luogo (o un non luogo) ideale per partire, forse per sempre, comunque in ritardo.
Niente di strano, se non perché la cena arriva al termine di un viaggio non attraverso l’Italia, ma attraverso le meravigliose mostruosità d’Italia. Le portate della cena, poi, descritte magicamente da un cameriere vagamente inquietante, non sono manicaretti preparati in cucina ma personaggi che di quell’Italia mostruosa fanno parte, anzi, ne sono la compiuta espressione: un politico presuntuoso e arrogante, un improvvisato promotore finanziario, un professore corroso dall’ignoranza degli alunni (e propria), un presentatore di quiz cannibale. Così il protagonista si ritrova a raccontare la sua decisione di partire, di abbandonare con grottesca amarezza il noto dell’Italia per l’ignoto di qualcos’altro, spinto anche dalle parole di un ex amore ormai giunto al capolinea. Un amore che finisce e un’Italia che continua sempre uguale, dominata da bipedi con fattezze umane, ma bestiali e tragicamente invidiati. Quindi la partenza definitiva, verso un mondo nuovo che lascia finalmente spazio alle emozioni e non agli stereotipi delle emozioni, allo stupore della vita e non all’imitazione della vita. Senza rimpiangere nulla, nemmeno il posticipo della domenica sera in tv.

Sono diversi i “mostri” che affollano il nostro Paese, nelle strade, in televisione, nei palazzi della politica...Ci sono i fenomeni dello schermo sfornati dai reality, ci sono fantastici esponenti di partiti sempre nuovi, ci sono imprenditori rampanti e ruspanti-chic, ci sono uomini e donne sempre più soli alla ricerca di briciole di felicità. Sono “mostri” che generano orrore, eppure, a volte incredibilmente, creano desiderio di emulazione. Leonardo Manera, con la sua comicità capace di scendere negli abissi, di cogliere tutto il grottesco della vita e di sfiorare la tristezza attraverso la poesia, viaggia in un Paese di mostri, che è il nostro Paese di oggi, per raccontarcelo senza pregiudizi ma con divertimento e com-passione. E siccome “mostro” è etimologicamente tutto ciò che desta meraviglia, nello spettacolo c’è spazio anche per la magia e l’ incantamento come a dire che la via di fuga dall’orrore di molta realtà massmediatica è la capacità di riscoprire il sogno nel quotidiano.

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