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Sinopsi testi

Sinopsi testi (105)

Martedì, 20 Maggio 2014
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QUALCOSA NON DETTO
ovvero
Suddenly last summer... e dintorni
Atto unico
di Margherita Lamesta Krebel

Catherine è una giovane donna apparentemente impazzita, che preferirebbe morire pur di allontanare lo spettro dell’imminente lobotomizzazione ai suoi danni. Il perbenismo sociale circostante e il potere dei soldi col peso di un macigno calpestano indisturbati ogni sentimento e tracimano, proprio come una falce, anche gli affetti più importanti ma un medico - incaricato dell’intervento chirurgico al cervello della giovane – non si arrende e vuole andare a fondo, prima di prendere una decisione professionale così pericolosa e irreversibile.
Sebastian - il cugino ricco di Catherine, responsabile prima del disorientamento sentimentale e poi del pericolosissimo disagio psichico ai danni della protagonista, nel testo di Williams – è, secondo questo riadattamento, un’illusione della ragazza. Catherine scopre con l’aiuto del dottore – segretamente innamorato di lei - di avere una natura sana ma fortemente spontanea, una creatività appassionatamente anticonformista e un fascino troppo speciale e singolare per essere accettato in maniera indolore dagli altri, al punto di permettere la sua naturale fioritura. Lei è, purtroppo, il facile bersaglio di quanti desiderino annullarne l’esistenza con ogni mezzo, perché fuori dal coro, ma fortunatamente scoprirà in extremis dentro se stessa il potere per riemergere illesa dalle ceneri come splendida Fenice…..malgrado tutto!

Durata dello spettacolo 50’
Esigenze tecniche: una scala; una sedia, quadratura nera; un tecnico per luci e fonica, proiezione nel finale di un quadro di E. Hopper

I diritti di rappresentazione sono stati già ceduti per la versione italiana e inglese. Liberi per le altre lingue.

Mercoledì, 02 Aprile 2014
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DER VERWITWETE BIGAMIST
Einakter von Myriam Mantegazza

Raimund ist ein lustiger Witwer. Er liebt die Frauen; eine Ehefrau reicht ihm nicht. Er sammelt Ehefrauen. Seine Sammlung besteht aber nicht nur aus fügsamen Gattinnen, sondern auch aus seiner bezaubernden Geliebten und seiner hexenhaften Mutter. Auch für einen erfahrenen Manager wie Raimund ist es nicht einfach, ein solches Unternehmen zu steuern; denn wenn das Ruder entgleitet, dann gilt: Wer das Weib nimmt, soll durch das Weib umkommen.
Dank des feurigen und geistvollen Stils der Autorin bilden die fünf Gestalten in dieser beißenden Sittensartire -der mehrmals verheiratete Witwer Raimund, seine unterwürfigen Gemahlinnen Paloma und Pinella, seine teuflische Mutter Gemma und Miranda, das Objekt seiner Begierden- ein groteskes Ensemble; Parallelen zu dem großen Grandguignol drängen sich auf.

Mercoledì, 02 Aprile 2014
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FEUER
Einakter von Myriam Mantegazza

Fiamma (Flamme) und Scintilla (Funke) sind zwei explosive Frauen. Ihre erste Begegnung macht ihren Namen alle Ehre: ein Kurzschluss. Sie laufen Gefahr, sich gegenseitig zu verbrennen; dennoch entwickeln sie knisternde Strategien, um sich an ihren schwachsinnigen und betrügerischen Ehegatten zu rächen. Ihre Handlungen werden von Knalleffekten und satanischem Gelächter begleitet.
Ein kurzer, aber spannender Einakter, der Tagesereignisse in grotesker Weise verarbeitet und die Erwartungen der Zuschauer nicht enttäuscht. Es handelt sich um eine interessante Herausforderung für zwei Schauspielerinnen im besten Alter mit einem Sense of Humour.

Lunedì, 10 Marzo 2014
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TI LASCERÒ QUI, A MACCHIARE DI ROSSO LA NEVE
Monologo di Daria D

Due omicidi, raccontati con spavalderia e folle arroganza da un giovane venuto dall'Est Europa.
Un personaggio dostoievskiano, dall'intelligenza non comune ma tarata da una vita di povertà e di stenti, si aggira per le strade di una città benestante del Nord d'Italia, innevata e silenziosa, in cerca di una vittima casuale. E' la storia breve ma intensa, nello spazio di un monologo teatrale, di una lucida follia che dalla rabbia interiore del primo atto, si allenta in una calma quasi divina, o meglio, diabolica, del secondo.
Nel primo atto il ragazzo, in compagnia del suo coltello è nascosto dietro un muro, aspettando la sua vittima. La neve e il freddo, la solitudine e la rabbia, ci saranno comunicati dalla recitazione. Nessun elemento scenografico, solo un silenzio irreale e un coltello che appare, a momenti, da sotto la giacca inadatta ad un rigido inverno, cui il ragazzo racconta la sua storia, il suo progetto, la sua follia.
Nel secondo atto, il ragazzo è seduto su una panchina, sulla collina che sovrasta la città, le mani rosse di sangue, gli occhi azzurri freddi e intensi, seguono il volo di un falco nel cielo carico di neve. La calma dopo i crimini e ora, l'attesa...

Giovedì, 06 Marzo 2014
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¡FUEGO!
Pieza en un acto de Myriam Mantegazza

Fiamma (Llama) y Scintilla (Chispa) son dos mujeres explosivas. En honor a sus nombres, tras un primer encuentro bajo el signo del corto circuito en el que por poco se fulminan recíprocamente, establecen una crepitante sintonía y juntas elaboran estrategias pirotécnicas para vengarse de maridos descerebrados y fraudulentos. Golpes de escena y risitas satánicas son el complemento inevitable de sus maquinaciones. Pieza en un acto, breve pero intensa, que no defrauda las expectativas que suscita el título. Inspirada en sucesos de crónica revisitados en clave demencial y grotesca, constituye una “prueba de actor” para dos intérpretes dotadas de marcado sentido del humor en edad comprendida entre los treinta y los cincuenta años.

Mercoledì, 26 Febbraio 2014
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QUELL'UOMO E' UN SANTO!
Commedia drammatica in un atto con dieci scene e cinque quadri.
Quattro personaggi di cui due donne di Pierluigi Ambrosini

Un triangolo, all’apparenza. Il marito, la moglie e l’amante (Luciana, figlia del primo matrimonio della madre).
L’Uomo è insoddisfatto della sua esistenza, nonostante un lavoro gratificante ed una eccellente posizione economica. In ospedale dove si era recato per delle analisi di routine ha conosciuto un prete - ex missionario - che è ammalato di tumore, al quale la profezia di una zingara ha rivelato che sarebbe morto la vigilia di Natale.
La scena si svolge il 24 dicembre nella camera del moribondo dove l’Uomo ha condotto moglie e amante tacendone il motivo.
La visione del moribondo, che sacrificò l’esistenza per il suo prossimo ed ora sta morendo “ solo come un cane,” i ricordi dei loro brevi ma intensi colloqui, turbano profondamente l’Uomo che medita di riscattare lo squallore della vita sostituendosi al moribondo in Costa d’Avorio. Propositi che si dileguano con la morte del prete.
L’Uomo volerà a Londra con l’amante per un week-end, lasciando la moglie all’oscuro.

Mercoledì, 26 Febbraio 2014
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PIANGO PER LA MORTE DEL MIO AMICO PIU' CARO
Commedia drammatica in un solo atto, tre scene e due quadri. Otto personaggi di cui 3 donne di Pierluigi Ambrosini

Ambientata negli Anni Trenta.
Contrapposizione tra un gruppo di contadini (che vivono una misera esistenza che verrebbe ulteriormente aggravata se il lago tracimasse a causa della pioggia che da giorni si abbatte ininterrottamente) e un giovane ricco che mira soltanto a “divertirsi.”
Il giovane è sceso al lago con la speranza (o la certezza) di portarsi a letto Jole, avvenente figlia dei titolari della locanda. Sarà la madre di Jole a sacrificarsi sostituendosi alla figlia.
La vendetta giungerà implacabile e terribile ad opera del fidanzato di Jole.
Purtroppo nulla cambierà, un amico del giovane che di nascosto ha assistito all’omicidio ricatta i contadini, incapaci di reagire.
Otterrà i favori di Jole in cambio del silenzio.

Mercoledì, 26 Febbraio 2014
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ANGELI CUSTODI (ORNELLA CARISSIMO)
Commedia drammatica in un atto di Pierluigi Ambrosini

Due amici di 45 anni, Pier e Silvio, vivono da anni in un residence marino, unici ospiti. Tengono loro compagnia i fantasmi di due esistenze perdute e per Pier il rimorso di un amore gettato alle ortiche.
Il dramma si consuma con il brusco ritorno alla realtà quando al villaggio giunge Ornella, la donna amata e abbandonata, in compagnia del marito e dei due figli.
Passato e presente incalzano e si mescolano ma nulla muterà nella vita di Pier e di Silvio, salvo rimpianti e rimorsi sempre più insopportabili.

Giovedì, 06 Febbraio 2014
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C'ERA UNA VOLTA CONCA D'ORO
di Emilia Ricotti

Mitico treno “Conca D’Oro”, carretta dei meridionali di ieri, Ventiquattro ore da Palermo a Milano, una tratta tempestata di emigranti in su e in giù per l’Italia, “Conca D’Oro” racconta, nelle mani che “si stringono” prima della partenza, il dolore della separazione dalle radici e, in quelle che “penzolano” al rumore sordo degli sportelli serrati e al frastuono del treno sulle rotaie, l’abbandono di chi resta.
Viaggio emblematico da Palermo a Milano in una ricerca all’interno dell’uomo e della sua doppia coscienza che quando torna deplora le occasioni mancate, ma quando è là difende “a denti stretti” la sua terra, consapevole del difficile processo di adattamento che ha compiuto al prezzo di continue rivisitazioni per vincere pregiudizi, resistenze, sono questi “i bagagli che lascia e i bagagli che trova “.
Su queste rotaie confronto serrato tra generazioni, questione femminile e meridionale e ricordi, ricordi di bisogni negati, di diritti imballati, di speranze deluse, di rivoluzioni mancate che si condensano nel grido disperato di Santino, durante il suo aspro soliloquio: “Non si risparmia nulla, squali di terra in doppiopetto, tramano, cercano inciuci.
Scoppiano scandali! Tu dici è fatta, l’hanno capito, hanno finito! Neanche per sogno! Il più fesso paga, gli altri tutti a cavallo ancora! Ma non si era detto, basta! Non si era detto cosa? Tutto finito, giustizia fatta! Come, fatta così? Questa è giustizia?
Questa è legge? Mi manca l’aria, mi turo il naso, mi chiudo gli occhi, chiudo gli orecchi, quando si cambia? Qui non cambia niente! Ed io cosa faccio? Io devo stare bene, io sono stato all’angolo, non ho rubato, ho lavorato sodo, che devo fare?
Devo guardarli ridere, ingrassarsi ancora sulla mia carne e rimanere in sella?
No, mi ribolle il sangue, mi scoppia il cuore, si torce lo stomaco, sono di paglia?
Pausa lunga. No, devo restare calmo, devo pur vivere , io non ho le ostriche, non ho poltrone, solo uno sgabello basso, queste mie mani sole, (solleva il braccio, rotea le sue mani robuste e indurite quasi a scrutarle, poi incrocia le braccia, chiude gli occhi) e un desiderio solo, stare da parte senza scossoni!
Devo capire il mondo, tutto il progresso? Troppo complesso!
Io capisco questo: mondo di fango, fatto di squali, troppe speranze perse, devo azzerare il conto, loro le ostriche, io qualche briciola, se posso fregare, frego.
No, non si fa! Lo Stato è questo? Voglio giustizia, fatta di fatti, non di parole, averli davanti agli occhi, no in girotondi finti, averli senza sensali scaltri, voglio gridargli forte la truffa delle parole finte! Democrazia cos’è, dov’è? Democrazia per me? Per te! Lo vedi come mi scoppia il cuore, non te ne frega niente, nervi d’acciaio, sai che mi passa e puoi fregare meglio, scambio di sedie, scambio di parti, ma sempre parti!
Io non preoccuparti, mi metto di lato, le mani in alto.
Tranquillo, faccio i miei fatti, fatti da poco, fatti di niente, ma tu non perdere tempo, spolpa più in fretta, prima che cambia il re, poi altri inciuci!
Perché? Perché? Non ci sono perché? La vita è questa!
Io sono l’osso, tu il mastino! Sono sbagliato, io? Pausa (china le spalle)male è non farsi gli affari propri?”

Domenica, 02 Febbraio 2014
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LE VEUF BIGAME
Acte unique écrit par Myriam Mantegazza

Raimondo est un veuf joyeux. Il aime les femmes, trop, ed il aime beaucoup trop de femmes. Il n'a jamais assez d'épouses. Dans sa collection, il recense à la fois des épouses dévouées, mais aussi une maîtresse envoûtante ou encore sa mégère de mère. Un tel vivier crée des problèmes de gestion même pour un administrateur chevronné comme lui et lorsque le management lui échappe, celui qui pêche par la luxure périra par la luxure...
Satyre caustique de la société contemporaine dans le style mordant et haletant typique de l'auteure, les cinq personnages de la pièce, à savoir le veuf polygame Raymond, l'objet de son désir Miranda, ses deux épouses soumises Paloma et Pinella, et enfin sa diabolique de mère Gemma prennent alors une apparence surréaliste et grotesque, digne d'un classique grand-guignolesque.

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