mercoledì, 30 settembre, 2020
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Sinopsi testi

Sinopsi testi (105)

Lunedì, 25 Novembre 2013
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IL GIOCO
di Davis Tagliaferro

I protagonisti del dramma sono una coppia di coniugi uniti in matrimonio da poco più di trent’anni, Paul e Normann. Annoiati del solito rapporto moglie-marito, i due, già da diversi anni, sono preda di un gioco che li tiene avvinghiati in una morsa senza via d’uscita: cambiare identità. Un gioco apparentemente infantile, ma poiché i protagonisti non sono dei bambini, manca dell’innocenza e di quella freschezza naturale di cui il mondo adulto più non gode, e si trasforma in una perfetta occasione per vomitarsi addosso risentimenti, rancori e paure.
In un clima di metamorfosi continua, le regole fondamentali sono diventare ciò che non si è, mutare repentinamente in qualcun’altro, che possa parlare al loro posto, che possa dargli la possibilità di esprimersi senza censure, senza inibizioni e senza controllo.
Cambiando identità continuamente, cambiando identità per eliminare barriere, per distruggere vincoli, cambiando identità per abbattere recinti e confini da sempre ormai troppo radicati, nel gioco, i protagonisti vivono rapporti di complicità, di necessità, di aiuto, di erotismo, di abbandono, in cui ritroviamo spesso la vittima e il carnefice nelle vesti più svariate, vesti in cui non riescono mai a stanziare troppo, ma di cui sono costretti a servirsi perché altrimenti gli sarebbe impossibile fare.
“Il gioco” dei ruoli come fonte di espressione e di libertà certo, ma di quella sconfinata libertà che porta con sé tutti i rischi che presuppone, generando conflitti, tormenti, ossessioni e rabbie, in una dimensione senza regole in cui viene violentemente coinvolto passato, presente e futuro.
Nella drammaturgia, il ritmo dei dialoghi è deciso e serrato, e non mancano spunti di ironia alternati da momenti di sottile e profondo dramma; in un terreno in cui vita e morte giocano un ruolo determinante, alla realtà non viene mai lasciata la possibilità di affermarsi senza che arrivi la finzione a sporcarla, a scomporla, a distruggerla a volte, a corromperla e a travisarla altre.
Un gioco, che nel gioco si beffa di se stesso.

Mercoledì, 30 Ottobre 2013
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MARE DESERTO
di Emilia Ricotti

"Mare deserto”, attraverso il lungo monologo di Danhaile e il lamento di una donna, emblema delle madri dei caduti nel Mediterraneo, entra nell’anima di uno dei tanti barconi dei migranti, quello in questione parte il 25 marzo 2011 dalla Libia con 72 persone a bordo e rimane alla deriva per quattordici lunghissimi giorni.
Il dramma dei nove sopravvissuti pone pressanti interrogativi, va alla ricerca di precise responsabilità e ripercorre il lato oscuro della storia dell’Occidente.
Da “Mare deserto” DANHAILE
“Noi abbiamo tagliato le bottiglie di plastica d’acqua vuote, e ci abbiamo bevuto dentro la nostra orina,
pausa breve
capisci?
L’abbiamo bevuta per quindici lunghi giorni, abbiamo miscelato acqua di mare, orina e dentifricio per togliere all’acqua il sapore del sale e l’abbiamo bevuta!
E’ orribile! Lo capisci?
Ed io voglio spiegarti che a berla ti senti l’ultimo degli uomini sulla terra, devi vincere l’orrore, perché non c’è un sodato o un gerarca che ti porge una bottiglia e ti dice: dai bevi!
No, non c’è, lui non c’è!
Non c’è nessun lui!
Sei tu che hai ancora voglia di vivere, di continuare a vivere, nonostante il gelo di notte, la luce accecante di giorno, il cibo che manca, il mare che rulla, per raccontare la morte in diretta, e quel calice amaro che non ti porge nessuno , ma che quasi cerchi con furia, non è una storia balorda, una sfida da bulli.
E’ l’opera di fantasmi lontani che non puoi toccare con mano, guardarli negli occhi, né mentre bevi dal calice riempirti la bocca e sputargliela in faccia.
Sono fantasmi lontani, con giacca, cravatta, valigetta; fantasmi impeccabili che stanno alla luce del sole, seguiti, ossequiati, beati e tu con la morte in diretta per 342 ore, per quattordici lunghissimi giorni, tallonato, scortato, scrutato, l’hai vista! Lei veniva, andava e tornava, e non dimenticava la barca, era padrona assoluta! Tampone in mano, lancette indietro e quando il torace scoppiava, rimaneva signora di quei petti squassati, se ne andava, ma per poco!
Poi tornava prepotente sempre in cerca di una mente che traballava e la aiutava ad oscurarla, di un cuore che accelerava e lo spingeva a scoppiare, lei era fatta di queste corse continue, un andirivieni incessante, a volte non la vedevi arrivare, come quando ti si accostava impaziente e ti addormentava col gelo, e ti lasciava disteso e lo capivano gli altri solo con la prima luce del giorno che quello era il sonno dei sonni.
La morte in diretta che ti alitava sul collo e tu l’avresti voluta abbracciare, per finirla col mondo, per non restare a guardare, ma forse, chissà qualcuno me l’ha scostata dal collo, perché raccontassi 342 ore sul mare. (con tono determinato) È per questo che devo raccontare, devo raccontare! E qualcuno, scusami se dico devo, ma deve ascoltare e immaginare di essere stato su quella barca e su quella di tutti i migranti.”

Lunedì, 21 Ottobre 2013
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LEAR, RITUALE DI UNA METAFORA
di Yannis Hott

Al tramonto di un giorno e di una vita, un magnate arricchitosi sfruttando gli altri, e che ha sempre trascurato la sua vita di famiglia, sente che è arrivato il momento di fare i conti. Riunisce le sue tre figlie, insieme al suo scrivano, e le commina a dichiarare il loro amore per scritto, e a impegnarsi, sempre per scritto, a occuparsi di lui nei suoi ultimi anni. In scambio offre distribuire il suo Impero fra di loro avanti la sua morte. Due delle figlie fanno come gli chiede il padre. La terza, però, si rifiuta, poiché trova la proposta cinica, scatenando così l'ira del padre e le insidie delle sorelle per ottenere la terza parte che le sarebbe stata data a lei.

Lungo la notte, si succedono degli incontri che rivelano le vorticose trame che uniscono i cinque personaggi, e le alleanze e tradimenti orditi: amore e abbandono, mancanza di scrupoli e compassione, sopraffazioni e vendette portano allo scioglimento finale, nel quale solamente la figlia minore resta integra nel suo grido per una vita più giusta.

 

Sabato, 19 Ottobre 2013
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FUOCO ALLE POLVERI
Atto Unico di Myriam Mantegazza

Fiamma e Scintilla sono due femmine esplosive. Ad onore del loro nome, dopo un primo incontro all'insegna del corto circuito in cui rischiano di fulminarsi a vicenda, maturano una sfrigolante sintonia ed elaborano insieme strategie pirotecniche per vendicarsi di mariti decerebrati e truffaldini. Colpi di scena e risatine sataniche sono l'inevitabile complemento del loro operato. Un atto unico breve, ma intenso che non delude le aspettative suscitate dal titolo. Ispirato da fatti di cronaca rivisitati in chiave grottesca e demenziale, è una "prova d'attrice" per due interpreti dotate di spiccato sense of humour in età compresa tra i trenta ed i cinquant'anni.

Sabato, 19 Ottobre 2013
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LEAR, RITUALE DI UNA METAFORA
di Yannis Hott

Al atardecer de un día, y de una vida, un magnate que se ha enriquecido explotando a los demás, y ha descuidado su vida familiar, siente llegada la hora de hacer cuentas. Reúne a sus tres hijas junto a su secretario, y las conmina a declararle su amor por escrito, y a comprometerse, por escrito también, a cuidarlo en sus últimos años, a cambio de heredar antes de su muerte.
Dos de las hijas, hacen lo que el padre les pide. La tercera rechaza la propuesta al encontrarla cínica, desencadenando con ello la ira del padre y las intrigas de sus hermanas por conseguir el tercio que a ella le correspondía.
A lo largo de la noche se suceden los encuentros revelando las intrincadas tramas que unen a los cinco personajes, y las alianzas y traiciones que van tejiendo: amor y abandono, falta de escrúpulos y de compasión, atropellos y venganzas llevan al desenlace final, en el que sólo la hija menor permanece íntegra en su grito por una vida justa.

Sabato, 19 Ottobre 2013
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YANNIS HOTT

Strano personaggio. Non ama farsi fotografare. Non rilascia immagini da pubblicare. Però ama essere pubblicato. Noi, che lo conosciamo bene, sia come persona, sia come autore e poeta, possiamo comprenderlo. A cose serve una immagine di un ritratto che poi nessuno ricorda? "Meglio le parole, anzi i contenuti che quelle parole esprimono", dice Hott.
Infatti, di lui abbiamo pubblicato commedie e monologhi, nell'ordine: Quando usciremo, La rosa ferita di Samantha, La sposa irachena, La nonna e il Presidente, i monologhi Marlene, malafemmina e assassina, Adamo, ciecamente innamorato, Adamo, incatenato, Visiting Bethlehem e infine Lear, Rituale di una metafora. Come Poeta viene spesso recitato ed ha vinto il Premio Pirandello per la Poesia.
Il lettore deve immaginarselo, alto, attempato ma dinamico come un ragazzo, anzi "come un boscaiolo" dice lui, visto che si impegna a selezionare le piante dei boschi per il loro equilibrio di vita. Impegnato nel sociale, nei diritti dell'Uomo, non ama parlare di sé. Va verso gli altri, verso la Vita degli altri, come si va verso un fiore da proteggere dalle intemperie della cattiva Società.

Sabato, 19 Ottobre 2013
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IL VEDOVO BIGAMO
Atto Unico di Myriam Mantegazza

Raimondo è un vedovo allegro. Ama le donne, troppo, decisamente troppe. Le mogli non gli bastano mai. Nella sua collezione annovera, accanto alle devote spose, un'amante maliarda ed una madre megera. Un simile vivaio crea problemi di gestione anche ad un amministratore sapiente come lui e quando il management gli scappa di mano, chi di femmina ferisce...
Caustica satira di costume, nello stile mordace e incalzante dell'autrice, i cinque personaggi della pièce, ovvero il vedovo pluriconiugato Raimondo, il suo oggetto di desiderio Miranda, le sue due remissive consorti Paloma e Pinella, la diabolica mamma Gemma assumono una connotazione surreale e grottesca, degna di un classico da grand guignol.

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