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Domenica, 30 Ottobre 2011
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SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

«Sul palco vuoto centinaia di corde cadono dall’alto delimitando uno spazio cubico e polimorfo: sono liane… alberi... sbarre... catene... colonne...lacrime, sono la corte di Teseo ed Ippolita, ma anche il bosco di Atene. Due voci si rincorrono come le due ombre che danzano il rito di nozze che dà l’abbrivio allo spettacolo. Irrompono Teseo, sua figlia Ermia che ama Lisandro, il promesso sposo Demetrio che la ama non riamato, il reietto Lisandro che non ha i favori del padre di Ermia e, in disparte, la disperata Elena, che ama Demetrio, non riamata. Un editto crudele condanna Ermia ai voleri del padre, la commedia viene ferita dalle leggi dell’uomo che piegano i voleri naturali dei quattro adolescenti, l’inconscio prende il sopravvento, l’irrazionale si ribella al suo opposto, lo spazio si trasforma: siamo in un ring metafisico e claustrofobico. Nel bosco della coscienza si dipanano le vicende d’amore che vedono i quattro adolescenti scoprire il desiderio, l’invidia, il rifiuto, la passione, la carne, la violenza, l’odio; ancora si fa fatica a credere che le loro urla disperate siano i suoni di una commedia. Shakespeare prepara progressivamente il proprio terreno dall’esatto rovescio, aderisce al titolo entrando dalla porta del sogno nel mondo degli umani … »

Andrea Battistini

Domenica, 30 Ottobre 2011
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LA COMMEDIA DI ORLANDO

«Virgina Woolf è figlia diretta di Shakespeare, unica nel miscelare invenzione, gioco, umorismo e profondità, e con Orlando compie un viaggio fantastico in cui il protagonista, come Ulisse, non si pone limiti al desiderio disperimentare, di agire e di conoscere.
Tutto è permesso, e Orlando tutto si concede, alla ricerca forse dell’impossibile, di una vita piena e appagata. La lettura della commedia è talmente stratificata che possiamo permetterci di godere semplicemente del divertimento, del gioco, del guizzo iridescente che accompagna la trama, senza per questo rinunciare ai tanti sensi, alle suggestioni che ci vengono suggeriti:
il mito dell’immortalità, del ciclo stagionale della morte e della rinascita, del ricongiungimento nell’unità originaria dei due generi, maschile e femminile, partecipi di uno stesso enigma esistenziale. E la regia si incarna quasi nel personaggio di Virginia Grimsdith, consapevole della limitatezza del nostro possibile vivere, ma non arresa, affascinata da tutto ciò che possiamo scoprire e immaginare ancora, tanto da considerare questa messa in scena come una grande, irrinunciabile occasione, un appuntamento esistenziale e professionale che assomiglia, se non ad un traguardo, ad una prima vera prova d’artista al servizio della storia, della scena, dell’emozione pura».

Emanuela Giordano

Domenica, 30 Ottobre 2011
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4:48 PYSCHOSIS

«4:48 Psychosis non è l’ultima lettera di un suicida. Non è follia se, come dice Alda Merini, “la follia è la mancanza di qualcuno d’importante”. 4:48 Psychosis è mancanza, ricerca, desiderio e rifiuto. È quello che succede alla mente di una persona quando crollano le barriere che dividono la realtà dall’immaginazione. È la tenacia di fronte all’irrinunciabilità della speranza sentimentale, il bisogno di far funzionale i rapporti, la fragilità dell’amore. Sarah Kane scriveva per amore. Drammaturga contemporanea ma che, come dice Edward Bond, usa immagini antiche che ritornano in tutte le stagioni dell’arte, e questo la rende un “classico”. 4:48 Psychosis è un testo scritto con devozione; chi è devoto è disponibile al sacrificio, e Sarah Kane ne è la prova. Per il rispetto che merita tutto questo abbiamo scelto di proporre il testo integrale, lavorando al servizio delle parole che in scena prendono corpo e voce attraverso la sensibilità, la bravura, l’eleganza, l’ironia di Elena Arvigo, attrice di vero e puro talento... Il linguaggio appassionato di Sarah Kane è un’arma, uno strumento che, insieme alla scelta di privare il dramma di un contesto e di una struttura nell’ambito della quale capire le cose, permette allo spettatore di comprenderle su un livello meno intellettuale e più emotivo».

Valentina Calvani

Domenica, 30 Ottobre 2011
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CYRANO DE BERGERAC

La celebre commedia teatrale in cinque atti, pubblicata nel 1897 dal poeta drammatico francese Edmond Rostand (1868-1918) e ispirata alla figura storica di Savinien Cyrano de Bergerac, uno dei più estrosi scrittori del seicento francese, precursore della letteratura fantascientifica, ebbe già dalla prima rappresentazione un eccezionale trionfo di pubblico e critica che salutò questo dramma romantico come una vera e propria summa delle potenzialità espressive nella sfera dei sentimenti e delle passioni umane.
L'opera di Rostand è stata tradotta, adattata e interpretata innumerevoli volte: Cyrano è uno dei personaggi più conosciuti e amati del teatro. La sua geniale temerarietà, la drammaticità della sua fiera esistenza, vissuta pericolosamente all'insegna del non piegarsi mai alla mediocrità e alle convenienze, costi quel che costi, ne fanno un autentico eroe romantico e al contempo un personaggio straordinariamente moderno.
La vicenda in breve racconta di Cyrano de Bergerac, cadetto di Guascogna, ammirato e temuto per la sua infallibile spada e per i suoi motti spiritosi e taglienti, che essendo afflitto da un naso mostruoso, non ha il coraggio di manifestare alla cugina Rossana il suo amore per lei.
Costei, ignara dei sentimenti del cugino, lo prega di prendere sotto la sua protezione il giovane Cristiano de Neuvillette del quale è innamorata.
Poiché questi non riesce a esprimere in belle frasi il suo sentimento, Cyrano gliele suggerisce e fa in modo che Cristiano possa sposare Rossana a dispetto del Conte De Guiche innamorato della donna. Questi, adirato, trasferisce subito Cristiano e Cyrano al fronte per combattere: da qui, de Bergerac, a nome di Cristiano, scrive numerose lettere d’appassionata poesia per Rossana mantenendo sempre per sé questo segreto anche quando il giovane muore combattendo.
Solo al termine della propria vita, trascorsi molti anni, Cyrano, seppur involontariamente, confesserà all’amata il suo sentimento, ma quando lei ricambierà sarà ormai troppo tardi.

Domenica, 30 Ottobre 2011
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GALA - LE STELLE DI DOMANI

Il corpo di ballo, formato da giovani danzatori emergenti provenienti da una delle più famose scuole di danza mondiali, quella de l’Opéra National de Paris, interpreta alcuni classici del balletto dell’Ottocento intercalati da coreografie contemporanee. Il Ballet de l’Opéra National de Paris affonda le sue radici in più di tre secoli di storia. Culla della danza classica nata con il regno di Luigi XIV che istituì, nel 1661, l’Académie Royale de Danse (dove vennero stabiliti i principi di base ed i codici ai quali si fa riferimento ancora oggi per posizionare il corpo o eseguire i passi), il Balletto de l'Opéra ha assimilato nel corso del tempo gli elementi dei periodi successivi: ha conosciuto i grandi voli delle silfidi, le eteree creature del Romanticismo, ed è stata attraversata dall’uragano magico dei Balletti Russi di Sergeij Diaghilev. Il Balletto dell’Opéra si è sempre affermato come una compagnia di repertorio, e durante gli ultimi cinquant’anni ha presentato al mondo le creazioni dei nomi più importanti della coreografia internazionale:
Serge Lifar, George Balanchine, Maurice Béjart, Roland Petit, Merce Cunningham, John Neumeier, Carolyn Carlson, William Forsythe, Alvin Nikolais e Alvin Ailey. Ancora oggi, nel rispetto della sua doppia vocazione di custode della tradizione classica e di laboratorio aperto alla modernità, il Balletto dell’Opéra continua a rappresentare il suo repertorio alternando repliche a nuove creazioni. E il programma di questa sera, firmato da Laurent Hilaire, è stato ideato nel rispetto di questa filosofia.

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