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Quelle anime accecate dai vizi - Conversazione con Danio Manfredini, Antonella Bertoni e Michele Abbondanza per l'anteprima de "Gli Orbi" di Nicola Arrigoni

Antonella Bertoni e Michele Abbondanza Antonella Bertoni e Michele Abbondanza

Quelle anime accecate dai vizi
Conversazione con Danio Manfredini, Antonella Bertoni e Michele Abbondanza per l'anteprima de Gli Orbi
di Nicola Arrigoni

Può capitare che all'improvviso nel chiosco sotto il grande pino al fianco della cattedrale di Chiusi compaia Danio Manfredini. E ciò capita a Orizzonti Festival 2016, la kermesse diretta da Andrea Cigni, che ha scelto come tema la follia... Ma un festival se vero festival vuole essere deve offrirsi come spazio di incontri e di creazioni. Così Danio Manfredini ha voluto essere a Chiusi per definire gli ultimi dettagli de Gli orbi della Compagnia Abbondanza/Bertoni, in anteprima nazionale al festival chiusino. "Danio ci regala il suo sguardo, la sua sapienza di attore e regista, la sua sensibilità di artista – racconta Antonella Bertoni -. Abbiamo voluto che ci guidasse e partecipasse a questo viaggio nella cecità e nei vizi che accecano".
Gli orbi – di cui abbiamo avuto modo di vedere una prova - è un lavoro di forte potenza espressiva, meglio espressionista, è il luogo buio dove emergono – in una giga senza soluzione di continuità – ciò che siamo, il lato buio della nostra anima. "Siamo partiti come idea dai vizi capitali e dalla suggestione dei Ciechi di Bruegel – continua Bertoni -. Poi con lo sguardo di Danio Manfredini il lavoro credo abbia trovato una sua compattezza e stia prendendo una sua forma che interroga la cecità del vizio"; l'anteprima nazionale è fissata per mercoledì 4 agosto al Teatro Mascagni. "Mi sono innamorato di questo lavoro e della sua forza in nuce – afferma l'attore, motivando la sua amorevole incursione nella creazione dei due danzatori -. Ho voluto partecipare a questo viaggio nella cecità del vizio, uno spettacolo che non chiede risoluzioni, ma che presenta una condizione. Da subito mi è piaciuto il tema e il taglio che Antonella e Michele stavano dando al loro discorso su cecità e vizio". E poi, aggiunge Michele Abbondanza: "Ho le chiavi di casa di Danio, siamo di famiglia, anzi quando vado da lui il mio compito è innaffiare le piante, mettere a posto – scherza, ma non troppo il coreografo -, c'è una sintonia che va oltre la comune visione e concezione di fare teatro, anche per questo credo Danio sia qui con noi". E l'attore sorride e annuisce con complice intimità.
"L'immagine da cui siamo partiti è quella dei Ciechi di Bruegel – spiega Antonella Bertoni -. Da quella 'sfilata' danzante di personaggi sono partita per la costruzione della giga che lega e intreccia l'intera drammaturgia dello spettacolo. In quella danza che vuole essere continuata e a tratti ossessiva si stagliano figure singole, singoli episodi, immagini di vizi contemporanei: sessuomania, narcisismo, omologazione, conformismo. Sono questi i nuovi vizi capitali". Ma in tutto questo a spiegare la cecità di questa compagnia di Orbi è ancora Danio Manfredini: "La cecità è impossibilità di vedere, ma non solo. E' una condizione di cecità quella che ci spinge a essere quello che oggi siamo, tutti concentrati nel nostro volere e patire – spiega l'attore -. Al stesso questa cecità ci regala una visione, è la visione di un'umanità che accecata dai nuovi vizi si disvela in tutte le sue fragilità, in tutta la sua autenticità. Gli orbi di Antonella Bertoni e Michele Abbondanza risponde, credo, a quello che diceva Fassbinder quando lavorava: 'Vorrei cercare di osservare le cose, semplicemente per metterle in scena come sono'. Questa può essere una chiave di lettura del lavoro".
E dopotutto è questa la sensazione che regala Gli orbi in cui si assiste a una divertita e angosciata processione danzante – come non vederci anche la Danza di Matisse? – in cui è l'agire, è il muoversi asincrono o in sincronia a fare corpo, dare pensiero ad un discorso le cui conclusioni, le cui emozioni spettano allo sguardo dello spettatore. Oltre ad Antonella Bertoni e Michele Abbondanza completano la compagnia Eleonora Ciocchini, Tommaso Monza, Massimo Trombetta. "Eleonora e Tommaso sono nostri 'figli artistici' – spiega Michele Abbondanza -, con Massimo abbiamo già collaborato, anche questo è un prerequisito importante per fare in modo che nella costruzione della coreografia e della drammaturgia ci possa essere un terreno comune di esperienza e di anima su cui lavorare". Infondo questo peso specifico dell'essere corpo unico fuoriesce alla grande ne Gli orbi, un lavoro in cui la scrittura coreografica di Antonella Bertoni e Michele Abbondanza si intreccia con armonia alle visioni dolenti e intime, sofferte e appassionate di Danio Manfredini. "Le parole e il movimento, la musica e la gestione dello spazio sono un tutt'uno – spiega Antonella Bertoni -, sono gli strumenti con cui raccontiamo la fame di relazioni, la solitudine, la cecità del nostro stare al mondo". L'impressione che si riceve da Gli orbi è quella di una rinnovata intensità espressiva della coppia più bella della danza italiana, una coppia che sotto lo sguardo saturnino di Danio Manfredini, sta trovando una sia cifra espressiva più cupa, ma non prova di quella poetica ironia che ha reso Michele Abbondanza e Antonella Bertoni e il loro danzare unici e inconfondibili.

 

Ultima modifica il Sabato, 24 Settembre 2016 00:49

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