lunedì, 18 gennaio, 2021
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Sergej Krylov diretto da John Axelrod a Genova per la Festa della Repubblica

Sergej Krylov e John Axelrod a Genova per la Festa della Repubblica. Foto Marcello Orselli Sergej Krylov e John Axelrod a Genova per la Festa della Repubblica. Foto Marcello Orselli

Sergej Krylov diretto da John Axelrod a Genova per la Festa della Repubblica

Mille concerti celebrativi in Italia per l'anniversario della Festa della Repubblica 2017. Uno dei più interessanti si è tenuto al Teatro Carlo Felice di Genova, il primo giugno: il Maestro statunitense John Axelrod ha diretto l'evento per l'anniversario, con il violinista russo Sergej Krylov come solista.

Immancabile Inno Nazionale all'inizio, immancabili cori verdiani con "Patria oppressa" dal Macbeth e "Va pensiero" da Nabucco con il Coro del teatro genovese diretto da Franco Sebastiani: entro i canoni delle tradizioni celebrative per tale occasione. Orchestra del Carlo Felice lanciata alla texana dal M° Axelrod, coro adeguato a tale trend.

Ma si giunga al punto nodale del programma: per celebrare la festa della Repubblica, si è scelto un concerto capolavoro per violino e orchestra di Nicolò Paganini, il n. 4 in re minore MS 60, affidato al violino del suddetto virtuoso russo Sergej Krylov.

Fermo restando che in tale concerto, a Genova, il suono orchestrale sia rimasto troppo asciutto e monoblocco, ma soprattutto troppo forte, quel che ha colpito chi scrive è stato l'approccio del violinista con l'opera del genio italiano e come il celebre solista abbia affrontato e portato a termine l'esecuzione.

Il contatto con lo strumento si è visto subito possente nell'arcata, perfetto nell'intonazione, dotato di grande padronanza nel gestire agilità e abbellimenti, dunque teoricamente foriero di quel cesello e di quella accuratezza di sfumature che si sono, invece, sentiti assai poco nell'esecuzione: suono troppo grintoso e forte, ma soprattutto freddo e impersonale.

Che un violinista russo naturalizzato italiano, figlio di un liutaio russo che ha lavorato a Cremona, e che suona un violino realizzato dal padre appositamente per lui nel 1994, metta "archetto" a Paganini in tal modo lascia un po' perplessi: ci si aspettava di più.

Ovviamente il M° Krylov sa benissimo come i mezzi concessi dallo strumento, in Paganini soprattutto, vadano dosati con molta avvedutezza e con molto tecnicismo, ma gli occorrerebbe ricordare anche che tralasciare ogni tanto il puro tecnicismo ed ottenere dallo strumento la sottigliezza vibratile dei suoni non è sfibratura, ma anzi è valorizzazione delle sonorità tipiche paganiniane, che si aprono poi in momenti di grande afflato poetico ed espressivo.

Il Paganini compositore era anche un artefice di ricami e tali ricami andrebbero ripresi nell'esecuzione senza rischiare di strapparli: l'intensità non è solo foga o impeto, ma una capacità di virtuosismo mescolata ad un fondo di melanconia che andrebbe colta tutta, laddove la perfezione esecutiva non sia solo eseguire il "quasi impossibile" senza errori, ma soprattutto rimanere fedeli filologicamente a quello che è lo spirito di un concertismo di inizio Ottocento italiano, che contiene chiaroscuri e momenti cantabili di grande raffinatezza e sentimento.

E, a proposito di parti cantabili, in questo concerto, il 2° movimento è basato su un cantabile struggente, che richiama l'Opera italiana del periodo, che invece è stato eseguito in maniera piuttosto algida; il che ha denunciato oltretutto, chiaramente, la frequentazione attuale del violinista, che pure ha da poco inciso un cd completo dei Capricci, con ben altri autori, non italiani e molto più moderni.

Ma queste forse sono solo le considerazioni di una melomane intransigente che vedrebbe Paganini eseguito anche con un'eleganza sonora e perfino una classe posturale che sono mancate...Tant'è vero che il pubblico genovese, alla fine del concerto n. 4, di fronte al palese virtuosismo strumentale, è andato in visibilio, con applausi ritmati e la concessione di un bis solistico, sempre paganiniano, dal celebre artista russo.

La sinfonia n. 4 in La maggiore op. 90 "Italiana" di Felix Mendelssohn ha concluso il concerto celebrativo a Genova, lì, dove il Maestro Axelrod ha ripreso completamente in mano l'orchestra paziente del Carlo Felice. Dunque, far diventare Mendelssohn noioso al 2° movimento dell'Italiana, trascurando la brillantezza, la vivacità, il colorismo nell'intera esecuzione del capolavoro del genio tedesco, è da ascriversi pienamente al Direttore statunitense: anche questo può essere virtuosismo.

Il Concerto ha concluso la Stagione Sinfonica 2016 del teatro Carlo Felice di Genova.

Natalia Di Bartolo

Ultima modifica il Mercoledì, 07 Giugno 2017 08:12

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