lunedì, 14 ottobre, 2019
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La memoria di Lele rivive nelle ombre del Teatro GiocoVita. -di Nicola Arrigoni

Spazio Luzzati nell'ex tipografia del giornale «La Libertà» di Piacenza Spazio Luzzati nell'ex tipografia del giornale «La Libertà» di Piacenza

La memoria di Lele rivive nelle ombre del Teatro GiocoVita
Lo Spazio Luzzati nell'ex tipografia del giornale «La Libertà» di Piacenza
di Nicola Arrigoni

Nei grandi capannoni dell'ex stabilimento tipografico del quotidiano di Piacenza «La Libertà» la memoria effimera del teatro, le figurine dei personaggi colorati di Lele Luzzati hanno trovato casa, grazie alla collaborazione fra il Teatro Gioco Vita e il giornale piacentino. Ed allora laddove prendeva corpo il giornale, laddove i fatti, la realtà, le parole usate per raccontarli diventavano quotidiano da sfogliare, oggi c'è il teatro di Lele Luzzati, i disegni, i bozzetti realizzati per spettacoli come Il Barone di Munchausen (1978), Il Mostro Turchino (1980) i Tre grassoni (1981), Gilgamesh (1982), l'Odissea (1983), solo per fare qualche titolo. Nelle lettere di Luzzati a Diego Maj, fondatore del Teatro Gioco Vita, nei disegni, nei progetti mai realizzati c'è il segno di un'amicizia fra l'illustratore e Maj, ma anche di una sintonia fra le creaturine, le sagome realizzate dall'artista per dare corpo luminoso ed effimero al teatro delle ombre, di cui la compagnia piacentina è maestra indiscussa. Bisogno di casa, bisogno di fermare ricordi che il tempo rischia di cancellare, ma soprattutto la responsabilità di un patrimonio artistico e culturale che Diego Maj ha voluto condividere con la città, in uno spazio simbolico e concreto: l'ex tipografia de «La Libertà» che da sempre racconta la vita della città emiliana.
«Una sera d'estate, in campagna, con Donatella Ronconi ci siamo trovati a parlare di progetti, di vita, di teatro. Soprattutto di teatro, come ci capita spesso – racconta Diego Maj -. Abbiamo sognato un luogo permanente in cui custodire e far vivere la cultura teatrale e le sue testimonianze più significative. Uno spazio che potesse essere allo stesso tempo museo, sala espositiva, luogo interattivo, e una casa per gli artisti e degli artisti. A un certo punto abbiamo capito che quel sogno era diverso da un semplice desiderio, e che poteva diventare realtà. Da qui è nata l'idea dello Spazio Luzzati».

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Per capire cosa sia lo Spazio Luzzati basta entrare, scostare il sipario e farsi conquistare da un itinerario che racconta i grandi allestimenti d'ombre della compagnia dai suoi esordi ad oggi, ma soprattutto permette ai visitatori e soprattutto ai bambini di scoprire i trucchi del teatro d'ombre e l'alto artigianato che sta dietro una forma d'arte antica e sempre ricca di fascino. «Questo spazio che raccoglie tutte le testimonianze del lungo rapporto di collaborazione tra Teatro Gioco Vita e Lele Luzzati, è anche colpa di Lele (mi piace scherzosamente prendermela con lui). Ma se non fosse per Lele non sarei qui a raccontare e rivivere le tappe di quell'incosciente avventura nata nel 1978 e diventata un lungo viaggio che ci ha portato in tutto il mondo, un viaggio che è tuttora in corso. Tutto nacque da una consapevolezza – continua Maj -. A un certo punto a metà degli anni Settanta abbiamo capito che l'animazione teatrale stava perdendo la forza e l'energia innovativa delle origini. Il movimento stava entrando in crisi e il significato stesso della parola animazione si stava allontanando dai valori pedagogico-teatrali degli inizi per assumere una valenza che l'avrebbe portata nel giro di qualche anno a confondersi nel clima da parco divertimenti dei villaggi turistici valtour. Dopo un viaggio al Festival Mondial des Marionnettes di Charleville-Mézières, dove avevo visto compagnie d'ombre di ogni parte del mondo, sono tornato in Italia innamorato di quel linguaggio delle ombre che nel nostro paese non aveva praticamente alcuna tradizione. E ho deciso che era venuto il momento di produrre uno spettacolo, e che sarebbe stato uno spettacolo di teatro d'ombre. E qui inizia la nostra storia. In modo del tutto spontaneo, e potremmo dire in un certo senso sprovveduto, insieme a Mariano Dolci vado a trovare Lele Luzzati a Fidenza, dove stava provando il Gargantua. Lui conosceva già Teatro Gioco Vita perché avevamo lavorato con Rodari, Lodi, Calvino. Gli esponiamo la nostra idea di spettacolo, gliela esponiamo in modo abbastanza confuso. E lui di fronte a questa confusione accetta di collaborare rispondendo candidamente: 'Sono sempre vissuto nella confusione'». Da questo incontro è nato il rapporto fra Teatro Gioco Vita e Luzzati, una collaborazione sfociata in amicizia e condivisione di sogni come spiega Diego Maj: «Mi è capitato successivamente di chiedere a Lele che cosa lo avesse incuriosito nella nostra proposta, noi una compagnia alle prime armi, lui un artista che collaborava con grandi enti teatrali. Lui mi ha sempre risposto che avevamo un elemento in comune, ed era il piano umano: parlavamo la stessa lingua, come artisti e come persone. Ripensando a questa motivazione, riconosco la vera grandezza dell'artista e dell'uomo. Nello Spazio Luzzati ho voluto raccogliere tanti suoi materiali, fino ad ora sparsi nei nostri teatri, nei magazzini, in casa mia. Di fronte alla ricchezza di queste testimonianze, ho sempre avuto il desiderio di fare il punto della nostra storia e del nostro percorso, raccogliendo e custodendo questi oggetti per salvarli dalla dispersione. A un certo punto negli anni passati ho pensato di donarli al Piccolo Teatro di Milano, poi all'Institut International de la Marionnette di Charleville Mézières oppure al Museo della Marionetta di Palermo che ha il riconoscimento dell'Unesco. Fortunatamente, adesso posso dirlo, nessuno di questi progetti è andato a buon fine. E altrettanto fortunatamente l'estate scorsa con Donatella abbiamo avuto questa intuizione e tutto questo prezioso materiale è così rimasto a Piacenza, la mia città, la città di Teatro Gioco Vita, dove nascono i nostri spettacoli e i nostri progetti e da cui partiamo ogni volta per portare le nostre ombre in giro per il mondo».
Nello Spazio Luzzati oltre ai materiali relativi agli spettacoli d'ombre, ci sono le creazioni che lui ha realizzato per le rassegne e le attività sul territorio di Piacenza: manifesti, locandine, disegni, plastici. Un patrimonio originale, unico e prezioso che non solo racconta la storia culturale di una città a forte vocazione teatrale, ma documenta anche lo spirito creativo di Lele Luzzati. Lo spazio è nato dalla direzione artistica di Diego Maj, su ideazione di Anusc Castiglioni, Fabrizio Montecchi, in sintonia progettuale con Nicoletta Garioni. L'allestimento artistico è stato curato da Federica Ferrari e Nicoletta Garioni, la direzione artistica è di Anna Adorno, mentre le parti decorative sono state realizzate da Federica Ferrari e Nicoletta Garioni. Le luci sono curate da Anna Adorno e Alessandro Gelimini. L'allestimento tecnico è dovuto a Alessandro Gelmini, Davide Giacobbi e Vera Di Marco. «C'è un'ombra nella mia vita, è il Teatro Gioco Vita». Sono le parole che Lele ha regalato alla compagnia piacentina e che Diego Maj ha voluto realizzare in uno spazio non solo di conservazione del patrimonio artistico di Luzzati, ma soprattutto uno luogo da vivere e frequentare, pensato per le scuole e le famiglie in cui le capacità di illustratore di Luzzati si muovono, prendono forma e vita grazie alle ombre del Teatro Gioco Vita, alla memoria di spettacoli e iniziative a cui l'artista genovese volle dare il suo segno artistico.
Per informazioni e visite è possibile contattare l'Ufficio scuola e promozione del Teatro Gioco Vita: tel. 0523/315578 o scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ultima modifica il Venerdì, 27 Settembre 2019 21:58

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