mercoledì, 01 aprile, 2020
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La magia dello spazio scenico nello spettacolo "Storia di Zhang". -di Mario Mattia Giorgetti

Giovanni Moreddu in "Storia di Zhang", regia Mattia Sebastian Giovanni Moreddu in "Storia di Zhang", regia Mattia Sebastian

La magia dello spazio scenico
nello spettacolo Storia di Zhang
di Mario Mattia Giorgetti

Non parlerò subito dell’opera teatrale a cui ho assistito. Ne parlerò dopo. Apro, invece, con una nota sulla magia dello spazio teatrale, se vogliamo capire la regia dello spettacolo. Cosa è lo spazio teatrale? È tutto ciò che ospita una rappresentazione di un fatto: o meglio quando si stabiliscono due punti: un punto in cui si colloca lo spettatore e l’altro punto in cui uno o più attori vanno ad agire.
Non importa che sia un teatro regolare con tanto di palcoscenico, non importa che sia chiuso o all’aperto: basta uno spazio, un piano qualsiasi in cui si possono marcare questi due punti: uno di azione e uno di osservazione. Insomma, sono questi due punti che ospitano l’evento teatrale e lo fanno vivere. Lo spazio di azione lo si può definire in tanti modi: con un tappeto, con alcuni elementi scenografici, con una asta con microfono, un leggio: basta una linea di demarcazione dove da una parte si stabilisce il pubblico e dall’altra il luogo dove agiranno i celebranti, che possono essere un narratore, un mimo, un pantomimo, un danzatore, un musico, un cantante, un oratore.
In questa convenzione, sta la magia della rappresentazione, e questi due spazi uniti tra loro, creando uno spazio comune da vivere, potranno sempre ospitare il rito della rappresentazione e sopravviveranno nel tempo, finché l’uomo vorrà rappresentarsi dal vivo: per offrire conoscenza, sapere, memoria, scienza, eventi che agiscono; e in questo atto sta la magia dello spazio teatrale: dove, volendo, si possono far convivere, agendo contemporaneamente insieme, le discipline comunicanti, che faranno di sé spettacolo.
È quanto ha fatto la regia di Mattia Sebastian mettendo in scena “Storia di Zhang” di Tullio Moreschi, andato in scena all’Out Off di Milano, alla presenza di molti giovani motivati alla partecipazione.
Cosa ha fatto il regista, avendo a disposizione soli sette giovani attori?
Sul piano del palcoscenico ha incollato un ampio tappeto rotondo, disegnato come la proiezione del nostro pianeta, dominato al centro da un microfono con asta, ai lati ha collocato due schermi per fare agire i personaggi come silhouette, ha posto fuori dal cerchio il tavolo di lavoro del pittore Zhang, e fuori scena un tavolino dove un’attrice batteva due legni per dare scansione alle scene. Insomma, si è creato dei luoghi deputati dove svolgere le scene dell’impegnato testo di Moreschi.
Con questa struttura ha potuto muovere gli attori dando loro di volta in volta uno stile di recitazione: epico, portato, per i dialoghi dietro gli schermi, realistico, intimo, quando gli attori erano al centro del palcoscenico, claunesco quando i personaggi uscivano da dietro gli schermi, e poi portando i personaggi davanti al microfono quando voleva evidenziare amplificandoli i passaggi di denuncia del testo. Questa miscela di linguaggi dal vivo , supportati da interventi musicali, e un filmato di protesta civile, accompagnato da una canzone di Adamo, hanno fatto sì che l’opera prendesse un significato più metaforico, più ampio e dominante nel determinare lo spettacolo, con l’ausilio anche di un linguaggio di luci in armonia con le sequenze che venivano recitate di volta in volta.
La trama dell’opera ha assunto un valore, come ho detto, epico, dialettico, incisivo.
La scena avrebbe dovuto svolgersi nella angusta dimora di Zhang, pittore, condannato per sopravvivere e subire ricatti economici di un mercante d’arte.
Il suo lavoro e quello dell’adorata moglie Lin a malapena bastano a coprire modeste necessità e a mantenere vecchi genitori. La speculazione edilizia nel quartiere di Pechino da loro abitato rischia di cacciare gli artisti dalle loro case. Per difendere gli artisti Zhang inizierà uno sciopero della fame che lo porterà alla morte e alla presa di coscienza degli artisti che avvieranno una forte lotta. Una vera protesta verso il profitto disumano e una chiara denuncia verso il maltrattamento alla nostra umanità, in questo mondo globalizzato.
Gli attori Ginevra Masini, Sarà Fiandasca, Giovanni Moreddu, Maya Castellini, Alessandro Conversano, Nicola Soldani, Stefano D’Ippolito hanno aderito con passione al disegno registico dello spettacolo di Mattia Sebastian, e il numeroso pubblico non ha lesinato gli applausi. Spettacolo, per come è strutturato, può vivere in qualsiasi spazio scenico e quindi merita di essere fatto circolare. Anche per il prezioso messaggio che ci manda.

Ultima modifica il Giovedì, 13 Febbraio 2020 01:26
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

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