venerdì, 29 maggio, 2020
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L’Ultima regia di Luca Ronconi. "Lucia di Lammermoor" di Gaetano Donizetti. Roma 2015. Visione in streaming. OperaRomaTV. -di Federica Fanizza

"Lucia di Lammermoor", regia Ugo Tessitore, progetto Luca Ronconi. Foto Yasuko Kageyama, Teatro dell'Opera di Roma "Lucia di Lammermoor", regia Ugo Tessitore, progetto Luca Ronconi. Foto Yasuko Kageyama, Teatro dell'Opera di Roma

Lucia di Lammermoor
Dramma tragico in due parti di: Salvatore Cammarano
Musica: Gaetano Donizetti
Personaggi - Interpreti:
Enrico - Marco Caria
Lucia (I cast) - Jessica Pratt
Edgardo (I cast) - Stefano Secco
Arturo - Alessandro Liberatore
Raimondo - Carlo Cigni
Alisa - Simge Buyukedes
Normanno - Andrea Giovannini
Progetto di: Luca Ronconi
Regia: Ugo Tessitore
Maestro direttore e concertatore: Roberto Abbado
Maestro del coro: Roberto Gabbiani
Scene: Margherita Palli
Costumi: Gabriele Mayer
Orchestra e coro del Teatro dell'Opera di Roma
Allestimento: Teatro dell'Opera di Roma
Prima rappresentazione
Teatro dell'Opera, Roma
31 marzo 2015
Roma, Teatro dell'Opera
9 - 11 aprile 2020 (youtube OperaRomaTV)

La musica non si ferma. #iorestoacasa in tempo di epidemia non ha fermato il Teatro dell’Opera di Roma che con il “Teatro digitale” ha programmato, sul proprio sito ufficiale, alcuni degli spettacoli più interessanti andati in scena negli ultimi anni: una vera e propria stagione di teatro che consente di rispettare i decreto ministeriale senza rinunciare al calore dell’Opera. Come diceva Johann Sebastian Bach, “la musica aiuta a non sentire dentro il silenzio che c’è fuori”. I titoli presenti nelle settimane di programmazione rispecchiano a pieno le linee guida che hanno segnato le ultime stagioni: un teatro che mantiene sempre costante la sua sfida di essere in sintonia con il tempo nel quale viviamo, capace di rappresentare il meglio del teatro musicale italiano e internazionale di oggi con aperture a grandi produzioni e novità contemporanee, senza dimenticare il repertorio.
Ed ecco che a conclusione di questa fase di teatro digitale nella propria programmazione è stata inserita nelle date del 9 e 12 aprile quella che è stata l'l’ultima regia di Luca Ronconi: Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti. Il regista morì il 21 febbraio del 2015 con prove in fase di avvio.
Era la prima volta che il regista si confrontava con questo titolo: un progetto nato l'anno prima in un momento delicato per il Teatro di Roma tra commissariamenti e risanamento economico.
Il suo progetto è stato poi realizzato dai collaboratori storici dello staff di Ronconi, Gianni Mantovanini (luci), Gabriele Mayer (costumi), Margherita Palli (scene) coordinati da Ugo Tessitore (regia) che si è preso l'incarico di realizzare i dettami registici. Sul podio dell’Orchestra del Teatro il maestro Roberto Abbado. Nei ruoli principali: Lucia con il soprano Jessica Pratt, con accanto il tenore Stefano Secco, Edgardo Ravenswood, il baritono Marco Caria in Enrico Ashton e Carlo Cigni in Raimondo. Per chi era presente alla prima del 31 marzo 2015 era palpabile un clima di attesa di questo omaggio a posteriore ad un grande del teatro internazionale anche per l'annunciata presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, appena eletto, alla sua prima uscita ufficiale. L'ultima realizzazione del regista si annunciava con il suo stile interpretativo che scardinava i linguaggi della scena e del testo e li piegava all'interno di una nuova visione dello spazio teatrale. Quest' ultima regia di Luca Ronconi, unico suo approccio alla Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti, dedicata alla sua memoria, è la degna conclusione del suo percorso di regista e interprete della scena teatrale nella reinterpretazione dello spazio scenico e narrativo, che è stata la sua firma ad iniziare dalla Valchiria wagneriana a Milano nel 1974 e proseguita con il Faust di Gounod a Bologna l'anno successivo. La sua lettura è quell'andare oltre la cronologia drammaturgica del libretto e di collocare le vicende in un tempo storico "altro" parallelo ai tempi di creazione dell'opera stessa. Infatti a fronte di una struttura scenica moderna ed essenziale troviamo infatti in questa Lucia romana, i costumi di Gabriele Mayer che ci ricollegano ad un Ottocento borghese con sciabole d'ordinanza, cravattoni, gillet e sparato, donne in austero lungo grigio. La scenografa Margherita Palli materializza le idee del regista un allestimento che attua, nelle forme geometriche e algide, una prigione, ma anche un monastero, una fortezza, un manicomio: quello che qualche anno fa si definiva una “istituzione totale”. Idea che poggia certamente sugli aspetti emotivi e psicologici del libretto di Cammarano, che dal romanzo storico di Walter Scott recupera un fatto di cronaca accaduto della Scozia del XVII sec. reinterpretato in un ambito dominato da un opprimente universo maschile, fatto di odi e di lotte politiche di cui Lucia già mentalmente instabile e vittima, si colloca senza alcuna via di uscita. Su questa patologia si regge tutta la lettura ronconiana della sua Lucia. Dalla struttura scenica fatta di grate, di praticabili e pedane in acciaio, l'altra unica donna, Alisa, non è certo un'amica o confidente di stampo romantico, ma quasi una aguzzina che la controlla, una crudele superiora, una carceriera. E che siamo all'interno di un manicomio lo puntualizza la scenografa Margherita Palli: ci sono muri, sbarre, grate, e una fontana che può richiamare non mollezze acquatiche, piuttosto una metallica vasca di contenzione, un gelido lavatoio manicomiale, ricreando una sensazione onnipervasiva di straniamento. La natura evocata dalla musica e dal libretto rimane fuori della visuale. Il cast era quanto di meglio si potesse trovare in ambito italiano per allestire una Lucia di Lammermoor di qualità. Certo la pratica in scena poi ha sortito altri effetti: non tutte le entrate e uscite degli artisti erano coordinate, come clamoroso è il finale della scena pazzia con Lucia che riprende la sua percorso da dove era venuta come una semplice uscita di scena in una sorta di ora d’aria, nonostante il pathos intrepretativo che si percepita in scena. Le recensioni di allora ci riportano uno squilibrio di resa nelle voci, che il video di fatto non rileva, con il tenore Stefano Secco, un Edgardo che si dimostra ordinato senza sbavature o forzature, anzi in possesso di mezzi vocali adeguati per gestire un ruolo cardine della vocalità di tenore romantico, fornito di buona dizione e la giusta energia nell'interpretare i momenti di assieme e l'aria conclusiva "Tombe degli avi miei" con giusto struggimento drammatico. In una regia e in una ambientazione asettica, l'Enrico di Marco Caria adatta la parte alle sue possibilità vocali, risultando tra l'altro in linea con una regia che lo vede freddo calcolatore delle vite altrui, mentre concreto nella sua narrazione il canto Carlo Cigni, Raimondo, di autorevole qualità. Il Coro del Teatro dell'Opera di Roma diretto da Roberto Gabbiani ha mostrando compattezza nelle parti di massa del I atto e nella grande scene drammatiche del matrimonio e della pazzia, come funzionali gli interventi di Andrea Giovannini nei panni di Normanno e di e Alessandro Liberatore, Arturo, che ha contribuito alla buona riuscita del matrimonio, e al sostenere la sua parte nel concertato del sestetto. Ma la Lucia di Lammermoor vive di vita propria attorno al soprano, qui interpretato da Jessica Pratt. Il risultato nella linea di canto e di resa vocale ne fa un personaggio astratto nel tempo e nello spazio. Anzi l'ambientazione anonima ne amplifica questa linea di canto. In questo, più che nell’esagerazione claustrofobica delle gabbie della scena del matrimonio che ospita come invitati al matrimonio fantomatiche pazze, il senso del lavoro registico, sta proprio nelle azioni e movimenti del personaggio di cui la protagonista, si è avvantaggiata sul piano dell’espressione. Al contrario di quanto normalmente accade la regia non stava nelle scene stilizzate o nella durezza della lettura adottata, quella della storia della contrizione ed oppressione di una ragazza spinta alla follia dal contesto ambientale, ma dalla gestualità, di sguardi e di posture. Voce pulita libera da suoni spinti e da manierismi vocali, ha cantato fluidamente l'aria “della pazzia”, accompagnata dalla glassharmonica di Sasha Reckert con cadenza di tradizione, con il risultato di una proiezione vocale di questo stato d'animo di estraniazione e di costrizione: il canto come liberazione del corpo e dell'anima dal carcere di segregazione fisico e mentale. Il video era stato approntato per una circolazione in DVD che poi non è avvenuta. La registrazione ha avuto il merito di evidenziare alcuni particolari che la visione a teatro sfuggiva, gli sguardi dei personaggi la partecipazione emotiva e di immedesimazione nel proprio ruolo della Pratt, certamente la sua prova migliore dal punto di vista interpretativo e di raggiungimento di maturità e consapevolezza vocale. Ma nel contempo il registrato ha amplifica le sbavature nella gestione musicale condotta da Roberto Abbado, con conclusioni affrettate delle frasi musicali, evidenziando una lettura che traspare l'assenza di pathos emotivo. La regia del video appare sfasata rispetto l’andamento del palcoscenico della regia teatrale. Alcune riprese denotano scelte di tagli di scena che non si connettono con la musica, veloci salti di inquadrature come ad inseguire l'artista sul palco più che ad anticiparne i suoi spostamenti, prevedibili se supportati da una visione dell'insieme del palcoscenico e dalle note di regia, qualche ingenuità nel sottolineare i primi piani degli attori. Si spera che questo allestimento di Luca Ronconi, parte integrante della storia dello spettacolo lirico internazionale possa essere ripreso in tempi migliori e adeguatamente supportato dall'esperienza vocale da parte di chi sta dimostrando di avere maturato una vasta esperienza nel ruolo vocale di Lucia e non ancora autorevolmente documentato.

Federica Fanizza

Ultima modifica il Martedì, 14 Aprile 2020 09:36

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