lunedì, 25 maggio, 2020
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Giorgio Panariello in Streaming. Letture tratte da Gaber, Stefano Benni, Roberto Lerici e Romano Bertola. -di Pierluigi Pietricola

Giorgio Panariello Giorgio Panariello

Quello che sempre mi ha colpito, e colpisce, di Giorgio Panariello è di essere un attore sincero. Un paradosso per chi, come lui, ogni giorno pratica l’arte della recitazione, la cui caratteristica principale dovrebbe essere – a detta dei più – quella di raccontare bugie facendole apparire reali. Sotto tale aspetto, è difficile riscontrare in Panariello l’artificio, il trucco ostentato al punto da far capire al pubblico che quel personaggio non esiste nel mondo di tutti i giorni, ma è pura rappresentazione. Beninteso: il palcoscenico deve comunque rimanere luogo dove gioco e fantasia hanno il compito di darci un’immagine intelligibile e verosimile della realtà. E questo Panariello lo sa bene. E però lo rimodula in modo originale e delicato. Nel senso che non gli interessano né l’interpretazione veristica dei personaggi, né quella caricaturale. Non gli piace l’immedesimazione, ma neppure ama lo straniamento. E allora? Il cuore dell’arte attoriale di Panariello è, mutatis mutandis, simile alla pittura di Piero della Francesca: rappresentare sentimenti e situazioni senza esprimerli, perché tale compito spetta a chi assiste allo spettacolo.
Da qui ne scaturisce una recitazione priva di toni esagerati, voce eccessivamente tuonante, sentimenti interpretati con foga da attore mattatore. Tutto si regge su un accenno, appositamente scelto ed espresso a seconda della situazione scenica. Affinché il pubblico sia toccato dalla recitazione in modo delicato, piuttosto che aggredito.
Caratteristiche che emergono benissimo nel pot-pourri in streaming che Panariello ha approntato sul canale Youtube della Fondazione Teatro della Toscana. Letture tratte da Gaber, Stefano Benni, Roberto Lerici e Romano Bertola. Testi che, muovendosi tra l’ironia e un senso del tragico che mai decade nel patetico, ci offrono nell’insieme un messaggio che, a un dipresso, così si potrebbe riassumere: al bando ogni esagerazione, paranoia, retorica con le quali si è soliti rivestire la realtà e quanto intorno ci accade. Perché si finirebbe per fraintendere quello di cui, volontariamente o no, si fa esperienza. Unica arma possibile di distanza dagli eventi per comprenderli nella loro portata è l’ironia. Come, ad esempio, quella praticata da Bertola: “Non era nessuno. Si uccise con una pistola caricata a salve”.
Molto misurato Panariello nel leggere, interpretativamente, le parole di questi autori. Non ha loro impresso alcuna sua intenzione, ma ha cercato di rendere – vocalmente e mimicamente – quello che Roland Barthes chiamava il piacere del testo. La gioia, cioè, di scoprire che nella parola scritta – come nella vita – non vi è un unico significato, ma tanti e indefiniti. E compito dell’artista – scrittore e attore – è coglierli e racchiuderli nelle metafore cui dà vita. Perché? Per permettere a tutti noi di vivere con quel disincanto che non è preludio alla mestizia ma gioia nell’aver appreso, compreso e, finalmente, fatta propria una realtà che, altrimenti, sarebbe rimasta fuggente.

Pierluigi Pietricola

Ultima modifica il Venerdì, 24 Aprile 2020 22:01

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