lunedì, 25 maggio, 2020
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Fondazione Teatro della Toscana – Evento – STEFANO ACCORSI legge "Favole al telefono" di GIANNI RODARI. -di Pierluigi Pietricola

Stefano Accorsi Stefano Accorsi

Stefano Accorsi legge due fiabe di Gianni Rodari tratte da Favole al telefono. Questo Giano bifronte, che ai voli della fantasia sa affiancare la sistematicità d’una logica serrata e vigile, pare raccontarci il periodo buio che viviamo. E ci dice che non sempre la realtà è ciò che crediamo. Essa cela più di quanto stupidamente pensiamo. Ha, tra le maglie dei fenomeni che rapidi scorrono sotto ai nostri occhi ingenui, fiumi di mondi paralleli che esistono in silenzio e che non ci disturbano. E perché ciò avviene? Per non disturbare la nostra credulità, innocente e al contempo colpevole di nasconderci la verità a favore di stupide illusioni.
Ma ecco la grande lezione di Gianni Rodari: mostrarci questo confine sottile tra quello che crediamo reale e ciò che, invece, riteniamo pura fantasia. Egli per mezzo di fiabe – l’evoluzione degli antichi miti, storie di verità scolpite nell’animo degli uomini – ci insegna che il mondo che viviamo in stato di veglia non è che frode, in ciò riprendendo la teoria avanzata dall’Advaita Vedanta che, annullando la costrizione logica della dualità, introduce l’uomo all’esperienza metafisica.
Ed è l’esperienza metafisica che, fuor di metafora, ci raccontano le fiabe di Rodari scelte e lette da Stefano Accorsi: Giacomo di cristallo e Storia universale. Nel giro di poche pagine, con uno stile lucido, secco, controllato e levigato, ecco narrata la storia di un bimbo e di un uomo di cristallo al quale è impossibile mentire sia per volontà che per convenienza; e la storia d’un mondo che non aveva nulla ai suoi primordi tranne gli umani, con i loro difetti che avrebbero prima o poi sparso per tutta la terra.
Quanto sarebbe stato bello ascoltare questi apologhi recitati, sebbene solo in lettura, con più passione e creatività di quella impressa da Stefano Accorsi. Che delusione vedere Rodari, il principe della fantasia amato da bambini e adulti, impoverito dei suoi voli pindarici. Nella chiave interpretativa scelta da Accorsi, le parole lette non sono mondi cui dare corpo e colore, ma suoni appena dotati di ritmo, così piano e flebile al punto dall’essere percepito a fatica.
E dire che in tempi in cui il teatro ha dovuto soccombere alla stringente necessità di chiudere i battenti per salvaguardare la salute pubblica, l’unica arma che gli attori hanno per far assaporare agli spettatori la quintessenza del palcoscenico è la grana della loro voce, espressione d’un sentimento ricostruito come se fosse reale e restituito con modulazioni tenui, dolci o potenti. Che peccato quando tale miracolo non avviene. Che delusione vedere un attore rinunciare alla sola arma grazie alla quale può vivere e aiutare il pubblico a sopportare il peso d’una cruda, triste e banale realtà: la fantasia.
Gli attori debbono, con la loro voce, mantenere fra le persone vivo il ricordo del palcoscenico e della platea. Non c’è altra difesa per far tornare a splendere il teatro quando, passata l’urgenza sanitaria, riaprirà al pubblico le sue porte d’ingresso.

Pierluigi Pietricola 

Fondazione Teatro della Toscana – Evento – Stefano Accorsi legge Favole al telefono di Gianni Rodari

Ultima modifica il Giovedì, 30 Aprile 2020 00:05

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