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REGGIO PARMA FESTIVAL - Mostrario di Yuval Avital. -di Federica Fanizza

Reggio Emilia, Teatro Romolo Valli, 11 dicembre 2022
Reggio Parma Festival
Mostrario
di Yuval Avital

Teatro Municipale Valli di Reggio Emilia (Parte III, 10 e 11 dicembre)

Per tre weekend, tra il 18 novembre e l’11 dicembre, il Mostrario dell'artista israeliano Yuval Avital ha trasformato completamente in spazi onirici, espositivi e performativi, i principali teatri delle due città di Parma e di Reggio Emilia – il Teatro Regio di Parma, il Teatro Due e il Teatro Municipale Valli – portando così a compimento, con questo intervento, l’anno del “Bestiario della Terra” voluto e realizzato dal Reggio Parma Festival. Il resoconto si riferisce alla performance di Reggio Emilia, terza tappa del percorso creativo, ricevendo certamente una percezione parziale del viaggio artistico modulato come un cammino esperienziale. Un evento che è stato accolto con interesse dalla città in quanto un flusso continuo di spettatori, oltre 1300 presenze, ha esaurito la disponibilità di ingressi contingentati nel corso delle due ore di apertura, richiamati dalla duplice opportunità di accedere agli spazi teatrali e alla performance artistica, ampiamente annunciata e preceduta nel corso dell'estate da eventi preparatori. Muovendosi liberamente alla scoperta dell’anima fisica più profonda dei teatri – anche attraverso ambienti solitamente inaccessibili al pubblico – spettatori o, meglio esploratori, hanno potuto imbattersi in performance dal vivo, installazioni, sculture, sonorità e opere di grandi dimensioni pensate e create appositamente dall’artista. Mostrario, termine coniato dalla figlia dell'artista sfogliando i disegni del Bestiario di Yuval Avital si presenta come una creazione artistica multiforme che coinvolge tutti i linguaggi della comunicazione sensoriale nel condurre lo spettatore e ascoltatore in una esplorazione fantastica e immaginativa della relazione tra essere umano e animale. Musica da camera, elettronica, sculture sonore, effetti luce, video art, installazioni, presenze performative che si esauriscono nel momento dell'incontro, animano il complesso affresco artistico costruito come stazioni delle sacre rappresentazioni medievali sparse in tutti gli ambiti del teatro: dai sotterranei locali caldaie alla balconata del graticcio del palcoscenico ai corridoi di accesso ai palchi. Figure antropomorfe, animali ed esseri ibridi tra umano e naturale prendono vita nel percorso fatto da 7 postazioni allestite in tutti gli spazi dell'ampio Teatro Valli di Reggio Emilia. C'era da chiedersi in quale fosse la dimensione migliore di percezione dell'evento da parte del visitatore, anche perché alcune situazioni prendevano vita nel diretto contatto tra attore e spettatore. Nello spazio Foyer (atrio) ci si imbatteva in installazioni dedicate alle Ninfee e alle creature degli stagni con inserimenti di postazioni video e sonore dal vivo con il Glockenspiel, tra Libellule e Ninfee, figure fiabesche estenuate e macilente in contrasto con la mendace suadente voce di un avatar digitale. Procedendo per i vari ordini dei palchi si incrociavano postazioni di topi rosicchianti enormi forme di formaggio, in attesa di una partita a carte, intenti alla lettura di giornali o sorseggiando tazze di tè tra chiacchiere nonsense. Questa è stata certamente la parte in cui al pubblico era permesso interagire con questi gruppi che volentieri si attardavano a scambi di battute. Fra le scene dal vivo, tra gli spazi nascosti dell'edificio teatrale, Il campo delle Mandragole vedeva la partecipazione dei soprani Monica Benvenuti e Silvia Pepe, mandragole urlanti strappate alla terra che le ha generate e immagini di mostri ibridi generate da intelligenza artificiale. In palcoscenico, La Città dei Peluche, con otto danzatori della compagnia Michele Merola Contemporary Dance Company sotto l’apparenza tenera dei pupazzi riempivano questa piazza luogo di un’inquietante ambiguità muovendosi nello spazio palcoscenico tra quadri elettrici, effetti audio e video dirompenti in un villaggio di tela da dove piovevano pupazzi. Con un percorso che procede fino al loggione, strumentisti spuntavano qua e là dai palchi annunciati dal suono causale dei loro strumenti, arrivando fino alla balconata del graticcio, cuore della macchina teatrale, dove l'altezza ci ha fatto percepire la fossa dei serpenti (Sala della Vipera e dei vermi giganti, azioni sceniche stessa compagnia Michele Merola Contemporary Dance Company). Si ridiscende, dove i topi irridono delle tue paure ed ecco che ci si sprofondava nel sottopalco con il groviglio di tubi e dove con il titolo provocatorio di Porcile il prosciutto appeso fa bella mostra di se. Nuovamente si riemerge e nella sala monumentale degli specchi un video proietta scene di bambini in veste di coniglietti, un finto pianoforte suona marcette. E' Il Giardino segreto dei conigli un’isola felice e turbata da presenze enigmatiche che animavano una villa monumentale abbandonata nei dintorni di Reggio, chiedendosi il senso degli incontri e del raccontare. Muovendosi tra la gente negli spazi abbastanza ristretti dei corridoi di passaggio si esce dal teatro interrogandosi su quale sia il significato di questa esperienza che non è solo artistica, musicale o spettacolare. Visto la folla che ha riempito gli spazi, e partecipato all'evento forse ravvedersi che senso del teatro si stia modificando verso una più attiva interrelazione tra spettatore/ascoltatore/visitatore/attore in uno spazio teatrale che si fa totalizzante.

Ultima modifica il Mercoledì, 14 Dicembre 2022 08:36

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