domenica, 03 marzo, 2024
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PER IL RILANCIO DEL TEATRO RAGAZZI E DEL DIALOGO CON IL MONDO DELLA CRITICA . Tre spettacoli del tutto diversi visti in una settimana a Parma. -di Valeria Ottolenghi

"Briciole di felicità”, regia: ArteVOX Teatro "Briciole di felicità”, regia: ArteVOX Teatro

Bisogna ricominciare a scrivere di teatro ragazzi. Con il senso critico di allora. Considerando coloro che guardano, studiano e analizzano come compagni d’avventura che sanno segnalare felici intuizioni o pigrizie. Sì: come un tempo, quando, pur tra sfide e invidie (non è mai esistita l’età dell’oro), si parlava franco perché il movimento era fondamentale per far nascere stagioni, rassegne per le scuole, festival. Poi si è tutto normalizzato tra teatri d’innovazione e relativi riconoscimenti ministeriali  - e il gioco degli scambi. Nel frattempo la critica - che pure aveva trovato, sia pure a fatica, spazio per recensire i singoli spettacoli di teatro ragazzi - ha perso terreno su tutti i fronti, almeno per lo spazio dedicato alla competenza, privilegiata la semplice opinione web. E a soffrirne più di tutti è stato - ed è tuttora - proprio il teatro ragazzi, anche se da tempo è assai vasto il pubblico che lo segue, con le scuole la mattina, la domenica pomeriggio per le famiglie. Bene! Ma sarebbe bello - e utile - tornare a quella “vigilanza critica” che aveva saputo aiutare tanto felicemente la crescita di questo “settore” che ancora, come tanto teatro di ricerca italiano, è caratterizzato da un’infinità di poetiche diverse. Così come era nato: i bambini non hanno un’idea precostituita di teatro e sono quindi in grado di accogliere ogni stile, linguaggio, forma di partecipazione. Sperimentazione libera! E non sarebbe difficile dimostrare che molto teatro di ricerca - per artisti e modelli - hanno trovato origine in quell’ambito nascente, pieno di energia e creatività. Qui tre esempi di spettacoli visti in una sola settimana a Parma: teatro di figura e proiezioni da un testo per bambini; una drammaturgia densa di pensiero e forza coinvolgente sullo sport, ricca di stimoli per tutti; un piacevole intrattenimento di pura fantasia con le funzioni proprie della fiaba.

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“Briciole di felicità”
di: Anna Maini
ispirato a: “Il venditore di felicità” di Davide Calì e Marco Somà, Premio Andersen 2019, Kite Edizioni
regia: ArteVOX Teatro
consulenza artistica: David Faraco (DK)
con: Alessia Candido e Matteo Piovani 
muppet: Sig. Formicola, Marco Lucci
illustrazioni: Rossana Maggi 
video design e animazione: Maria Elena Fusacchia
oggetti di scena: Giorgia Goldoni
musiche: Gipo Gurrado, Francesco Saverio Gliozzi
produzione: Fondazione Sipario Toscana, Teatro Linguaggicreativi 
Visto al Teatro al Parco di Parma nella stagione Briciole Solares

Sì: quel gruppo di abitanti, vicini di casa in un ampio caseggiato dalla struttura essenziale, erano decisamente tristi, sconfortati, se tutti avevano accettato di comprare - siamo alle prime scene - il barattolo della felicità! Un imbonitore, modello Dulcamara nell’”Elisir” donizettiano, vendeva spudoratamente non creme e pozioni con specifiche finalità, ma proprio l’assoluta letizia, il benessere conquistato: certo, come nell’opera, dovevano aspettare che prima si allontanasse perché potessero godere degli effetti benefici di quell’acquisto. Un’illusione naturalmente, che rende tutti ancora più cupi e pessimisti. Facile quindi individuare nel nuovo arrivato - abitante di quella geometrica composizione, una sorta di tenda stilizzata posta davanti a casa - una presenza ostile, da disprezzare, buffa creatura dalle grandi orecchie, Ohibò il suo nome, pupazzo mosso da una figura in nero. Del resto tutti i protagonisti di “Briciole di felicità” - di Anna Maini, ispirato a “Il venditore di felicità” di Davide Calì e Marco Somà, Premio Andersen 2019 - sono solo personaggi animati, di diversa grandezza: appariranno via via alle finestre che si sveleranno un po’ alla volta in quella facciata che accoglie diverse proiezioni colorate, come alberi spogli con foglie mosse, ma poi anche un sipario. Perché sarà una grande scoperta il teatro, così come il piacere di stare insieme, condividere problemi e stati d’animo, un modo per sciogliere amarezza e malevolenza, condizioni emotive che facevano solo male a chi le ospitava dentro di sé. Spettacolo multicolore, con molte situazioni divertenti, “Briciole di felicità” ha divertito i bambini accolti nella Sala Grande del Teatro al Parco di Parma, stagione Briciole Solares, per le immagini in continuo movimento, la figura di Ohibò, il piacere di scoprire il teatro insieme a tutti quegli abitanti prima incapaci di sorridere.

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“Liberatutti”
di: Marta Abate e Michelangelo Frola 
con: Simone Benelli, Francesco Fontana, Damiano Grondona, Chiara Leugio, Sofia Pagano Soares 
produzione: ScenaMadre, coproduzione Gli Scarti ETS 
con il sostegno di Comune di Genova - progetto Start and Go, Teatro Pubblico Ligure 
Spettacolo finalista in box verde 2023
Visto al Teatro al Parco di Parma nella stagione Briciole Solares

Parco Liberatutti

Che differenza c’è tra il riscaldamento per l’attività sportiva e quella teatrale? Tante le affinità, anche teoriche tra teatro e sport, il corpo al centro dell’azione. E all’ingresso di <Liberatutti> i quattro protagonisti stanno facendo esercizi per tenersi pronti a scendere in campo (in scena per una prova?), i borsoni a lato, tutti vestiti in modo libero, comodo, colori diversi. Lo spettacolo si sviluppa per situazioni, ironiche, satiriche, con citazioni da film e pubblicità: non importa gli ostacoli, le difficoltà, bisogna tener duro sapendo che è possibile vincere. Ma si intravedono anche altri riferimenti, più personali, propri dei quattro personaggi, due ragazze e due ragazzi: loro sembra si trovino lì per svolgere una forma particolare di terapia, così da imparare a vivere lo sport  in modo diverso, più sciolto e libero. C’è chi aveva aggredito una compagna perché aveva vinto e chi era andato moltiplicando i rituali prima del gioco, infiniti i segni che potevano portare fortuna o sfortuna in campo. Ma c’è un altro personaggio nello spettacolo, di cui si sente solo la voce: allenatore, terapeuta? Con leggerezza e molta energia, anche fisica, ci si avvicina a molteplici questioni, gli sponsor, le timidezze, il dolore delle sconfitte…Corpi ed emozioni in un tutt’uno, così come i tempi della vita, l’allenamento evoca giochi come “Un due tre stella”, “Bandiera”, “Regina reginella” con i passi di diversi animali, in cerchio per “…il pezzettino del mio codin”. Ci si diverte ma con un fondo di ambiguità, di disagio. Nulla è semplice nella vita. E’ indispensabile la sfida estrema? Giocare con gli occhi bendati per esempio? Tra le domande della Voce: “Il calcio è un gioco?”. Come si fa a capire se si è guariti? Basta gridarlo tutti insieme? Con lo scotch da muratore viene costruita una sorta di ragnatela che occupa tutta l’area della scena. Correre intorno. Nuovi pensieri su alcune scelte, scendere in piazza per la nazionale e non contro il razzismo per esempio, o spendere tanto, tanto di più per un paio scarpe di marca che per il regalo di compleanno alla mamma…Un bel ritmo nel divertimento, nella complessità, una felice teatralità di gruppo. 

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“Orazio tanti colori”
regia: Mario Mascitelli
con: Martina Manzini, Silvia Santospirito e Alessandro Glorioso 
Produzione: Teatro del Cerchio
Visto a Parma, al Nuovo Teatro del Cerchio

cerchio orazio

Pochi attori e numerosi ruoli per una fiaba che si svolge in fondo al mare. Con la storia di un pittore che dovrà superare numerosi ostacoli per raggiungere la sua Principesciolina, una sorta di sirena che canta dietro un telo leggero di plastica. Si annoia Orazio - questo il nome del pittore, facilmente storpiato quando si presenta - non trovando stimoli per la sua arte. Soprattutto sente l’urgenza d’amare. Tante le situazioni buffe, alcune forse pensate più per gli adulti: il Teatro del Cerchio ha un vasto seguito di pubblico nei pomeriggi festivi, la sala sempre stracolma, i bimbi raccolti davanti: volentieri gli spettacoli sono realizzati con questa consapevolezza, con le risate che possono avere tempi diversi mentre vanno svelandosi percorsi narrativi che coinvolgono sempre tutti, solo a tratti con modalità differenti. 

<Vorrei incontrare una pesciolino di cui potermi innamorare>: è il momento in cui l’eroe/ protagonista di una storia si allontana dal suo solito mondo, alla ricerca di qualcosa e, affrontando nuove avventure, superando ostacoli e paure, diventerà grande. Il lieto fine spesso con il ritorno e uno sposalizio.  <Perché una storia riesca realmente a catturare l’attenzione del bambino deve divertirlo e suscitare la sua curiosità>, scrive Bettelheim in <Il mondo incantato>, ma è necessario che la letteratura - e il teatro - favoriscano l’accesso a un significato più profondo, offrendo anche strumenti per comprendere <se stessi in questo complesso mondo con cui si deve imparare a venire a patti>. Per questo le fiabe appaiono così semplici, scorrevoli, mentre in verità <recano importanti messaggi alla mente coscia, precoscia e subconscia>, arricchendo la vita del bambino. Sì: Orazio riuscirà sicuramente a superare le sue prove e a far innamorare Principescolina…

Valeria Ottolenghi

Ultima modifica il Venerdì, 02 Febbraio 2024 14:43

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