sabato, 26 settembre, 2020
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TREVISO, Rassegna estiva “Tutti i gusti del teatro” - "LA FATICA DI ESSERE UNO SPETTATORE" con Fabio Sartor. -di Francesco Bettin

Fabio Sartor in "La fatica di essere uno spettatore". Fabio Sartor in "La fatica di essere uno spettatore".

LA FATICA DI ESSERE UNO SPETTATORE
di Pierre Notte
traduzione e adattamento di Fabio Sartor
con Fabio Sartor
Regia Fabio Sartor
Produzione Teatro Stabile del Veneto
Rassegna estiva “Tutti i gusti del teatro” - Treviso
Treviso, Teatro Mario Del Monaco, 24 e 25 agosto 2020 

Padova, Teatro Verdi, 27 e 28 agosto 2020

Anche lo spettatore teatrale finalmente ha il suo ruolo di rilievo, essendo messo al centro di questo ottimo testo di Pierre Notte, tradotto, adattato e messo in scena da Fabio Sartor, e andato in scena a Treviso e a Padova (che si spera venga presto ripreso) nell’ambito dell’interessante rassegna estiva “dentro” il teatro, per intenderci non in arene all’aperto, proposta dal Teatro Stabile del Veneto. Si rovescia la scena, gli spettatori sono seduti sul palcoscenico con gli occhi verso la platea (a sipario chiuso), e con il protagonista davanti. Un piccolo grande onore, fin da qui. Una sedia, un piccolo tavolino e un leggìo, oltre a qualche invenzione teatrale sempre d’effetto, come l’efficacissima scena della neve finta gettata dalla tramoggia in alto, sull’attore. E il pubblico qui aumenta il suo ruolo, appunto. E’ l’importanza dello spettatore che conta, ora. Sartor recita, analizza diatribe varie e convinzioni perlopiù sul mondo del teatro, spesso messo in confronto al cinema, ma punta l’occhio e va diretto su chi lo spettacolo lo guarda, lo spettatore appunto. Lo guarda, o sonnecchia, o sbircia il cellulare perché sappiamo che chi è seduto (abbastanza scomodamente, spesso) sulla poltrona di una sala teatrale arriva anche a fare tutto ciò. O a essere disinteressato, o al contrario, a seguire spassionatamente quello che l’attore o il regista si inventano. Per cui lo spettatore deve lavorare, concentrarsi e mettere la sua fantasia al servizio della piéce che via via si sviluppa. E tutto può essendo intercalato da una tosse, breve o appena accennata, o a piccoli mugugnii di riguardo, di approvazione o scontento. Lo spettatore è tutto, è di più. E Fabio Sartor lo coccola, pur mettendolo in guardia, o meglio, facendogli prendere coscienza del suo ruolo. Sartor sulla scena si muove con il consueto brio, e la sua esperienza gioca un ruolo attivo che va di pari passo con la bellezza del testo di Notte, a sua volta ottimamente adattato dall’attore. Si potrebbe definire forse un seminario invece che rivolto all’attore, proprio allo spettatore. Un’immersione verbale che fa ragionare, e magari fa andare a casa dopo lo spettacolo pieni di autostima, come suggerisce il protagonista. Si omaggia anche Franca Valeri con una sua frase, e si ricorda la fatica di chi si siede e osserva, perché a teatro “non ci si rilassa”. Ed è vero, magicamente reale tutto ciò. Emblematica è anche la scena dell’attore sopra la sedia che si “tuffa” in un bicchiere ai suoi piedi, sulla bianca tela posta sul palco. E’ forse una piscina? Potrebbe, basta crederci. E si passa anche su dichiarazioni dirette su cinema e tv, veri fino a mostrarne la realtà, non come il teatro che fa invece sognare. E quelle scomode poltrone citate prima lo sono apposta fatte così, per non abbandonarsi del tutto. Il contrario, appunto di cinema e soprattutto tv, dal telecomando soporifero, che fa spegnere lo spettatore quando si accende la scatola piena di immagini. A teatro “si è liberi di inventare” perché ogni cosa può essere vista come viene narrata, anzi “deve” esser vista così. Altro che Hollywood, a teatro si esiste, perché lo stesso attore che recita se rimane solo non esiste. Ha bisogno del pubblico, e viceversa. E’ quella “magia” citata più e più volte, è quello stato di grazia dove attore e spettatore si uniscono e diventano comunità, indipendentemente dagli eventi esterni, come l’obbligo di distanziamento di una pandemia. E’ il ritrovarsi, il ricatapultarsi nella gioia del teatro, di essere attore , di essere spettatore. Fabio Sartor affronta con passione sincera il testo, molta convinzione, e sempre con grande bravura, interpretando e firmando un allestimento che visti gli applausi ricevuti è piaciuto davvero, a quel faticante del teatro che si chiama spettatore.

Francesco Bettin

Ultima modifica il Lunedì, 31 Agosto 2020 23:17

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