lunedì, 26 ottobre, 2020
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FESTIVAL VERDI 2020 "Scintille d'opera": "MESSA DA REQUIEM", di Giuseppe Verdi. -di Federica Fanizza

Festival Verdi 2020 - "Messa da Requiem". Foto Riccardo Ricci Festival Verdi 2020 - "Messa da Requiem". Foto Riccardo Ricci

Festival Verdi 2020 Scintille d'Opera
MESSA DA REQUIEM DI GIUSEPPE VERDI
Edizione critica a cura di David Rosen (The University of Chicago Press, Chicago e Casa Ricordi, Milano)
Dedicato a Piero Farulli nel centenario dalla nascita
In memoria delle vittime della pandemia
Interpreti
Soprano ELEONORA BURATTO
Mezzosoprano ANITA RACHVELISHVILI
Tenore GIORGIO BERRUGI
Basso ROBERTO TAGLIAVINI
Direttore ROBERTO ABBADO
Filarmonica Arturo Toscanini
Coro del Teatro Regio di Parma, diretto Martino Faggiani
Parma, Parco Ducale venerdì 18 settembre 2020

E' vincente la scommessa fatta da Anna Maria Meo, Direttore generale del Teatro Regio di Parma e Direttore artistico del Festival Verdi, di collocare negli spazi aperti del Parco ducale antistanti il Palazzo di Maria Luigia d'Austria gli appuntamenti principali di questa edizione del festival 2020. Spazi che hanno garantito accesso ad un pubblico numericamente sufficiente, visto le prescrizioni sanitarie, e a creare attenzione della città sugli eventi in calendario, assicurandosi la presenza di un pubblico eterogeneo per età. Dopo il Macbeth in forma di concerto, così è stato anche per questa occasione del "Requiem" verdiano, dedicato alle vittime della pandemia che ha colpito pesantemente la comunità parmense, "omaggio commosso, condiviso dalla presenza del Sindaco Pizzarotti, del Teatro Regio di Parma e del Festival Verdi a tutte le vittime della pandemia – dichiara il, Direttore generale del Teatro Regio di Parma e Direttore artistico del Festival Verdi. La musica non cancella il dolore, la sofferenza...”. Roberto Abbado, a capo dell'orchestra Filarmonica Toscanini e dei complessi corali del Teatro Regio, nella sua funzione di direttore musicale, si è assunto la responsabilità e l'onore di essere guida di questa esecuzione, una celebrazione per la città, per rinsaldare i legami tra Festival e comunità. Ecco che la musica si fa celebrazione civile e atto di memoria oltre la valenza religiosa che i termini quali "Messa" e " Requiem" possano acquistare senso davanti a Dio o agli uomini, ciò dipende dalla propria formazione culturale e interiore di ciascuno di noi, per diventare monito per un futuro che ricordi e che non perda memoria di quanto sia successo. Del resto l'essenza del Requiem musicale verdiano sta appunto nel cercare una risposta all'incognita a chi è vissuto pienamente della vita terrena, significando un dramma naturale, una meditazione sul senso del nostro fare, del nostro soffrire, una motivazione creativa saldamente ancorata all'esperienza terrena. La Messa viene concepita dal compositore stesso in un periodo (1874) di profonda riflessione sulla sua complessa identità di musicista, sul suo rapporto con la nuova identità politica e storia italiana, a confronto con il successo sempre più internazionale che gli era accorso con l'opera Aida. Nasce come tributo ufficiale alla memoria di Alessandro Manzoni, scomparso l'anno precedente, ma anche come obiettivo per consolidare il suo prestigio che solo una pagina di musica sacra avrebbe potuto rendere completo: “una consapevole commistione fra sentimento della fede ed esperienza mondana mediata dal teatro". Scenica infatti è la scrittura musicale che si riflette nelle parti dei soli, come l'eredità della polifonia sacra della tradizione cattolica in tutto la trama corale, dalle soffuse note del Requiem iniziale, ai fugati dei soli nel Kyrie alla potenza esplosiva Dies Irae di massa, introduzione al cuore della composizione, in cui le varie componenti dei soli e il coro, si compongono in varia misura tra loro, in una sapiente gestione che sa di melodramma lirico, con il Mors stupebit (basso), Liber scriptus (mezzosoprano), Ingemisco (tenore), Libera me Domine (per soprano, e poi cori e fuga). La gestione tecnica del suono in amplificazione non ha compromesso l'idea di Abbado di rasserenare la potenza drammatica della musica e dare spazio alle singole componenti, ricercando quanto ogni passo sia debitore del Verdi compositore teatrale di quel periodo incentrato sull'esperienza nel mondo teatrale del Grand'operà francese. La lettura di Abbado si è concentrata sul un lavoro di raffinazione del canto delle parti solistiche, smorzando accenti che potevano indurre a ad una accentuazione più teatralmente drammatica della partitura sacra, impostando l'esecuzione su una riflessione lirica e meditativa. Al coro ha affidato il messaggio di ciò che doveva essere la conflittualità insita tra la vita e la morte. E i solisti sono stati capaci di aderire a questa scelta. Dal basso Roberto Tagliavini che ha qualità squisitamente liriche, anche nella modulazione della voce, offrendo sostegno, esaltando il Confutatis e dando spessore al complesso del Lacrymosa che certamente costituisce la pagina più densamente lirica della Messa. Come Eleonora Buratto, dotata di una voce piena, ottimamente controllata in tutti i registri con tenuta dei fiati e filati, che da soprano lirico sta cercando altre vocalità più drammatiche, capace di brunire la voce quando i toni lo richiedono o spiegare la ricerca della pietà nel finale Libera me. Buona la prova di Giorgio Berrugi che si è mantenuto su una linea di canto pulita senza eccessi, mostrando la sua caratteristica di essere un tenore improntato sulla cantabilità. Certamente su tutti ha dominato Anita Rachvelishvili che ha concesso al pubblico una esecuzione di straordinaria pulizia del Liber scriptus, (Si vedrà nel libro eterno il delitto e la virtù, Onde il Cielo oppur l'Inferno Avrà l'uom per quel che fu, vers. Tomasi da Celano sec. XIII), squillante negli acuti dove richiesto, dimostrando di come Verdi intendesse la voce di mezzosoprano con capacità di modulare volumi e colore specie nelle parti d'assieme, forte anche dell'esperienza dei suoi ruoli verdiani sulla scena. Protagonista assoluto il Coro del Teatro Regio di Parma, diretto Martino Faggiani capace di dare anima alle parole terribile del Dies Irae "Giorno d'ira quel giorno, giorno di angoscia e di afflizione, giorno di rovina e di sterminio, giorno di tenebre e di caligine, giorno di nubi e di oscurità, giorno di squilli di tromba e d'allarme sulle fortezze e sulle torri d'angolo" ma che nel canto del Libera me, Domine, per soprano e soli e coro, si stempera nella speranza. Si è percepito una correzione in corso d'opera della diffusione dei piano vocali dei solisti che sono stati messi più in risalto rispetto ad un appiattimento iniziale. Applausi ma non ovazioni come l'occasione prospettava, da parte di un pubblico eterogeneo per età, con presenza di giovani, ma che non ha fatto registrare l'esaurito. Peccato! 
E intanto il progetto Verdi OFF prosegue per gli spazi non conformi della città, che coinvolge cortili e piazze di una città ai margini dei grandi eventi, con piccoli eventi tascabili giocati sul mito di Verdi e con il suo Sogno di Violetta del Caravan Verdiano lungo il contado parmense tra Busseto e Zibello per farci ricordare l'anima agraria e rurale di Giuseppe Verdi.

Federica Fanizza

Ultima modifica il Lunedì, 21 Settembre 2020 13:59

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