venerdì, 30 luglio, 2021
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SPOLETO FESTIVAL DEI DUE MONDI, Edizione 64 - "OEDIPUS REX". -di Pierluigi Pietricola

Spoleto Festival dei Due Mondi
Edizione 64
Orchestra e Coro 
dell'Accademia Nazionale 
di Santa Cecilia
DIRETTORE Pascal Rophé
NOCTURNES

TRITTICO SINFONICO 
PER CORO FEMMINILE E ORCHESTRA

I. NUAGES
II. FÈTES
III. SIRÈNES
Claude Debussy
OEDIPUS REX

OPERA ORATORIO IN DUE ATTI

(in forma di concerto)
Igor Stravinskij
libretto di Jean Cocteau, da Sofocle

traduzione in latino di Jean Daniélou
Edipo Allan Clayton
Giocasta Anna Caterina Antonacci
Creonte, Il messaggero Andrea Mastroni
Tiresia Mikhail Petrenko
Il pastore John Irvin
Voce recitante Pauline Cheviller
Coro di Tebani
Maestro del Coro Piero Monti
una coproduzione Accademia Nazionale di Santa Cecilia e Spoleto Festival dei Due Mondi
Durata: 1 ora, 15 minuti
Piazza Duomo 27 Giugno 2021

Non c’è spettacolo al Festival dei Due Mondi che non competa con un altro meraviglioso spettacolo: piazza duomo, con la magnifica cattedrale e il suo campanile che si stagliano in cielo e reclamano il ruolo da protagonisti. Ma l’Oedipus diretto da Pascal Rophé ha avuto, stavolta, la meglio. Gli elementi per vincere questa sfida c’erano tutti: la musica di Stravinskij, il libretto di Cocteau, l’orchestra e il coro di Santa Cecilia. E come perla finale: l’ouverture della serata affidata a Claude Debussy ed ai suoi Nocturnes, un trittico sinfonico per orchestra e coro femminile.
L’inizio del concerto è all’insegna della dolcezza e dell’impressione in musica. Dalla scalinata esterna al teatro Caio Melisso entra in scena Rophé: andatura rapida e decisa, portamento concentrato sulla partitura che di lì a poco dirigerà.
Lo stile di Rophé è particolare: si gioca tutto sulla precisione, i dettagli, le minuzie. Quasi a voler dire che sono questi elementi, e non l’andamento generale, che hanno importanza in una composizione. Dirigendo Debussy, egli si è concentrato sull’intensità da imprimere alla musica. Quando era necessario salire leggermente di tono perché questo la partitura richiedeva, ciò avveniva in modo tenue, come se si trattasse di una piccola variazione dello stile rievocato fino a quel punto, e non di un cambiamento vero e proprio.
Ma il meglio Rophé lo ha espresso con Stravinskij. Un Oedipus passionale, un fluire di note che mai s’arresta e che mai lascia intravedere una direzione. Del disegno generale Stravinskij può anche fare a meno. Per la storia di Edipo egli ha prediletto la magnificazione dei particolari, di alcuni stati d’animo, di certe tonalità emotive più o meno prolungate. Sicché la musica inizia a somigliare ad una serie di fuochi d’artificio che esplodono: ora con impetuosità, ora in modo sommesso. È uno stile col quale Rophé si trova a suo agio, immedesimandosi del tutto con la partitura e divenendo, questa l’impressione, una componente dello spartito che come per magia è fuoriuscita dalla carta per manifestarsi al pubblico.
Pulizia di suono, ottima sintonia inseguita e ottenuta tra coro e orchestra: la direzione di Rophé non fa distinzioni fra parti in musica e cantate, trattando queste ultime alla stregua di strumenti come tutto il resto dell’orchestra.
Tra gli interpreti che hanno impersonato i ruoli della tragedia sofoclea vòlta in versi da Cocteau, bravissimo Allan Cleyton nel ruolo di Edipo. Voce ben sostenuta, con armonici ampli che mai divengono schiacciati – nasali quasi – negli acuti: caratteristiche che hanno contribuito a tratteggiare un personaggio tenebroso, avvolto in se stesso, pieno di oscurità e mistero. Altrettanto bravo Andrea Mastroni: personalità ricca di sfumature, basso straordinario, con una capacità di pulizia vocale di rara perfezione. Mastroni nei momenti topici dell’opera di Stravinskij ha impersonato, con Creonte e il Messaggero, il Fato: personaggio che bracca e condanna Edipo e che insegue tutti noi.

Pierluigi Pietricola

Ultima modifica il Mercoledì, 30 Giugno 2021 17:56

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