venerdì, 30 luglio, 2021
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RAVENNA FESTIVAL 2021 - "The Naghash Ensemble". -di Giulia Clai

The Naghash Ensemble
Il suono dell’antica Armenia reinventato per il XXI secolo
Hasmik Baghdasaryan soprano
Tatevik Movsesyan soprano
Arpine Ter-Petrosyan contralto
Emmanuel Hovhannisyan duduk, flauti shvi e blul
Aram Nikoghosyan oud
Tigran Hovhannisyan dhol, dumbek (tamburi)
John Hodian pianoforte
musiche di John Hodian
Ravenna Festival, Rocca Brancaleone 26 giugno 2021

L'Oriente incontra l'Occidente e l'antichità incontra la modernità in questa collezione di intime lamentazioni e quasi incantesimi. Il compositore John Hodian porta in vita le poesie del sacerdote armeno del XV secolo Mkrtich Naghash in forma di canzoni, inconfondibilmente armene, ma fuori dal tempo.
John Hodian è un compositore americano con ascendenze armene, si è diplomato al conservatorio di Philadelphia e fin dagli anni 90 si è impegnato nella composizione di colonne sonore per documentari, film e balletti, con uno stile eclettico che spazia dalla musica classica moderna al pop, dal rock al jazz , grazie anche agli studi con Ralph Towner degli Oregon, da cui ha tratto molte ispirazioni. La sua vena notevolmente prolifica lo ha spinto a fondare una sua etichetta, la Epiphany records.
Recentemente ha riscoperto le sue radici armene, grazie ad un viaggio nella terra dei suoi antenati. Come racconta lui stesso dal palco, "l'idea per un progetto ispirato alla musica armena è nata quando ho sentito per la prima volta una voce celestiale mentre ero vicino all'antico tempio di Garni, fuori Yerevan, in Armenia. Era musica spirituale armena medievale e questa bellissima voce, combinata con l'acustica stupefacente di Garni, ha lasciato un'impressione indelebile nella mia mente per i giorni successivi. Ero determinato a scrivere qualcosa che avrebbe usato questo suono in un modo nuovo. Ci sono voluti diversi anni per scoprire il testo giusto. Ho passato molti mesi a fare ricerche nelle biblioteche di Yerevan, New York e Berlino. Quando finalmente mi sono imbattuto in un piccolo frammento del poeta armeno medievale Mkrtich Naghash, le parole sono saltate fuori dalla pagina e nella mia anima e ho capito di aver trovato quello che stavo cercando. Avevo trovato il mio testo.”
La voce era quella della soprano Hasmik Baghdasaryan e il testo ispiratore di John Hodian erano i Canti dell’Esilio di Mkrtich Naghash e in questo modo è nato il progetto poi denominato The Naghash Ensemble. In questo ensemble Hodian, accanto al soprano Hasmik Baghdasaryan, ha voluto raccogliere alcuni dei migliori musicisti tradizionali armeni, tutti di formazione classica: gli strumentisti Tigran Hovhannisyan alle percussioni (dhol), Aram Nikoghosyan (oud), Emmanuel Hovhannisyan (flauti shvi, blul e duduk) e le voci Tatevik Movsesya (soprano) e Arpine Ter-Petrosyan (contralto). Il progetto presentato a Ravenna Festival investe in egual misura la musica ed i testi.
La musica si dipana in un viaggio mistico e moderno al tempo stesso, con lunghe composizioni dove tutto è incentrato sul gioco delle tre voci che cantano tutte le struggenti liriche e le arricchiscono con contrappunti, corali e momenti solistici di grande effetto. La capacità vocale e interpretativa delle tre cantanti, che spesso duettano col i fiati, è straordinaria. La musica è di chiara ispirazione tradizionale armena, più popolare che colta, i brani sono tutti molto affascinanti e cantabili, L'elemento etnico prevale sulla parte strumentale, offrendo panoramiche sulle sonorità classiche armene, ritmi pop, solo a volte un po' scontati, e il pianoforte di Hodian che conduce il ritmo e sottolinea le melodie, anche se a tratti appare inutilmente invadente. I pochi intermezzi strumentali, condotti soprattutto dal duduk, ci immergono ulteriormente nella tradizione musicale armena , che resta profondamente europea nonostante la distanza dal nostro continente, tanto da ricordare a tratti alcune melodie celtiche.
Di una serata pregevole, su tutto spicca sicuramente ricordo delle voci delle tre cantanti, Baghdasaryan con una voce dolcissima e rotonda, con vocalizzi quasi da usignolo, Movsesya un soprano dalla notevole estensione vocale e infine Ter-Petrosyan dalla profonda voce quasi baritonale inconsueta per un contralto.

Giulia Clai

Ultima modifica il Mercoledì, 07 Luglio 2021 07:22

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