domenica, 25 luglio, 2021
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83° FESTIVAL DEL MAGGIO FIORENTINO 2021 - "IL RITORNO DI ULISSE IN PATRIA", regia Robert Carsen. -di Federica Fanizza

Il ritorno di Ulisse in patria

di Claudio Monteverdi,
Festival del Maggio Fiorentino 83 Maggio Musicale
Tragedia di lieto fine in un prologo e tre atti (realizzata in 2 parti)
Poesia di Giacomo Badoaro
Musica di Claudio Monteverdi
Edizione critica a cura di Bernardo Ticci
BTE - Bernardo Ticci edizioni, 2021
Edizione pratica: Maggio Musicale Fiorentino 2021, a cura di Ottavio Dantone
Nuovo allestimento

Maestro concertatore e direttore Ottavio Dantone
Regia Robert Carsen
Scene Radu Boruzescu
Costumi Luis Carvalho
Luci Robert Carsen e Peter van Praet
Drammaturgo Ian Burton

Ulisse Charles Workman
Telemaco Anicio Zorzi Giustiniani
Penelope Delphine Galou
Iro John Daszak
Il Tempo Francesco Milanese
Giunone Marina De Liso
La Fortuna Eleonora Bellocci
Giove Gianluca Margheri
Nettuno Guido Loconsolo
Minerva Arianna Vendittelli
Amore Konstantin Derri
Antinoo Andrea Patucelli
Anfinomo Pierre-Antoine Chaumien
Pisandro James Hall
Melanto Miriam Albano
Eurimaco Hugo Hymas
Eumete Mark Milhofer
Ericlea Natascha Petrinsky
Accademia Bizantina
Assistente regista Philippe Jordan, Jean-Michel Criqui
Assistente scenografo Catalina Defta
Aiuto costumista Edoardo Russo
Allestimento Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
Firenze, Teatro della Pergola, 28, 30 giugno, 3, 8 luglio 2021
(rappresentazione 30 giugno 2021)

Non capita spesso che la visione di una rappresentazione teatrale sia superiore alle aspettative annunciate. Nel mondo del teatro lirico succede che ad annunci spettacolari, la risposta del pubblico sia stata di sufficienza se non di aspra critica a ciò che è stato proposto sul palcoscenico. Capita allora che un regista ben noto e con una sua fisionomia artistica ben strutturata come Robert Carsen, conosciuto anche per un suo approccio semantico mutevole e non conforme al libretto, in relazione alle contingenze della situazione drammaturgica, riesca ad "azzeccare" una messinscena che riesca a coniugare esigenze di modernità e adesione allo spirito dell'epoca di creazione dell'opera. Il suo Il ritorno di Ulisse in Patria di Claudio Monteverdi,(1640) allestito per il Festival del Maggio dato in questo parte di prima estate, sotto la guida musicale di Ottavio Dantone con gli organici Accademia Bizantina, ha raccolto l'adesione incondizionata degli spettatori accolti al Teatro della Pergola di Firenze. Al Maggio è stata messa in scena solo in tre occasioni: due alla Pergola (1942 e 1999) e una al Comunale (1987). Quella del 1942 si trattò di una trascrizione di Luigi Dallapiccola, “capace di far impressione sugli spettatori per essere stata capace di estrarre momenti di maggior interesse dei tratti dell'opera monteverdiana”, a detta dei critici del tempo. Un importante ritorno, quindi, questo alla Pergola, nella sua funzione di teatro d’opera, in previsione di quello che potrà accadere l'anno prossimo con l'annunciata chiusura della sala grande del Teatro comunale per adeguamenti del palcoscenico. Sarà stato complice la collocazione del pubblico in sala con una platea ridisegnata per il distanziamento, per l'impianto scenico che ricreava l'andamento dei palchi del teatro, per il sapiente gioco dei costumi di scena che dava la percezione di essere proiettati nei teatri del '600 proprio nell'epoca in cui l'opera trovò la sua codificazione proprio con Monteverdi, ma certamente si può parlare di un vero e proprio successo incondizionato. Il ritorno di Ulisse in Patria, melodramma con prologo e tre atti su libretto di Giacomo Badoaro, è uno degli ultimi e straordinari frutti della vena creativa di Claudio Monteverdi realizzato nel periodo veneziano. Nella città lagunare erano stati inaugurati da poco i teatri pubblici con la conseguente richiesta di drammi sempre nuovi. Il ritorno di Ulisse in patria nacque in quel contesto e andò in scena nel 1640 al Teatro dei SS. Giovanni e Paolo. L’opera fu eccezionalmente riproposta anche l’anno seguente a dimostrazione del favore indiscusso di cui godeva l’anziano maestro, che ancora una volta aveva colpito nel segno. E anche se la musica nell’Ulisse non è destinata a sedurre l’orecchio quanto piuttosto a servire la poesia secondo i dettami del ‘recitar cantando’, Monteverdi riesce comunque a caratterizzare i suoi personaggi con uno stile vocale incisivo e adeguato alla loro natura e sempre funzionale al racconto. Sono ancora da venire i virtuosismi del canto barocco, la struttura operistica fatta di recitativi e arie; in Monteverdi è tutto un fluire di canto e musica. Lo stesso Robert Carsen conferma che: “Il ritorno di Ulisse in patria è un lavoro unico nel suo genere perché ci sono vari livelli della storia che nascono tutti dal libretto: quello allegorico che viene da Omero (Tempo, Amore e Fortuna), la nostra contemporaneità (Ulisse e Penelope) e quello degli Dei che viene da Monteverdi (Giove, Nettuno, Minerva). L’opera è anche molto shakespeariana e infatti ho voluto fare in modo di non avere tanti cambi di scena, ma solo un unico spazio in cui accade tutto". La rilettura scenica di Carsen ha di fatto confermato questo modo comprendere quanto il mondo Barocco avesse rielaborato la mitologia degli dei dell'Olimpo e di come il destino umano dipendesse dal loro volere, o meglio dal loro giocare con la loro sorte. Ed è stato chiaro fin dall'inizio con questi dei in vesti rosse e in foggia Rinascimentale alloggiate nei palchi sul palcoscenico, sovrastanti una specie di arena in cui di dibattevano le vicende di Ulisse e di Penelope. Anche gli inserimenti del prologo tra voci dislocate nei palchi della sala e palcoscenico è risultata conforme a una scelta che contrapponesse la sorte umana con il volere del fato. Ecco allora due mondi in conflitto: l'empireo Olimpico e Ulisse e compagni in abiti e divise contemporanee ad evidenziare che le sorti umane sono tali in qualsiasi tempo si vogliano collocare. La fatica di rientrare in patria per sorte malversa, la fedeltà coniugale nell'attesa, gli approfittatori, la vendetta sono situazioni terribilmente umane. Solo un patto tra Giove e Nettuno mette fine al vagare di Ulisse, con l'intercessione di Minerva come abile consigliera. Musica e canto epocale che Dantone ha saputo ricostruire con la sua Accademia Bizantina dando sostegno alla parte musicale ma senza eccessi ritmici, evidenziando le armonie insite nel canto ed esaltando la struttura drammaturgica del poema. I cantanti sono stati in grado di ottemperare a questa linea di lettura drammaturgica con le competenze di chi ha pratica del repertorio Barocco, Nel ruolo del protagonista, al suo debutto a Firenze, Charles Workman, tenore americano, reduce dal grande successo a Salisburgo (festival di Pentecoste ed Estivo), con il Trionfo del tempo e del disinganno di Händel, voce austera e tragica. A interpretare, Penelope, la moglie del protagonista, il contralto Delphine Galou un gradito ritorno a Firenze che declama il suo ruolo in un recitativo ampio e severo. Ma è il complesso della locandina, omogenea per qualità d'interpreti, indipendentemente dalla consistenza di ciascun intervento, che ha dato sostegno al complesso della realizzazione. Certamente spicca, oltre a due protagonisti, la Minerva di Arianna Venditelli ruolo che richiede veri propri virtuosismi vocali, il Nettuno di Guido Loconsolo degno contraltare del Giove di Gianluca Margheri e i personaggi comuni Melanto (Miriam Albano), e Eurimaco (Hugo Hymas), come il Telemaco di Anicio Zorzi Giustiniani. Tra i il gruppo dei Proci, Antinoo con Andrea Patucelli, Anfinomo con Pierre-Antoine Chaumien, Pisandro con James Hall, emerge il personaggio di Iro, John Daszak, l'accattone alla mensa di Itaca. Si tratta di un ruolo grottesco, assai complesso vocalmente per un continui salti di tono e giochi di parole, personaggio che si riallaccia alla motivo della fame atavica e che avrà poi futuro sviluppo nella Commedia dell'Arte che in quel periodo si stava definendo come genere teatrale. Successo meritato a questa impresa, intellettualmente raffinata, ma comprensibile e organica al mondo del mito riveduto e corretto dalla creazione musicale di Monteverdi.

Federica Fanizza

Ultima modifica il Giovedì, 08 Luglio 2021 06:14

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