domenica, 25 luglio, 2021
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VENEZIA, BIENNALE TEATRO 2021 - HODWORKS/ADRIENN HÓD - SUNDAY. -di D.G.

HODWORKS/ADRIENN HÓD - SUNDAY HODWORKS/ADRIENN HÓD - SUNDAY

HODWORKS/ADRIENN HÓD - SUNDAY
Anno / durata: 2019, 80’
Performance e co-creazione: Jenna Jalonen, Csaba Molnár, Marin Lemić, Emese Cuhorka, Zoltán Vakulya
Disegno luci: Miklós Mervel
Musica: Ábris Gryllus
Costumi e props: Csenge Vass
Drammaturgia: Ármin Szabó-Székely
Coreografia: Adrienn Hód
Coproduzione: Trafó House of Contemporary Arts
Con il supporto di: EMMI, NKA, OFF Foundation, SÍN Cultural Centre, New Performance Art Foundation Partnership with Workshop Foundation

Adrienn Hòd, pedagoga dell’Accademia di danza contemporanea di Budapest, fonda Hodworks nel 2007. Nominata otto volte al Premio Làbàn Rudolf vince con Basse danse nel 2011, Dawn nel 2014, Grace nel 2016 e Solos nel 2017. Hòd ha anche curato le coreografie del film Il figlio di Saul di Làzlò Nemes Jeles vincitore dell’Oscar come miglior film straniero nel 2016.
La sua ultima creazione è Amber, mentre Sunday, presentato per la prima volta nel 2018, è la performance con cui si conclude questa 49esima edizione di Biennale Teatro 2021 - Blue diretta da ricci/forte sul palco del suggestivo Teatro Piccolo Arsenale di Venezia.

Cinque performers attendono immobili, privi di vita, lo sguardo nel vuoto, come marionette i cui fili siano stati recisi. Vestiti in tuta, sembra si siano bloccati in un momento di pausa di una prova sul palco. Poi uno di loro, il più intrepido, rompe il silenzio, parla in inglese, inizia a narrare con il classico “Once upon a time” (C’era una volta). La voce è roca, rallentata, articola una storia rimasta taciuta da tempo eppure presente: parla di loro, di come siano nati dall’idea di una donna che voleva diventare una ballerina e che è diventata ballerina. Tutto avviene a rallentatore. A turno i cinque si animano e parlano di sé o di uno dei loro compagni. Raccontano spaccati della loro vita, gelosie, invidie, competizioni, avvenimenti spiacevoli di sopraffazione e abuso ma è come se ricordassero esistenze passate mentre ora rinascono, emergono dal suolo e si passano il testimone in un unico respiro, un lungo afflato di vita che risveglia dal torpore ogni articolazione, giuntura, arto del loro corpo. Ironicamente si definiscono “ dei ritardati” e si domandano (e ci domandano) se non siano più stupidi gli spettatori venuti a vedere uno spettacolo di “ritardati”. La lentezza della parola, del movimento alternato alle pause è esasperante, crea una tensione sempre più palpabile, scomoda, come la nudità che iniziano ad ostentare. Sentiamo crescere sempre il desiderio di una rottura e quando ormai non ce la aspetteremmo più ecco che questa avviene, all’inizio in modo impercettibile, come una minuscola crepa che comincia a segnare il muro del silenzio, dell’immobilità e che poi si apre come voragine e straripa, inondandoci, travolgendoci.
La musica irrompe, i corpi si uniscono in una specie danza tribale, a tratti sconnessa, poi composta, geometrica, inaspettatamente ordinata. Si evocano riti sciamanici, il capro espiatorio si dipinge il volto di nero mentre a lato avviene il parto di una di loro tra esplosioni di sangue. Si consumano atti orgiastici che uniscono il primordiale e il moderno, i ghiacciai ricordati da una performer coperta da un eskimo che si fondono sul corpo di un uomo che arde incontrollabile, uno di loro irrompe come sposa impazzita brandendo una scarpetta troppo piccola per poter essere calzata.
Proprio come annunciato all’inizio “ é lo spettatore che decide cosa guardare” e quello che poche decine di minuti prima appariva come un palco semivuoto ora è pieno, è saturo, è incredibilmente travolgente. Pulsa di una verità, di una ritrovata vitalità, frenetica inarrestabile insaziabile. Animalità, passione, perdita LIBERAZIONE. I cinque danzatori si spingono oltre l’umano, arrivano a trascinarci in questa trance estatica in cui tutto è possibile, si aprono le porte della percezione e avviene quel rito catartico, potente e necessario che ci riporta all’origine, al senso del Teatro.

D.G.

Ultima modifica il Martedì, 20 Luglio 2021 03:55

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