martedì, 21 settembre, 2021
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ROMA OPERA APERTA CIRCO MASSIMO 2021 - "MADAMA BUTTERFLY", regia Àlex Ollé. -di Pierluigi Pietricola

"Madama Butterfly", regia Àlex Ollé "Madama Butterfly", regia Àlex Ollé

Madama Butterfly
Musica di Giacomo Puccini
Tragedia giapponese in tre atti
Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa
da John Luther Long e David Belasco
Prima rappresentazione assoluta
Milano, Teatro alla Scala, 17 febbraio 1904
direttore Donato Renzetti
regia Àlex Ollé (La Fura dels Baus)
REGISTA COLLABORATORE Susana Gómez
MAESTRO DEL CORO Roberto Gabbiani
SCENE Alfons Flores
COSTUMI Lluc Castells
LUCI Marco Filibeck
VIDEO Franc Aleu
PERSONAGGI E INTERPRETI
MADAMA BUTTERFLY (CIO-CIO-SAN) Corinne Winters
SUZUKI Adriana Di Paola
KATE PINKERTON Sharon Celani *
B. F. PINKERTON Saimir Pirgu /Angelo Villari 31 luglio, 6 agosto
SHARPLESS Andrzej Filończyk
GORO Pietro Picone
IL PRINCIPE YAMADORI Raffaele Feo
Lo ZIO BONZO Luciano Leoni
IL COMMISSARIO IMPERIALE Arturo Espinosa *
LA CUGINA Marika Spadafino / Claudia Farneti 20, 31 luglio
L’UFFICIALE DEL REGISTRO Francesco Luccioni / Daniele Massimi 20, 31 luglio
* Dal progetto “FABBRICA” YOUNG ARTIST PROGRAM del Teatro dell’Opera di Roma
Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma
Allestimento Teatro dell’Opera di Roma in collaborazione con Opera Australia / Sydney Opera House
Roma Opera Aperta Circo Massimo 2021 21 luglio 2021

Compito dell’arte è rappresentare alludendo. Rappresentare cosa? Il nostro tempo. Tutto ciò parrebbe un’aporia. Ma non lo è, soprattutto pensando ai classici. Rileggiamo Brecht: “Lo sforzo di registi e di attori spesso intelligenti, diretto alla ricerca di effetti nuovi, non mai veduti, sensazionali: che però sono di natura prettamente formalistica, vengono cioè sovrapposti e imposti all’opera, al suo contenuto e alla sua tendenza; talché essa ne subisce un nocumento ancor più grave che nelle esecuzioni tradizionalistiche, giacché in tal caso contenuto e tendenza non vengono soltanto oscurati e appiattiti, ma addirittura falsati”. Cosa avrebbe detto Brecht nel vedere Madama Butterfly diretta da Àlex Ollé?
Cardine della regia è la società neoliberista. Il Giappone dove vive la bella e innocente Butterfly diviene terra di conquista di un Occidente statunitense interessato solo ai profitti. Simbolo di tutto questo: B. F. Pinkerton, tenente della marina nordamericana.
Abiti, ambientazioni, atteggiamenti, espressioni, paesaggi: ogni cosa è moderna. Nel primo atto, quando la collina di Nagasaki dovrebbe essere arredata a festa per il matrimonio di Butterfly e Pinkerton, ma alla giapponese, nulla di tutto ciò si è osservato. Tavoli tondi, con tovaglie bianche e calici di champagne; costumi e arredi occidentali. Dove, dunque, l’Oriente misterioso? Esso risiede solo nella protagonista pucciniana. Ma per poco. Perché Butterfly subito rinnega la sua cultura dichiarandosi e vestendosi come un’americana.
Nel secondo e terzo atto, dietro a un paesaggio di grattacieli – una Manhattan simile al paese dei balocchi collodiano –, su un baldacchino, troneggia la casa dove Butterfly attende, da tre anni, il ritorno del suo amato e dove si consumerà l’atto estremo del suo dolore.
Attraverso Puccini, Ollé critica l’Occidente neoliberista, le superficialità, le ipocrisie. Ne denuncia il lato più deprecabile: la deificazione della società. Ogni aspetto metafisico, che i nostri modelli sociali non riconoscono come propria emanazione, viene bandito o deriso.
Una chiave interpretativa giusta. Ma che Ollé realizza troppo esplicitamente. Qui il limite della sua Madama Butterfly: nel non alludere. Per usare le parole di Brecht: nell’ammantare l’opera classica di effetti innovativi puramente formalistici, piuttosto che concentrarsi sull’aspetto umano di ogni personaggio.
Ferma restando la bravura canora di Corinne Winters (Butterfly) e Saimir Pirgu (Pinkerton), la loro interpretazione si è rivelata poco incisiva sul piano dei sentimenti. Alle modulazioni estrose: agli acuti condotti fin al limite, ma sempre con voci pulite, ricche di armonici e dal vibrato ampio e serrato al contempo: a tutto questo, è mancata l’espressione umana dei personaggi.
Probabilmente la naturale conseguenza dell’impostazione registica? Come che sia, una Madama Butterfly che Brecht non avrebbe amato.
Discreta la direzione orchestrale di Renzetti: non briosa, precisa e qui e lì puntellata di delicata ironia.

Pierluigi Pietricola

Ultima modifica il Martedì, 27 Luglio 2021 10:17

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