mercoledì, 22 settembre, 2021
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98° OPERA FESTIVAL 2021, ARENA DI VERONA - "NABUCCO", direttore Daniel Oren. -di Federica Fanizza

Nabucco
Dramma lirico in quattro parti
Libretto di Temistocle Solera
Musica di Giuseppe Verdi
Direttore Daniel Oren
Personaggi e interpreti
Nabucco George Petean
Ismaele Riccardo Rados
Zaccaria Rafał Siwek
Abigaille Anna Pirozzi
Fenena Géraldine Chauvet
Il Gran Sacerdote di Belo Nicolò Ceriani
Abdallo Carlo Bosi
Anna Elena Borin
NUOVO ALLESTIMENTO DELLA FONDAZIONE ARENA DI VERONA
ORCHESTRA, CORO, BALLO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA
Maestro del Coro Vito Lombardi
Direttore allestimenti scenici Michele Olcese
98° Opera Festival 2021 
Verona, Arena di Verona, 13 agosto 2021

Spettacolo in replica, il Nabucco di Giuseppe Verdi andato in scena il 13 agosto, ma per il gioco combinatorio tra i cast è stato possibile ascoltare in scena il soprano Anna Pirozzi reduce dai festeggiamenti per la conquista di "quota 100" recite di Abigaille e il baritono George Petean, al suo debutto come Nabucco e unica recita in Arena in questo ruolo. Messo da parte momentaneamente l'allestimento risorgimentale, e a suo modo anche divertente, di Arnaud Bernard, si prosegue, quindi, l'avventura con il nuovo progetto scenico digitale dell'opera verdiano in questa stagione di Arena 2021 realizzato col patrocinio del Ministero della Cultura e in collaborazione col Museo nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara. Non risulta ben a fuoco quale sia stato il contributo di immagini in questo genere di abbinamento tra istituzioni culturali e Arena che sembra limitarsi a qualche immagine all'inizio come un preludio, per poi perdersi con anonime immagini di tradizione. Scorrono nel Nabucco, infatti, al momento della Sinfonia alcune sequenze di testi ebraici conservati nel museo, sopravvissuti alle calamità che colpirono le comunità ebraiche del continente. Forse era troppo l'aspettativa, considerando che l'allestimento rispettava le situazioni drammatiche del libretto, la deportazione a Babilonia del popolo ebraico per destinarlo alla schiavitù e alla morte, ricollocandole in un contesto storico che rimanda a quanto accaduto dalla fine degli ’30 del Novecento in Europa. Una situazione scenica certamente non nuova, altre volte riproposta per i teatri. Doveroso, quindi, proporre qualcosa di più contestuale alla storia propriamente italiana di queste comunità considerando proprio che le tristi vicende della comunità ebraica di Ferrara sono emblematiche per ciò che accadde in Italia dal 1938. Occorre però dare merito allo studio D-WOK della suggestione dell'impianto scenico, completato con scale e rampe praticabili, del fondale digitale, una ricostruzione di un presunto ghetto, che si trasforma in bunker per poi ricreare l'effetto di stadio del Foro Romano che celebra i trionfi babilonesi con relativi sfilate militari e giochi ginnici, e nel lager nell'atto finale. La narrazione anche scenica era molto contenuta considerato i limiti sanitari, con qualche incongruità con i rigidi rituali ebraici; costumi quindi degli anni della II guerra mondiale con i Babilonesi in divisa nazista, Nabucco, potente gerarca, e Abigaille, ambigua guardia del corpo reale con tanto di amazzoni al seguito. Sul podio Daniel Oren che si produce in una gestione misurata, trascurando slanci eroici e teatrali, dei tempi musicali dovuta anche alla difficoltà logistica della posizione del coro, tutto a lato in gradinata (attento ai gesti del proprio direttore Vito Lombardi) che ha pochi contatti visivi con la buca orchestrale. Ha fatto registrare qualche scompenso di tempi, ma alla fine si riprende il suo spazio da protagonista, dove richiesto, nel Va pensiero (ormai il bis sta diventando una consolidata routine) o nel negletto inciso corale Immenso Jehovah. Certamente un cast professionalmente di qualità ha saputo condurre in porto questa rappresentazione costituito principalmente da Anna Pirozzi che si ritaglia una Abigaille più lirica, piuttosto che drammatica, sorvolando sulle impervie agilità della parte, mente è parso invece sottotono nelle parti di canto spiegato, il baritono George Petean, ma capace di definire un austero Nabucco. Ottima prestazione del basso polacco Rafał Siwek come Zaccaria, guida del popolo ebraico in difficoltà, che riesce a gestire anche dal punto di vista scenico la complessa ritualità e compostezza di capo rabbino. Tanti sono stati i debutti nelle parti di contorno a cominciare da Ismaele interpretato dal tenore Riccardo Rados, che si dimostra molto accorto e preparato nell'uso dei sui mezzi vocali per quel ruolo di tenore ancora leggero; quindi Fenena, figlia di Nabucco, con la buona prova del mezzosoprano Géraldine Chauvet. Il baritono Nicolò Ceriani, per la prima volta i panni del Gran Sacerdote di Belo il soprano Elena Borin quelli di Anna, sorella di Zaccaria, e il tenore Carlo Bosi come Abdallo, fedelissimo ufficiale di Nabucco sono ormai comprimari in pieno organico all'Arena. Successo pieno in una caldissima serata, da parte del pubblico che ormai riempie i posti in gradinata, mentre lascia ampi settori liberi in platea e poltroncine.

Federica Fanizza

Ultima modifica il Lunedì, 16 Agosto 2021 18:17

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