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BORGIO VEREZZI FESTIVAL 55ma edizione - "BELLE EPOQUE E POLVERE DA SPARO", regia Paolo Coletta. -di Roberto Trovato

Lello Giulivo e Margherita Di Rauso in “Belle epoque e polvere da sparo” Lello Giulivo e Margherita Di Rauso in “Belle epoque e polvere da sparo”

BELLE EPOQUE E POLVERE DA SPARO
di: Paolo Coletta
Regia di Paolo Coletta
Assistente alla regia: Eleonora Scarponi
Elementi di scena: Iole Cilento
Luci di Marco Macrini
Coreografie: Cristina Arrò. Costumi: Lucia Mariani. Testo e musiche originali: Paolo Coletta
Accompagnamento musicale dal vivo con Susette Bon Bon e Jazz Trio (Mariano Bellopede al piano e alla direzione musicale, Giuseppe Russo ai fiati e Fabrizio Aiello alle percussioni)
Canzoni: repertorio Café chantant
Interpreti: Margherita di Rauso e Lello Giulivo
Produzione: Golden Show Impresa Sociale Trieste e Teatro della Città di Catania
Borgio Verezzi, Piazza S. Agostino, 17 agosto 2021

La rappresentazione dello spettacolo agro-dolce di questa sera è stata preceduta dall’assegnazione di un premio da parte di Enrico Lupi della Camera di Commercio Liguria alla dottoressa Furlan, rappresentante della Golden Show Impresa Sociale di Alessandro Gilleri, produttrice del lavoro che nella edizione del Festival 2020 si è particolarmente distinto, coniugando la qualità dell’allestimento e della recitazione al gradimento del pubblico”, e insieme che ha saputo catalizzare l’interesse dei media sul territorio, “in quel felice connubio tra cultura e turismo”. Il testo premiato è Nota stonata di Didier Caron, nell’interpretazione di Giuseppe Pambieri e Carlo Greco, per la regia di Moni Ovadia.
A quanto precisa Stefano Delfino, direttore artistico della rassegna, a produrre la pièce oggi messa in scena sono la Golden Show Impresa Sociale e il Teatro della Città di Catania.
Allestita con successo, come comprovano i frequenti applausi durante e alla fine dello spettacolo, la pièce è stata scritta e diretta con rigore e intelligenza da Paolo Coletta, nato a Napoli nel 1968. Oltre ad essere compositore, regista e commediografo l’autore ha collaborato tra gli altri con Lindsay Kemp. Questa prima nazionale articolata in uno svelto atto unico è un godibile “noir musicale che si stempera nei colori di un’epoca di lustrini, paillettes e tanta umanità”. Ad interpretare in un’ora e venti il bell’esempio di teatro nel teatro sono due bravi attori: Margherita Di Rauso, nella parte di Susette Bon Bon, e Lello Giulivo in quella dell’enigmatico detective Manuel. All’inizio del copione, ambientato a Napoli il 23 maggio 1915, lo spettatore vede su un palcoscenico deserto, la “eccentrica sciantosa” Susette Bon Bon. Il periodo in cui viene collocata la vicenda abilmente sceneggiata è quello della stagione che ha consegnato alla storia uno dei periodi più edonistici e creativi della modernità: la Belle Époque. Compresa fra l’ultimo ventennio dell’Ottocento e i primi del Novecento questa fu l’ultimo tempo di grandezza politica e di slanci culturali prima della Grande Guerra che avrebbe insanguinato il nuovo secolo, creando un autentico cataclisma: dei venti milioni di partecipanti otto milioni vi morirono; quattro imperi (tedesco, asburgico, russo e ottomano) crollarono sotto i colpi del disfatta militare e delle rivoluzioni interne, facendo perdere all’Europa l’egemonia politico-economica. Le avvisaglie dell’imminente guerra sono innumerevoli: dalla frequente ripetizione da parte degli interpreti della seconda parte del titolo, ulteriormente evidenziata dalle percussioni; le voci che invitano il nostro paese ad entrare nel conflitto e l’ iniziale richiamo all’attentato mortale all’arciduca erede al trono di Austria-Ungheria, avvenuto il 28 giugno 1914 a Sarajevo. E ancora nel finale il canto di un verso “Oi vita oi vita mia” della canzone ’O surdato ’ nnumorato composta da Aiello Califano proprio nel 1915 per parlare della tristezza di un soldato che combatte sul fronte e che soffre per la lontananza della donna amata.
Sul palcoscenico di un teatro si esibisce Susette Bon Bon, in realtà Lucia, che riceverà la visita di un misterioso detective sulle tracce dell’ impresario Gaetano Capraja, denunciato dalle ballerine del Salone Margherita per il mancato pagamento delle loro spettanze e altre colpe. In realtà Susette altro non è che Gaetano sotto mentite spoglie, ben deciso a sfuggire all’interrogatorio e all’arresto. È l’inizio di una lunga serie di equivoci, seduzioni sbagliate, mascheramenti e cambi di identità inaspettati da parte della chantosa, ottenuto con il solo cambio d’abito, da donna e poi da uomo, fino alla sconcertante rivelazione finale che condurrà i due protagonisti della storia a ritrovarsi uniti nella speranza che verrà delusa di una nuova vita. A separarli ci penserà infatti l’entrata dell’Italia nella prima guerra mondiale avvenuta il 24 maggio 1915.
Paolo Coletta scrive le parti sulle corde dei due bravi attori sopra ricordati, capaci di recitare, cantare e muoversi bene sulla scena. La commedia è realizzata con musiche eseguite dal vivo da un complesso di tre abili musicisti, delle canzoni del celebre repertorio del Café Chantant, da Ninì Tirabusciò a Lariulà e ‘A frangesa, e dal richiamo delle macchiette più famose di Nicola Maldacea e Raffaele Viviani, allora molto popolari. Principali artefici di quegli anni furono in effetti gli impresari teatrali e gli artisti. Fra questi un ruolo centrale venne occupato dalla soubrette, in questo caso la spumeggiante chanteuse. Un gran numero di donne fatali e incontenibili, seduttrici per definizione, ufficialmente libere da legami, sembrava arrivato dal nulla esclusivamente per ammaliare l’uomo. È così effettivamente fu. In realtà arrivavano da umili famiglie, la cui la povertà le aveva spinte a fuggire. Il detective sembra affascinato da Susette, in realtà è attratto dall’uomo che si nasconde sotto quelle affascinanti sembianze di donna. Lo spettatore si chiede fin da subito se Gaetano sia davvero tale. Una verità sconcertante rivelerà nel finale il mondo perduto delle sciantose con le sue luci e le sue inquietanti ombre. Di certo lo spettacolo di Paolo Coletta è agile e dinamico, e insieme fa sì che il pubblico rifletta sugli effetti tragici delle guerre.

Roberto Trovato

Ultima modifica il Domenica, 22 Agosto 2021 12:44

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