lunedì, 18 ottobre, 2021
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FESTIVAL APERTO ai TEATRI di REGGIO EMILIA 2021 - "The End of the World" di Lubomyr Melnyk. -di Giulia Clai

"The End of the World" di Lubomyr Melnyk "The End of the World" di Lubomyr Melnyk

The End of the World
di Lubomyr Melnyk
LUBOMYR MELNYK pianoforte

JULIA KENT violoncello

SPIME.IM visual art, sound designer and electronic music
Sound Engineer: Maurizio Borgna

Data curation: Elisa Bernardoni

Prodotto da Nextones, Superbudda, Basemental, LEV Festival, Museo Serralves Oporto, Snaporazv
Teatro Valli, 8 settembre 2021

La tredicesima stagione del festival Aperto ai teatri di Reggio Emilia è stata inaugurata il 18 settembre dall’opera multimediale “The End of the World” di Lubomyr Melnyk, progetto originale e inconsueto che conferma lo spirito innovativo del programma del festival :" portare in scena artisti che operano a diversi livelli in concerti, opere, performance, coreografie, installazioni, spettacoli multimediali per interrogarsi su una contemporaneità che non può che nutrirsi del “principio speranza”."
“The End of the World” nasce nel 2018 da una idea del pianista Lubomyr Melnyk, origini ucraine e cresciuto in Canada, poi errante per lungo tempo in europa, per denunciare in maniera efficace e d’impatto il dramma ecologico che sta vivendo la terra in questo momento storico, in cui l’inquinamento e l’eccessivo consumo di risorse sta portando lentamente al collasso il pianeta, come lo stesso artista espone in modo accorato nella lunga presentazione iniziale. Questo progetto vuole ritrarre l'agonia del mondo nelle mani del genere umano e suscitare un allarme in chi ascolta, per prendere coscinza del fatto che tutti noi possiamo fare qualcosa prima che sia troppo tardi. In una intervista Melnyk racconta: "il messaggio che volevo trasmettere è troppo grande per un solo pianoforte, per cui ho avuto bisogno di Julia Kent al violoncello e del collettivo torinese di SPIME.IM, così da rafforzare il messaggio e renderlo una esperienza indimenticabile che svegli le coscienze su disastro che sta arrivando molto rapidamente".
La serata inizia con il pianoforte di Melnyk, solo, con note staccate che lentamente si fondono fino a sfociare nel flusso continuo che caratterizza la sua musica, mentre il violoncello di Julia Kent sostiene e arricchisce il mare sonoro creatosi aggiungendo note liriche struggenti. Le sonorità elettroniche di SPIME.IM contrastano con gli elementi melodici degli strumenti acustici e creano una dissonanza voluta che spezza il flusso di note ipnotiche del pianoforte, mentre le immagini proposte sul grande schermo conducono il pubblico in un viaggio fantastico e quasi trascendentale dove gli elementi della natura vengono progressivamente distorti dagli effetti visivi e si alternano all’intervento dell'uomo: grattacieli, città, strade trafficate, anch'esse distorte progressivamente fino a fondersi con gli elementi naturali in un caos che rende perfettamente l'idea alla base del progetto.
Il pianista ucraino è stato un innovatore della tecnica pianistica, inventandosi una modalità di suonare i tasti molto rapidamente in modo costante e continuo, che lui stesso ha definito “Continuous piano music”. Nel corso di quasi quarant’anni della sua carriera si è dedicato alla perfezione di questa tecnica creando flussi di note velocissime che danno vita ad un flusso perpetuo e ipnotico, prendendo spunto dal minimalismo e aggiungendovi una dimensione lirica tratta da grandi autori classici come Mozart e Beethoven che lui stesso indica come fonte di ispirazione. Il risultato è un mare sonoro in cui perdersi lasciandosi cullare dalle note. Per anni vissuto nell'ombra e ignorato da pubblico e critici, solo da poco è stato scoperto e ha gradualmente conquistato uno spazio importante nell'ambito delle musica contemporanea, grazie all'uscita di diversi lavori su etichette prestigiose.
Julia Kent è una violoncellista canadese, che unisce al suo strumento manipolazioni elettroniche e loop per creare ambienti sonori dilatati e melodici al tempo stesso ed è diventata una delle più attive compositrici a cavallo tra classica e sperimentazioni sonore.
Il collettivo multimediale Spime.Im, nato a Torino per elaborare progetti di ibridazione espressiva, è composto da Marco Casolati, Matteo Marson, Gabriele Ottino e Davide Tomat. La collaborazione con Melnyk è nata per caso durante le prove per il festival torinese Jazz is Dead a cui partecipavano entrambi. Melnyk ha capito subito che l'approccio multimediale e le sonorità elettroniche distorte del collettivo sarebbero state l'elemento chiave per completare il suo progetto. "Subiamo l’esposizione mediatica, la vita delle persone è multitasking, siamo bombardati da continue informazioni. Così, in questo caos di informazioni, viene naturale la necessità  di dare voce a ciò che ci riguarda quotidianamente, di offrire sostegno agli argomenti che non sono più trascurabili e condizionano negativamente le nostre vite", afferma in una intervista Davide Tomat.
Il coinvolgimento del pubblico è stato praticamente totale.

Giulia Clai

Ultima modifica il Venerdì, 24 Settembre 2021 13:45

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