lunedì, 18 ottobre, 2021
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RASSEGNA 74.mo CICLO DEI CLASSICI AL TEATRO OLIMPICO - "HISTOIRE DU SOLDAT", regia Giancarlo Marinelli. -di Francesco Bettin

"HISTOIRE DU SOLDAT", regia Giancarlo Marinelli. Foto Roberto De Biasio "HISTOIRE DU SOLDAT", regia Giancarlo Marinelli. Foto Roberto De Biasio

HISTOIRE DU SOLDAT
Dal libretto di Charles Ferdinand Ramuz
Musica Igor Stravinskij
con Drusilla Foer (voce narrante) Andrè De La Roche, (il Diavolo), Antonio Balsamo (soldato), Giulia Barbone (Principessa), Sebastiano Maselli (bambino)
Ensemble da camera dell’Orchestra del Teatro Olimpico diretta da Beatrice Venezi
Movimenti coreografici Andrè De La Roche
Costumi Daniele Gelsi
Disegno luci Gianluca Cioccolini
Multivisioni Francesco Lopergolo
Regia di Giancarlo Marinelli
Coproduzioni Savà Produzioni Creative, Teatro Ghione e Orchestra Teatro Olimpico di Vicenza
Rassegna 74.mo Ciclo dei Classici al Teatro Olimpico
Vicenza, Teatro Olimpico, 23, 24, 25 e 26 settembre 2021 – prima nazionale

Grande successo al teatro Olimpico di Vicenza al debutto dei Classici targati 2021, per la prima nazionale di “Histoire du soldat”, musicata da Stravinskij su libretto di Charles-Ferdinand Ramuz. Lo spettacolo, firmato proprio dal direttore artistico della rassegna, l’istrionico Giancarlo Marinelli, è un alimentarsi continuo di sensazioni, che s’infila nei ricordi (stessi, del regista), nel sogno, grazie alle multivisioni di Francesco Lopergolo che fanno immergere in più mondi fatati. Un incontro fortuito, una proposta, in sintesi di vendere l’anima a un Diavolo non riconosciuto, in un proseguo di mille peripezie dove dare e avere si scontrano continuamente in una costruzione di testo a fisarmonica, visionaria e simbolica, astratta ma non troppo dove pare talvolta di intravedere personaggi di Max Klinger, alla loro essenza formidabilmente espressa. Ma è il sogno bambinesco, il vedere tutto con gli occhi dell’infanzia la ragione dell’essere, che si incontra-scontra con la storia del soldato e del Diavolo, è quella della Fabula, appunto. E a farlo intendere subito è proprio il bambino incurante del mondo, che gioca sul palco tra disegni sparsi, cavalluccio a dondolo, macchinine mentre gli spettatori entrano e si accomodano. E’ una metafora affascinante, coinvolgente che riflette su quello che ci è sopraggiunto, e ancora incombe, sulla nostra testa, mi piace definirla una (brutta) avventura alla quale abbiamo tutti più o meno già cominciato a reagire. Esattamente come il soldato quando perde tutto. Cadenzata molto bene dalla narrazione a più voci di Drusilla Foer la storia avanza, porta con sé domande e risposte che ognuno fa sue e di suo, mentre si incarnano passioni e dolori, mondi fiabechi e situazioni ardite, il Diavolo (un bravo Andrè De La Roche) e un soldato, una Principessa e diversi accadimenti. In tutto questo la musica di Stravinskij è sincopata e veste ciò che succede con una partitura che porta a sentimenti alternati, status mentale oltre che fisico dell’uomo maschera. Insomma c’è di che approfondire senza retorica, anzi, con una certa sublimazione incontrollata, emozionale. Sulla scena accade un po’ di tutto com’è giusto che sia, com’è nel testo insomma, dal bambino mai distratto e più che dentro all’azione, bravo davvero il piccolo Sebastiano Maselli, alle danze volteggianti dello stesso con la Foer, impatti leggeri ma visionari, al gran daffare stilistico di balletto che sia La Roche che Antonio Balsamo e Giulia Barbone applicano ai loro personaggi, di cui possiamo solo dir bene benissimo. Come si scorgono sincere acrobazie registiche nel tratteggiare alcuni movimenti scenici, o intervenendo sui personaggi con incanto, come Marinelli “dal cuor” sciorina via via, con tocchi delicati. Ne citiamo due, il costume da fata o principessa che sia e le paillettes con diadema indossato con grazia unica da Beatrice Venezi che non toglie certo nulla a una direzione precisa sull ‘ensemble dell’Orchestra del Teatro Olimpico. E la sfida slotmachine immaginaria, dove la fantasia supera il teatro, detto come complimento. SI è notata qualche minima incertezza da parte di qualche personaggio ma siamo certi che si sentiva il debutto con una certa ansia, finalmente liberata dopo gli applausi finali. E’ proprio la grazia è al centro di “Histoire du soldat”, quella disincantata, fantastica, della visione fanciullesca. Marinelli ci porta in un mondo giocoso e giocato, e sono assolutamente certo che l’esser rapiti dalla Fabula-Nemesi è un’avventura che si vive piacevolmente, e con grande soddisfazione. Si replica ancora per qualche giorno, sempre per far ritorno all’infanzia e al sogno.

Francesco Bettin

Ultima modifica il Venerdì, 24 Settembre 2021 13:52

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