lunedì, 18 ottobre, 2021
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SÜDTIROL FESTIVAL MERANO 2021 - "Mahler Chamber Orchestra" e "Mariinsky Orchestra St. Petersburg". -di Federica Fanizza

Mariinsky Orchestra St. Petersburg - Valery Gergiev Mariinsky Orchestra St. Petersburg - Valery Gergiev

Mahler Chamber Orchestra - Yuja Wang, pianoforte
Joseph Haydn: Sinfonia n° 31 in re maggiore "con segnale del corno"
Johann Sebastian Bach: Concerto n° 5 in fa minore BWV 1056
Dmitri Shostakovich: Concerto per pianoforte n° 2 in fa maggiore op. 102
Merano, Kursaal
Südtirol Festival Merano 17 settembre 2021

Mariinsky Orchestra St. Petersburg - Valery Gergiev, direttore
Sergej Prokofiev: Suite Romeo e Giulietta op. 64
Franz Schubert: Sinfonia n° 9 in do maggiore D 944 "La Grande”
19 settembre 2021

Yuja Wang al pianoforte, Valery Gergiev e la Marinsky Orchestra St.Petersburg, la Diva e il Maestro nelle ultime date del Südtirol Festival di Merano (17 e 19 agosto 2021). 
Basta abiti lunghi da sera anche se colorati e scollati per la talentuosa e appariscente pianista d'origine cinese Yuja Wang che si è presenta all'esibizione al Kursaal di Merano in abito corto e attilato color viola, scarpe con tacco a spillo che risuonavano nell'austero salone con il loro ticchettio e capelli in tono con il colore della mise. Yuja Wang cerca in tutti i modi di concentrare l’attenzione sulla sua persona. È interprete di se stessa affidando solo alla velocità e sicurezza la sua peculiarità esecutiva nonostante sia pianista precoce e talentuosa. La sua abilità è stata descritta come "sbalorditiva" ed è stata elogiata per l’autorevolezza con la quale affronta gli aspetti più complessi del repertorio pianistico, e il carisma della sua presenza scenica compresa la presenza di Ipad Pro 12.9 sul leggio del pianoforte. A Merano tappa del tour italiano assieme alla Mahler Chamber Orchestra si presentava con un programma, quantomai eclettico, dal barocco al classico al Novecento. Apertura affidata alla Mahler Chamber Orchestra con la Sinfonia di Joseph Haydn n. 31 “col segnale del corno” ispirata alla caccia, scritta in onore dei principi Esterhàzy condotta dal complesso orchestra in formazione all'impiedi e sotto la guida del violino concertatore con una esecuzione coinvolgente che ne ha esaltato i ritmi e le sonorità anche folkloriche della composizione di occasione. La Wang si è presentata con il Concerto n. 5 in fa minore BWV 1056 di Bach e l’esuberante Concerto n.2 di Šostakovič, per pianoforte e orchestra, op. 102 pagina dai toni spensierati composta nel 1957 per il giovane figlio pianista, quasi un esercizio didattico alla ricerca della agilità nelle dita. Interprete versatile, capace di raffinati virtuosismi, certamente entusiasma il pubblico per questo suo gioco continuo con lo strumento e abilità interpretativa che le permetta di muoversi agevolmente tra repertori diversi per stili e storia anche se il risultato sono esecuzioni di estrema bravura tecnica che si uniformano e non coinvolgono più di tanto anche se esaltano il pubblico con ovazioni e richieste di bis (ne ha concessi 3, da Grieg, le variazioni dalla Carmen di Bizet per pianoforte e Mendelsohn dai Lieder ohne Worte). La chiusura del Südtirol Festival Merano è stata affidata alla Mariinksy Orchestra di San Pietroburgo diretta dal 1988 da Valery Gergiev, ormai ospite fisso alla rassegna. A Merano ha eseguito musiche di Prokofiev e di Schubert. Colpisce la maniera di dirigere di Gergiev: senza bacchetta, molto compassato sul podio. Usa solo le mano o meglio i movimenti delle dita a trarre la musica dall'orchestra, tremule per far crescere l'armonia, distese nei momenti di ricerca del cantabile e di continuità di armonia. Del resto, sostiene Gergiev stesso ”la parte più difficile del dirigere un'orchestra è farla cantare: è qui che c'è bisogno di usare entrambe le mani, per aiutare gli strumenti a cantare”. E il risultato ottenuto è quello di dare respiro all'orchestra, condotta con energica maestosità talvolta facendo riecheggiare le antiche sonorità della madre terra russa per l'ampiezza delle sonorità dei fiati e il sostegno degli archi al corpo sonoro. La Suite Romeo e Julia op. 64 fu scritta da Sergej Prokofiev a Mosca nel 1936 come riadattamento delle musiche per il balletto omonimo composto a Parigi: la Pravda lo stroncò accusando l’avanguardia musicale del periodo di “caos” e “falsificazione della sensibilità di un balletto” e il libretto-balletto ispirato allo shakespeariano Romeo e Giulietta, fu subito censurato. Giocoforza Prokofiev ne fece una Suite per orchestra, la Suite Romeo e Julia op. 64, la cui prima raggiunse il successo che sperava, tanto da farne una seconda e una terza versione, mentre il balletto dopo grandi successi nei paesi anglosassoni ebbe la sua prima a Leningrado nel 1940. Con Gergiev la composizione esula dal mondo del idilliaco del balletto per farsi rappresentazione truce e sanguigna della vicenda del dramma dei giovani amanti. Oltre gli stili del Romanticismo l'esecuzione della Sinfonia n. 9 La Grande di Schubert. Se Robert Schumann non fosse andato a trovare il fratello di Franz a Vienna, il quale gli mise a disposizione il lascito, la Sinfonia n. 9 in do maggiore di Franz Schubert, detta la Grande, non sarebbe mai emersa. Fra le complete, solamente le ultime due, '"Incompiuta" e la "Grande", sono opere dell'autore maturo, giunto al pieno possesso dei propri mezzi espressivi che possono stare a confronto con le ultime opere di Beethoven, senza per questo rinunciare alle caratteristiche peculiari del suo stile, fatto di ritmo puntato, cantabile, contrasti musicali e marcata energia ritmica. Kursaal al limite della capienza contingentata, per la grande richiesta da parte di pubblico proveniente anche dall'estero. Bis concesso dopo il primo lungo applauso con un brano dal Pipistrello di Strauss giusto per dire che una parte di mondo simboleggiato dal questa musica è passato sotto la cupola architettonici del Kurhaus.

Federica Fanizza

Ultima modifica il Mercoledì, 29 Settembre 2021 11:39

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