lunedì, 25 maggio, 2020
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(CINEMA) - "Gli anni più belli" di Gabriele Muccino. C’eravamo tanto…

"Gli anni più belli" di Gabriele Muccino "Gli anni più belli" di Gabriele Muccino

Gli anni più belli
di Gabriele Muccino
Con Pierfrancesco Favino, Micaela Ramazzotti, Kim Rossi Stuart, 
Claudio Santamaria, Francesco Centorame
Italia 2020

C’eravamo tanto…

Giulio (Centorame) e Paolo (Andrea Pittorino) nel ’68 sono due quattordicenni che si trovano coinvolti casualmente in uno scontro con la polizia, nel quale un altro ragazzo, Riccardo (Matteo De Buono) viene colpito da un proiettile; i due amici lo portano in ospedale e lo continuano ad andare a trovare finché, abbastanza miracolosamente, guarisce; sarà il terzo, inseparabile amico, soprannominato dagli altri due il Sopravvissuto o, meglio, Sopravvissù. Quest’ultimo è figlio di due hippy e vive con loro in una villetta sul lago, dove Paolo, appassionato di ornitologia costruisce una colombaia. Questa sua passione colpirà Gemma (Alma Noce), che lo rimorchia dopo una sua prolusione in classe sul volo degli uccelli. Ora sono in quattro e Giulio, figlio del gommista violento e anaffettivo Oreste (Fabrizio Nardi), li coinvolge nell’acquisto dallo sfasciacarrozze (Massimiliano Cardia) del rottame di una fuoriserie rossa, che –scontrandosi con il padre - rimette in sesto. Ora con la macchina, si sentono liberi di girare il mondo ma Oreste la vende dando al figlio solo pochi spiccioli. In quegli stessi giorni Gemma, che non aveva mai conosciuto il padre, perde la madre (Azzurra Rocchi) malata terminale; è così costretta ad andare con la zia (Titti Nuzzolese) a Napoli ma prima di partire decide di perdere la verginità con Paolo. Ora i ragazzi sono grandi: Giulio (Favino) si è laureato in Legge, Paolo (Rossi Stuart) in Lettere, Riccardo (Santamaria) insegue il sogno di occuparsi di cinema, facendo la comparsa e scrivendo recensioni per piccole testate mentre Gemma (Ramazzotti), per lenire le angosce, a Napoli si dà un po’ a tutti fino a convivere con il manesco Nunzio (Gennaro Apicella), piccolo spacciatore. Giulio ha scelto di fare il difensore d’ufficio per aiutare tutti quelli che non possono permettersi un avvocato, Riccardo ha conosciuto sul set un’aspirante attrice, Anna (Emma Marone), e si mette con lei. Paolo tira avanti a forza di supplenze e, nel tempo libero, dà una mano nel baretto della madre (Paola Sotgiu) e proprio lì incontra Gemma che è venuta a Roma con il fidanzato; l’incontro li emoziona entrambi e, tornata a Napoli, lei scappa di notte dalla casa di Nunzio per raggiungere il suo primo amore. La convivenza con la madre di Paolo non è semplicissima ma un giorno lui la va a prendere nel cocktail-bar dove lei lavora e le promette che cercherà un appartamentino per loro due ma, di lì a poco, la madre ha un ictus e lui è costretto a stare con lei per accudirla. Riccardo sposa Anna e, al pranzo di nozze, nasce una attrazione tra Gemma e Giulio che, dopo un periodo di incontri clandestini, decidono di vivere insieme e, quando lo dicono a Paolo, questi esce distrutto dal colloquio. Il celebre avvocato Nobili (Mariano Rigilio), che ha saputo delle capacità professionali di Giulio, lo chiama e gli offre uno stipendio-base di 8 milioni più benefit, e lui, si pur con la coscienza che gli rimorde, accetta. Poco dopo lo studio si trova a difendere il corrotto e potente politico e uomo d’affari Sergio Angelucci (Francesco Acquaroli) per un pesante affare di malasanità. Il giorno dell’udienza decisiva, l’avv. Nobili ha un grave incidente d’auto e Giulio deve pronunciare l’arringa difensiva; è così convincente e preparato sui cavilli giuridici da far assolvere il deputato. Questi, felicissimo, lo assume in un ruolo apicale nella sua azienda mentre la figlia Margherita (Nicoletta Romanoff) decide di conquistarlo. Ci riesce e ora è Giulio a lasciare, dopo una scenata, Gemma. Di lì a poco anche Anna – che ha avuto un bambino e che non riesce a tirare avanti con i pochi soldi che Riccardo saltuariamente guadagna - si lascia convincere dalla madre (Antonella Valitutti) a partire con lei. Riccardo chiama Paolo (che ha ottenuto la sospirata cattedra) e passa la serata a bere con lui, insieme incontrano Gemma ma Paolo non riesce a dimenticare e, quando i due, un po’ brilli, si buttano nella Fontana di Trevi, lui se ne va esasperato. Giulio e Margherita hanno avuto una figlia, Sveva (Elisa Visari), che, da adolescente soffre nel vedere l’indifferenza del padre di fronte ai palesi tradimenti della madre; lui, allora, la porta nella sua povera casa natale e le racconta la durezza dei suoi primi passi nella vita. Paolo e Gemma – che ora vive con il figlio adolescente Leonardo (Ilan Muccino) –si incontrano su di un autobus e ricominciano a vedersi, per poi sposarsi. Un incontro casuale alla stazione tra Giulio e Riccardo fa venire ad entrambi la voglia di rivedersi e così organizzano una cena con Paolo nella trattoria che frequentavano da ragazzi. Saranno di nuovo amici.
Muccino è sempre stato un autore divisivo: i suoi film sono stati considerati da buona parte della critica ufficiale dei melò di scarso spessore, ancora più invisi perché spesso capaci di ottimi incassi (brutto difetto per molti: se piaci al pubblico sei inevitabilmente mediocre): 12,5 milioni L’ultimo bacio (mentre usciva, incassando la metà, La stanza del figlio: non si fa!) 10 Ricordati di me, 9 Baciami ancora, 9 A casa tutti bene. Né era piaciuta la trasferta americana per fare (non sia mai signora mia!) con alterne fortune dei film commerciali. Per Gli anni più belli, poi si è addirittura spinto fino alla dichiarata (con tanto di acquisizione dei diritti) ispirazione a C’eravamo tanto amati. In effetti il film di Scola è il suo capolavoro: c’è la summa di tutta la sua poetica e anche i suoi difetti – tipo un fastidioso manicheismo politico-culturale che in altri suoi film (penso a Trevico-TorinoViaggio nel Fiat-Nam o a Mario, Maria e Mario) ne appesantivano il racconto – davano alle vicende di Gassman, Manfredi, Sandrelli e Satta Flores la forza di una passione ideologica che le rendeva universali. Muccino lascia scivolare qua e là qualche omaggio al film di Scola (vedi le soggettive dei protagonisti che raccontano direttamente al pubblico lo snodarsi della trama o, più ancora, lo stacco su nero di Gemma come nella ironica citazione di Strano interludio in C’eravamo tanto amati) ma, in realtà, procede per proprio conto e, come è nel suo stile, non ci racconta una generazione ma tre persone e i loro sentimenti. Bisogna dire che, rispetto al gridatissimo A casa tutti bene, questo film ha una bella compostezza. Nel cast (inutile fare ingenerosi paragoni) brilla Kim Rossi Stuart ed è una bella sorpresa Fabrizio Nardi (il Pedro del duo comico Pablo e Pedro), cattivo convincentissimo. E' un melò? Sì, è un melò con tanto di lieto fine e di canzoni (una originale) di Baglioni ma lo si vede con piacere e i primi incassi lo confermano.

Antonio Ferraro

Ultima modifica il Martedì, 18 Febbraio 2020 09:36

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