martedì, 18 febbraio, 2020
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ACROBATES - messa in scena Stéphane Ricordel


"Acrobates" - messa in scena Stéphane Ricordel
 "Acrobates" - messa in scena Stéphane Ricordel


messa in scena: Stéphane Ricordel

drammaturgia: Olivier Meyrou

interpreti: Alexandre Fournier e Matias Pilet

musica: François-Eudes Chanfrault

creazione sonora: Sébastien Savine

scenografia e allestimento: Arteoh & Side-up concept, Stéphane Ricordel

light design, video: Joris Mathieu, Loïc Bontems, Nicolas Boudier

montaggio: Amrita David

regia: Simon André

regia luci: Amandine Galodé
regia suono e video: Tom Menigault

produzione: Le Monfort | Laurence de Magalhaes
co-produzione: Théâtre de la Ville – Paris, Théâtre Vidy – Lausanne, L'Agora/PN AC de Boulazac, Cirque-Théâtre d'Elbeuf/centre des arts du cirque de Haute-Normandie, L'Hippodrome/Scène Nationale de Douai, Le Nouveau Relax/Chaumont
con il sostegno di: Ministère de la Culture et de la Communication, DRAC Ile de France, Academie Fratellini, Fondation BNP Paribas
Roma, Teatro Vascello dal 20 al 23 novembre 2014

www.Sipario.it, 25 novembre 2014

La gravità, sfida e amore

C'era una volta Les Arts Sauts, una compagnia di trapezisti che nel 1993 aveva creduto che il trapezio potesse bastare a se stesso, che si potessero creare spettacoli di un'ora e più senz'altro se non acrobazie aeree. In quindici anni Les Arts Sauts ha più volte fatto il giro del mondo dimostrando di non avere torto. E se anche, col passare del tempo e il crescere dell'esperienza, i loro spettacoli si sono arricchiti di una drammaturgia sempre più consapevole e di disegni di luci e musiche sempre più significativi, le acrobazie aeree sono rimaste la componente principale, ineliminabile, l'astro attorno a cui ruotano i satelliti.
"Che significa essere acrobati?". È una condizione esteriore o interiore? È una delle domande con cui si apre Acrobates, una domanda che può sembrare retorica, ma riacquista il suo senso se rivolta a qualcuno che a otto anni si arrampicava sugli alberi come se non esistesse la forza di gravità, entrava a sedici nella scuola di circo di Châlons-en-Champagne per uscirne a venti trapezista-volteggiatore e fondare Les Arts Sauts con cui girerà il mondo sempre volteggiando per aria e inizierà una felice ma breve carriera. È una domanda carica di senso e di dolore se questo qualcuno si chiama Fabrice Champion e un giorno del 2004, a poco più di trent'anni, durante una prova, perde l'aggancio con il suo compagno e la sua personale sfida contro la gravità. Un acrobata paraplegico è ancora un acrobata?
Fabrice Champion ci ha provato a non smettere di essere acrobata, con la determinazione e l'accanimento che lo hanno sempre contraddistinto. E nel 2011 era pronto a rendere pubblica la sua risposta, sarebbe stata affermativa chiaramente, e ineccepibile. L'avrebbero sentita tutti, tutti gli spettatori di Nos limites, almeno, spettacolo che avrebbe dovuto vederlo sul palco insieme a Mathias Pilet e Alexandre Fournier, ma che, invece, è andato in scena due anni dopo, senza di lui. Perché a un passo dal debutto, durante un viaggio solitario in Perù che avrebbe dovuto dargli forza e nuova fiducia in se stesso, Fabrice Champion muore di overdose. Acrobates racconta questo evento ricostruendo la telefonata che lo comunicò ai suoi compagni.
Acrobates è lo spettacolo con cui Pilet e Fournier hanno voluto commemorare il loro maestro e compagno. Lo hanno voluto creare insieme a Stéphan Ricordel, vecchio amico di Champion, anche lui acrobata, oggi direttore del Thâtre Silvia-Monfort, ma co-fondatore di Les Arts Sauts. In Acrobates ci sono numerosi inserti video tratti da Parade, documentario in cui Olivier Meyrou (che firma la drammaturgia dello spettacolo) racconta la storia di Fabrice Champion. Un'opera a più mani in cui anche le luci e il disegno sonoro giocano un ruolo di primaria importanza: non più a servizio dell'acrobazia, come satelliti intorno al loro astro, ma elementi strutturanti, ineliminabili dello spettacolo. Sébastien Savine e François-Eudes Chanfrault, che collaborano alla struttura musicale di Acrobates, creano un tessuto eterogeneo, ricco di rielaborazioni di suoni naturali a fini espressivi sempre molto ben raggiunti. Le luci, tenui e fluttuanti all'inizio, si fanno piano piano nette e solo al momento degli applausi lo sono al punto da lasciar distinguere i tratti del volto degli interpreti. Mathias Pilet e Alexandre Fournier non imprimono mai strappi ai loro movimenti. Tutto è sempre molto contenuto, l'andamento fluido e malinconico. La delicatezza con cui i due interpreti toccano il suolo e interagiscono con esso è quasi nostalgica. C'è molto poco volo in Acrobates, tanto contatto con la terra, come se si volesse evocare un modo nuovo, più maturo perché più rassicurante, di trattare con la forza di gravità, la fine delle sfide e l'inizio di una proficua collaborazione.

Bruna Monaco

Ultima modifica il Martedì, 25 Novembre 2014 19:22

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