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BASSO OSTINATO - coreografia Caterina Sagna

Basso Ostinato Basso Ostinato Coreografia Caterina Sagna

coreografia: Caterina Sagna
con Alessandro Bernardeschi, Antonio Montanile, Mauro Paccagnella
drammaturgia: Roberto Fratini Serafide
luce: Philippe Gladieux
musiche a cura di Luca Berni
Milano, Festival Danae, Teatro Out Off, 24 marzo 2009
Casalmaggiore, Teatro Comunale, 13 febbraio 2010

www.Sipario.it, 16 marzo 2010
Il Manifesto, 29 marzo 2009

Due ballerini al tavolo, parlano di danza, vedono danza alla tv... Fine pranzo, brandelli di discorsi che si ripetono, un ‘digestivino’ per digerire chissà cosa, qualche risata su un episodio sciocco e un po’ futile. Si apre così Basso ostinato di Caterina Sagna. Dietro quei discorsi sciocchi, dietro l’episodio di uno dei due che se la fa addosso letteralmente durante le prove alla Scala con Misha van Hoecke e la Cavani monta pian piano un senso di angoscia, un lento e inesorabile sprofondare nel buio. Chi sono quei due al tavolo che bevono e fumano per riempire un’assenza, che si mangiano la parte, che riempiono quel tavolino di superalcolici? Chi sono quei due che danzano con una sorta di terzo incomodo che fa loro il verso e diventa loro... Chi è quel terzo che arriva e si sostituisce alla danza vista in tv, essendo lui danza e corpo danzante? Cosa succede in quella stanza, in quell’accumularsi di alcool e fumo che porta al vomito effettivo in scena? In quei dialoghi c’è un senso di morte che si fa papabile, ciò che accade intorno a quel tavolo è la messa in movimento della ‘cognizione’ del dolore, il confrontarsi con la morte che prende lo stomaco. Quel pensiero di morte ritorna e si ripete come quel discorso che da futile diventa gioco di parole, gioco che allude a cipressi e bare da seppellire in un ventre di terra molle, gioco di parole che come tale diverte e fa sorridere, una risata che è l’unica risposta possibile ad un basso continuo che toglie il respiro, anche grazie alla straziante esecuzione della canzone Bisogna pur morite del compositore secentesco, Tommaso Landi che rappresenta un pugno nello stomaco. Alessandro Bernardeschi, Antonio Montanile, Davide Sportelli sono perfetti, corpi che sentono e parlano, corpi urtanti e vomitati, cadaveri vestiti a lutto per un funerale che è il nostro, per una morte che si presenta in tutta la sua ineluttabile necessità. Di fronte a ciò le parole sono brandelli di un discorso rotto da un conato di vomito che è il limite di sopportazione del dolore, un dolore che non ti lascia, ti afferra e ti prende a cazzotti. In tutto ciò la coreografia di Caterina Sagna è potente e spigolosa, la drammaturgia di Roberto Fratini Serafide è una spirale che ti risucchia, in quel Basso ostinato che ha come ritmo il verso martellante: «S’ode a destra uno squillo di tromba / a sinistra risponde uno squillo; Tarariri ririri ririri / tarariri ririri ririri». Ciò che si è visto ieri sera con Basso ostinato è un esempio sublime di teatro/danza, un essere in scena che racconta una situazione e non pretende di narrare una storia.

Nicola Arrigoni

Intorno a un tavolo si beve, si ride e si balla la paura

Una serata intelligente ha inaugurato martedì all'Out Off l'undicesima edizione del festival Danae diretto con arguzia da Alessandra De Santis e Attilio Nicoli Cristiani del Teatro delle Moire. In scena Basso Ostinato di Caterina Sagna, spettacolo vincitore nella stagione 06/07 del Grand Prix du Syndacat de la Critique, un trio al maschile scosso da un salutare gusto per la risata e da un pungente ritmo registico/coreografico.
Sagna, alle spalle un lavoro ventennale, lavora a Rennes dal 2005 con la sua compagnia. Basso Ostinato è uno di quei pezzi in cui parola e gesto, racconto e coreografia si intrecciano con un brio che non molla. La combinazione ritmica/melodica dello spettacolo ha origine dal significato del termine musicale che dà il titolo al lavoro, «basso continuo» appunto, combinazione affidata alla parte più bassa di una composizione che si ripete incessantemente dal principio alla fine del pezzo e sulla quale le altre parti strumentali possono muoversi. Che succede quindi? Che i tre interpreti, Alessandro Bernardeschi, Antonio Montanile e Mauro Paccagnella, bravissimi va detto, sono nello stesso tempo «basso continuo» e variazioni su tema.
Tutto ruota intorno a una tavolo messo al centro della scena. Bernardeschi e Paccagnella, uno di fronte all'altro seduti, sigaretta accesa e molte bottiglie di liquori da bere, sono protagonisti di un dialogo in bilico tra registro assurdo e narrativo. Di fronte a loro c'è un video dove scorrono in piccolo le immagini di una famosa Giselle con la Ferri. Il duo è bizzarro. Paccagnella racconta di una volta alla Scala, quando danzava con Micha (van Hoecke ndr), c'erano anche la Cavani e Muti direttore, è una prova, Paccagnella ha mal di pancia, vorrebbe uscire, ma non può, il bagno è lontano e succede quel che ci si immagina. Le domande sono varie: ci si chiede cosa farebbe un primo ballerino, che ne so Bolle, se fosse calvo (come Paccagnella), si beve, si fuma, soprattutto si ride. Montanile, «il danzatore», entra nel gioco, ma i ruoli presto si mischiano, la danza, il gesto si insinua tra le parole, frullate in una partitura sempre più piena di svarioni, con tutto che si storpia, mentre i corpi crollano a terra e si rialzano, escono e strisciano, corrono e ballano da paura. E l'humour come i vestiti, come la scena, come il colore dei liquori sul tavolo diventano via via noir, perché in fondo tutti dobbiamo morire. E mentre la risata scroscia tra il pubblico, ci si interroga sulla danza, sul teatro, sulla vita, sulla morte, sul senso delle cose. Un bell'inizio per un festival in scena in più teatri milanesi fino al 30 aprile.

Francesca Pedroni

Ultima modifica il Lunedì, 22 Luglio 2013 09:10
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

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