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GISELLE – coreografia Carla Fracci

Susanna Salvi in "Giselle", coreografia Carla Fracci. Foto Fabrizio Sansoni, Opera di Roma Susanna Salvi in "Giselle", coreografia Carla Fracci. Foto Fabrizio Sansoni, Opera di Roma

Balletto in due atti su soggetto di Théophile Gautier e Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges
Musica: Adolphe-Charles Adam
Direttore: Kevin Rhodes
Coreografia: Carla Fracci (2004)
Da Jean Coralli, Jules Perrot, Marius Petipa, Anton Dolin
Ripresa da Julio Bocca e Gillian Whittingham
Scene e Costumi: Anna Anni
Luci; Jean-Michel Désiré
Principali interpreti: Giselle/Susanna Salvi, Albrecht/Michele Satriano
Orchestra, étoiles, primi ballerini, solisti e corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma
Allestimento Teatro dell’Opera di Roma
Prima: Teatro dell’Opera di Roma, Teatro Costanzi, 21 ottobre 2022
Trasmesso su Rai5 (e visibile su Rai Play) giovedì 8 dicembre 2022

www.Sipario.it, 21 dicembre 2022

Titolo immortale nella storia del balletto, Giselle è tornato all’Opera di Roma nella versione coreografica dell’indimenticata Carla Fracci, talmente celebre nel ruolo della protagonista, all’epoca dei suoi trionfi nel mondo, da diventarne insuperabile icona.
L’apertura del primo atto mostra un corteo in partenza da un sontuoso palazzo che dall’alto scruta il paese in vendemmia: nel gruppo c’è Albrecht, giovane di alto rango, già promesso alla nobile Bathilde. La vicenda infelice che travolge la protagonista del titolo è nota agli appassionati di balletto: Albrecht, fingendosi contadino, condurrà all’innamoramento e poi alla “pazzia” la fragile Giselle, che morirà ingannata mutandosi in spirito vendicatrice nei notturni boschi. Una storia dall’inatteso epilogo, in un intreccio di vita e di morte, vendetta e perdono, talmente perfetto nelle sue ombrosità romantiche da regalare al pubblico uno dei finali più struggenti della storia della danza.
La firma di Carla Fracci, nel primo atto, si coglie nella più articolata narrazione della storia d’amore tra Albrecht e Giselle, con il recupero di alcuni brani musicali (sempre di Adam) e coreografici, oltre che con una più costante partecipazione del corpo di ballo, le cui danze vivaci si alternano con equilibrio alle scene di pantomima. Segue, in chiusura dell’atto, una più lunga scena della “pazzia”, che lascia ampio spazio alla prima ballerina per esprimere le diverse sfumature del dramma. Il secondo atto è dominato dalle Villi, giovani spose strappate alla vita che nelle notti di luna si levano per tormentare gli incauti traditori: la versione Fracci non rinuncia a reinserimenti musicali con piccole composizioni in ensemble dai toni più brillanti rispetto alle dominanti malinconiche note (riferimento all’implacato amore, delle ormai spettrali fanciulle, per la danza).

La Prima all’Opera di Roma (ripresa dalle telecamere della Rai) ha visto in scena nel ruolo della protagonista l’étoile Susanna Salvi accanto al primo ballerino Michele Satriano. Già apprezzata nei panni dell’eroina di Gautier, Salvi affronta con disinvoltura le sfide stilistiche del primo atto contando su una tecnica d’elegante misura (con puntuali giri, saltelli sulle punte ed equilibri). Tratteggiando con delicatezza il personaggio, sembra liberarlo di vezzi d’ingenuità, riempiendolo piuttosto di una segreta saggezza. Votata irresistibilmente al ballo, vediamo la sua Giselle abbandonare lentamente ogni difesa al cospetto dell’amato Albrecht, cosciente forse per un attimo dell’inganno ma infine irrimediabilmente rapita. Funziona, in scena, il poetico trasporto con Michele Satriano, per una sinergia di coppia ormai consolidata che permette a lei di affidarsi al suo abbraccio e a lui di accoglierne con cura gli slanci, in un crescendo emotivo che ben rende, in modo quasi “realistico”, le fasi dell’innamoramento.
Entrambi i ballerini sfoderano abilità attoriali: volto d’amante sincero, Satriano suggerisce un Albrecht totalmente catturato dalla dolce contadina, colpito a fine atto da un turbamento tremante e veemente nei confronti del rivale Hilarion, colpevole ai suoi occhi della prematura morte di Giselle. Susanna Salvi rivela la sua bravura recitativa nella celebre “scena della pazzia”, donando alla protagonista un’inedita “modernità”, come preda di un buio improvviso e silenzioso, così vicino alle inquietudini del nostro tempo. Torna poi a vibrare nel lunare atto delle Villi: qui Salvi dona al pubblico un’interpretazione pressoché perfetta del vorticoso risveglio nel bosco, tra ampi e lirici port de bras, salti e aplomb. L’aiuta nel pas de deux il partner Satriano, generoso porteur, con cui dipinge magistralmente il tragico contrasto d’amore e morte; qualche disequilibrio nella variazione del secondo atto non pregiudica l’esibizione del primo ballerino che ben si attesta nei più celebri e complessi passaggi, come la lunga sequenza di entrechat six e i grandi salti tra le Villi. Sul suo contrito sguardo, per sempre separato da Giselle, si chiuderà infine il sipario, già travolto dagli applausi della platea di Roma.
Contribuiscono al felice esito delle recite di Giselle all’Opera di Roma gli altri interpreti della compagnia, a partire dal primo ballerino Claudio Cocino, Hilarion dalla tecnica precisa e d’autorevole presenza, e l’étoile Alessandra Amato, regina delle Villi altera e glaciale, irremovibile di fronte agli appelli dei malcapitati nel bosco. Villi soliste, Giorgia Calenda e Federica Maine sono abili e severe, implacabili spiriti eternamente danzanti. Bravi, nel passo a due dei contadini, i solisti Flavia Stocchi e Simone Agrò. Molto buona, infine, la prova del corpo di ballo, in particolare nelle danze di gruppo del primo atto e nei celebri passaggi delle Villi, potenti al punto da strappare, a scena aperta, l’applauso dell’ampio pubblico del Costanzi.

Lula Abicca

Ultima modifica il Venerdì, 23 Dicembre 2022 12:50

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