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DON CHISCIOTTE - coreografia Rudolf Nureyev

Claudio Coviello in "Don Chisciotte". Foto Brescia e Amisano Teatro alla Scala Claudio Coviello in "Don Chisciotte". Foto Brescia e Amisano Teatro alla Scala

Balletto in un prologo e tre atti
Coreografia di Rudolf Nureyev. Supervisione coreografica di Maina Gielgud.
Musica di Ludwig Minkus. Scene di Raffaele Del Savio. Costumi di Anna Anni, supervisione ai
costumi di Irene Monti. Luci di Marco Filibeck.
Con: Tamara Rojo, Natalia Osipova, Leonid Sarafanov, Nicoletta Manni, Claudio Coviello, Virna
Toppi, Antonino Sutera, Lusymay Di Stefano, Angelo Greco, il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala
diretto da Makhar Vaziev e con la partecipazione degli Allievi della Scuola di Ballo del Teatro alla
Scala diretta da Frédéric Olivieri.
Produzione Teatro alla Scala. Orchestra del Teatro alla Scala. D ! irettore: Alexander Titov.
MILANO, Teatro alla Scala, dal 17 al 27 settembre 2014

www.Sipario.it, 2 ottobre 2014

Le vivaci sfumature del Don Chisciotte scaligero

L'assiduo frequentatore degli avvincenti sentieri dell'immaginazione e della fantasia e il suo fedele scudiero Sancho Panza costituiscono, com'è noto, un fugace pretesto funzionale ad incorniciare la struttura cardinale del balletto creato al Teatro Bolshoi di Mosca nel 1869 con libretto e coreografia di Marius Petipa.
Sulla musica di Ludwig Minkus nel Don Chisciotte si dipana, infatti, una storia d'amore tratteggiata da gioioso divertimento, appassionato coinvolgimento e travolgente ardore. Soggetto, questo, mutato frequentemente nel corso storico e riproposto nella vigorosa, originale e stimolante elaborazione di Rudolf Nureyev presentata per la prima volta nel 1966 all'Opera di Vienna e approdata al Teatro alla Scala nel 1980.
Trentaquattro anni fa sul palco del Piermarini l'amore di Kitri e Basilio riviveva nell'incisività di Rudolf Nureyev e Carla Fracci, oggi una pregevole alternanza di acclamate étoile internazionali e nuovi talenti scaligeri danno vita alla pulsante ossatura di questo balletto d'azione rendendo difficile resistere alla tentazione di tornare più volte in teatro per seguire vari interpreti e differenti modulazioni.

La prima Kitri di questa ripresa scaligera è colei che per dodici anni fu Principal Dancer del Royal Ballet e attualmente Direttrice artistica e Lead Principal Dancer dell'English National Ballet: Tamara Rojo.
La figlia dell'oste Lorenzo con lei vive nei birichini tratti del ruolo combinati con quella padronanza che è il portato di un territorio interpretativo consapevolmente frequentato. Con la bilanciata estrinsecazione di tali sviluppi rivela destrezza e precisione tecnica nelle trascinanti e vivacissime danze del primo atto come pure nei sognati e soavi lineamenti di Dulcinea, l'immaginaria visione femminile di Don Chisciotte ravvisata nella giovane Kitri. L'apicale sfolgorio è tuttavia destinato a trovare spazio nella virtuosistica struttura coreografica del terzo atto: gli equilibri d'eccezione che dispensa nel grand pas de deux, interrotti unicamente dall'imprescindibile incedere della musica, delineano l'amabile regalo che l'artista ospite porge ai ballettomani scaligeri.
Al suo fianco il giovanissimo primo ballerino Claudio Coviello — in sostituzione dell'annunciato Ivan Vasiliev — ricopre con assoluto smalto il ruolo del vigoroso barbiere Basilio. Artista considerevolmente maturato in poco tempo, egli palesa spontaneità e gaiezza a iosa impossessandosi di un incedere tecnico che tenta di limitare le imprecisioni. Da manuale d'estetica nureyeviana i suoi renversés nel brevissimo e scintillante pas de trois del primo atto condiviso con le due amiche di Kitri.
In questo cast stupisce il ruolo del ricco Gamache che ci consegna Riccardo Massimi: il ballerino solista del Teatro alla Scala si avvale della pluriennale conoscenza della parte per restituire con equilibrata nitidezza gli sciocchi tratti di questo personaggio fatto oggetto di riso collettivo. Pari risolutezza esecutiva l'abbiamo ravvisata nel vitale Antonino Sutera, qui impegnato nel ruolo dello zingaro, e nella armoniosa Nicoletta Manni, accurata regina delle Driadi.

È proprio la giovane prima ballerina scaligera a cimentarsi, nelle recite successive, con la pimpante Kitri. Nella luminosa piazza di Barcellona Nicoletta Manni regala al personaggio solarità e prontezza guadagnando abilità tecnica in particolare nella coda del grand pas de deux: qui orna i fouettés con l'inaspettato inserimento di quel ventaglio che dona freschezza e vivacità al virtuosismo.
Leonid Sarafanov è il suo aitante Basilio. A dieci anni dal debutto al Teatro alla Scala e giunto al suo quinto Don Chisciotte scaligero, il ballerino ucraino colleziona salti poderosi, tours en l'air definiti, manèges strepitosi in un ruolo affrontato con piglio deciso e vigorosa prestanza.
Accanto a questi interpreti l'Espada di Mick Zeni, in coppia con Alessandra Vassallo, si è manifestato nella sua proverbiale vivacità come pure la ballerina di strada che, in altre recite, ci ha regalato Vittoria Valerio — solista scaligera che abbiamo visto anche nei panni di una delle due amiche di Kitri — affiancata da Marco Agostino e Christian Fagetti.
Avvalorata, anche in questo titolo, la virile validità tecnica di Federico Fresi nel deciso ruolo dello zingaro.

A partire dalla settima replica l'energico Basilio di Sarafanov lo abbiamo ritrovato — per l'esultanza dei più grandi ballettomani — con un'altra Kitri di assoluto rilievo e alla sua seconda interpretazione del ruolo alla Scala. La squisita Natalia Osipova in nessun momento arresta l'élan emotivo colmo di apprezzabile schiettezza e intervallato da amabile tenerezza. La sua tecnica importante sfavilla in quella seconda variazione del primo atto suggellata da una pennellata di assoluta maestria come pure nell'ariosa variazione incastonata nel Regno delle Driadi.
Di qualità la sgargiante armonia che entrambi gli ospiti rendono nei panni della briosa coppia immortalata dalle riprese della Rai trasmesse in diretta cinematografica e in differita su Rai5.

Una menzione di riguardo è da riservare, infine, ad Angelo Greco: giovanissimo neodiplomato della Scuola di Ballo dell'Accademia Teatro alla Scala che avevamo già apprezzato in occasione del Gala per il bicentenario della scuola e che adesso ritroviamo in debutto nel ruolo di Basilio. In una recita pomeridiana riservata "Invito alla Scala per giovani e anziani" abbiamo scorto, in coppia con Lusymay Di Stefano, un vivace talento che non perderemo d'occhio!

Fulgida la presentazione delle danze destinate al corpo di ballo e in particolare quella Seguidilla del primo atto riproposta con impetuosa e appassionata carica e supportata da una fervida e tonante esecuzione musicale.
Le scene di Raffaele Del Savio e i costumi di Anna Anni — che dal 1987 incorniciano la versione scaligera del balletto firmato da Nureyev — scongiurano il rischio di lambire il pericoloso confine del kitsch.

Si presenta in questo modo, dunque, il quinto titolo della stagione di balletto del teatro milanese che anche in questo caso ricorre alle scintillanti rielaborazioni coreografiche dell'indimenticato ballerino russo; nel generale invigorimento operato da Nureyev, Don Chisciotte continua fortunatamente a palesare l'esuberante incisività di una danza che ripudia l'affrancamento dall'orditura del soggetto.
Se è condivisibile l'idea che "questo Don Chisciotte senza età e senza tempo aiuta a essere felici — come scrisse Domenico Rigotti —, a farci uscire da teatro una volta tanto con il sorriso sulle labbra", è altresì vero che proprio questo grande titolo del repertorio corrobora i plurimi ed estesi scenari che il balletto ottocentesco preserva e continua a squadernare.

Vito Lentini

Ultima modifica il Giovedì, 02 Ottobre 2014 00:51

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